Politica
Vi spiego perché io, deputato Pd, sono andato ad Atreju
Ho letto l’articolo di Pietro Spataro su Strisciarossa (Caro Pd, perché andare ad Atreju dopo gli insulti meloniani alla Schlein) e vorrei spiegare per quali motivi ho accettato di partecipare ad un dibattito, che si è svolto circa dieci giorni fa alla kermesse di Castel Sant’Angelo. Ho accettato in primo luogo perché il tema che era in discussione riguardava la riforma dell’ordinamento di Roma Capitale, tema sul quale sono direttamente impegnato, avendo sottoscritto una delle proposte di legge e sul quale è aperto un confronto tra maggioranza ed opposizione e tra palazzo Chigi e Campidoglio e che si spera possa giungere ad un risultato dopo tanti anni di fumosi tentativi.
La mia assenza sarebbe stata un immotivato e subalterno comportamento di rifiuto di un dialogo che è in corso in Parlamento pur con gli inevitabili elementi di divergenza. Non so se avrei accettato un invito diverso, visto quanto era accaduto pochi giorni prima riguardo alla “trappola” tesa alla nostra Segretaria Elly Schlein su quello che avrebbe dovuto essere un confronto diretto tra lei e Meloni e che all’ultimo era stato trasformato in un confronto con altri leader del campo largo.
Questa furbizia ha svelato una proposta insincera e tatticamente perfida che andava giustamente rifiutata. Ma Elly, inizialmente, aveva accettato e secondo me, in un quadro di correttezza, aveva fatto bene a farlo.
Perché? Perché Fratelli d’Italia rappresenta il 28% circa degli elettori che vanno a votare e quindi è un partito con caratteristiche di massa che governa l’Italia ed esprime la Presidente del Consiglio.
Non abbiamo davanti il MSI del 1974, una minoranza rannicchiata, fascista e incarognita nel passato. Abbiamo davanti una forza politica con molte contraddizioni interne, con gruppi dirigenti che a volte non vengono dal MSI e con un elettorato ampio che è un campo da non regalare per sempre alla destra, perché fatto di persone comuni che possono cambiare orientamento.
Questo non toglie nulla alla critica e dura contestazione al ritardo con cui FdI si allontana dalla tradizione fascista, tema che avrebbe magari potuto essere ribadito nel confronto. Rome – Giorgia Meloni Presidente del Consiglio dei Ministri participates in the Atreju event, the Brothers of Italy party at the Circus Maximus, on December 15, 2024 in Rome, Italy. 25th edition of Atreju, the Fratelli d’Italia party is held at the Circus Maximus, in Rome.
Aggiungo alcuni ricordi. Nel lontano 1998 invitai, nella sorpresa generale, Francesco Storace – che era Commissario di Alleanza nazionale – a partecipare ad una Conferenza programmatica dei DS di Roma di cui ero segretario, per portare il punto di vista dell’opposizione in Campidoglio dove, peraltro, sedevano sia Gianfranco Fini che Massimo d’Alema.
Storace accettò inizialmente ma si sottrasse all’ultimo per timore di subire delle contestazioni. Successivamente egli mi invitò al Congresso romano di Alleanza Nazionale di Roma ed andai per fare un discorso da segretario del partito di maggioranza relativa al governo della città.
Ci furono altre occasioni. Nel 2002 partecipai alla festa del “Secolo” in Piazza Santa Maria in Trastevere, presenti Alemanno e Rampelli per un confronto sul tema di El Alamein come patrimonio o meno della storia nazionale.
Nel 2012 alla Festa cittadina dell’Unità di Caracalla tenni un dibattito con Italo Bocchino sulla politica nazionale. Tutti questi appuntamenti si svolsero in un clima tranquillo, senza contestazioni.
Tutto questo per me non ha mai significato il superamento della pregiudiziale antifascista e la mia attività politica, culturale e parlamentare sta lì a testimoniarlo non fosse altro per l’impegno che dedico con cuore alle attività della Fondazione intitolata a Giacomo Matteotti e per le battaglie elettorali in cui spesso ho battuto la destra sul campo, in strada. La trappola tesa a Schlein è stato un grave errore di Meloni Credo che però l’evoluzione della destra italiana verso un pieno approdo ai principi scritti e sanciti nella Costituzione dipenda anche da un’accorta capacità di condurre (o ricondurre in alcuni casi) quelle forze e quegli elettori su un terreno che sradichi le antiche tentazioni e gli echi di una non-cultura politica che è quella del fascismo e della nostalgia.
E una parte di questa strategia è la lotta contro le riforme costituzionali che il governo vorrebbe imporre al Paese. Mi si risponde:
Meloni ha insultato Schlein. Ha commesso un grave errore, gli è partito il braccio come al dottor Stranamore.
Ha commesso un errore che è in primo luogo un danno alla sua parte politica. Su questo tipo di comportamenti non vi può essere dialogo ma tutti gli esponenti del Pd che hanno partecipato ad Atreju ci sono andati prima di questo sconsiderato scivolone.
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