Storia
La Compagnia delle Indie Orientali: l'azienda più potente del mondo
La storia della Compagnia Britannica delle Indie Orientali (East India Company) segna l'inizio dell'era della dominazione coloniale moderna. Fondata nel 1600 sotto il regno di Elisabetta I d'Inghilterra, questa società privata si è evoluta da semplice associazione di commercianti alla ricerca di spezie fino a diventare una potenza geopolitica con un proprio esercito, un sistema fiscale e il controllo territoriale su gran parte del subcontinente indiano.
Si è trasformata in una forza imponente in India, eclissando persino potenze statali come la Francia. Le origini L'obiettivo iniziale della Compagnia delle Indie Orientali era quello di accedere ai lucrosi mercati del Sud-Est asiatico, che all'epoca erano dominati dai portoghesi e dagli olandesi.
Il fallimento nelle Isole delle Spezie, ovvero il massacro di Amboyna nel 1623, in cui 21 uomini furono torturati e giustiziati, rese chiaro che competere in quella zona era impraticabile. Così l'attenzione si spostò sul ricco territorio indiano.
La cedola concessa dalla Corona portò alla creazione, a partire dal 1913, della prima fabbrica (intesa come posto commerciale fortificato) sulle coste dell'India, precisamente a Surat, dopo un trattato con l'imperatore moghul Nuriddin Salim Jahangir. Grazie a questo trattato, la Compagnia ottenne il permesso di commerciare tessuti, seta, salnitro e spezie e, sebbene fosse così, non tardò a trasformare la sua missione commerciale in un'impresa militare e politica.
Il colpo di Clive e la nascita dell'impero La svolta arrivò nel 1757 con la battaglia di Plassey. Robert Clive (noto anche come Clive dell'India), un modesto impiegato diventato comandante militare, sconfisse il Nawab del Bengala, Siraj-ud-Daulah, grazie a un tradimento interno orchestrato con il comandante Mir Jafar.
Come ricompensa, Clive mise Jafar come governante fantoccio e la Compagnia ottenne il controllo de facto della regione più ricca dell'India. Con il passare del secolo furono create altre fabbriche come quelle di Masulipatam, Madras, Calcutta e Bombay.
Nel 1765, con il Trattato di Allahabad, la Compagnia delle Indie Orientali ottenne dall'imperatore moghul il diritto di riscuotere le tasse in Bengala, Bihar e Orissa. Con ciò, smise di essere solo un agente commerciale e iniziò a svolgere funzioni di stato.
Un potere corporativo senza precedenti, la Google del XVIII secolo La quantità di ricchezze accumulate dalla Compagnia fu spettacolare, di dimensioni titaniche. Durante il suo apice controllava quasi la metà del commercio mondiale, importando tè, seta, cotone e oppio ed esportando prodotti britannici nelle sue colonie.
Era strutturata come una società per azioni, il che le consentiva di condividere i rischi tra gli investitori, cosa che attirava decisamente l'élite finanziaria di Londra. Tant'è che la sua quotazione era considerata un barometro dell'economia britannica.
Molti storici la definiscono la prima società veramente transnazionale al mondo che, inoltre, agiva senza alcun tipo di regolamentazione. L'aspetto più sorprendente della Compagnia delle Indie Orientali era la sua capacità di esercitare il potere sovrano pur essendo un'entità privata.
Aveva un esercito professionale (composto principalmente da soldati indiani chiamati cipay), controllava i porti, negoziava trattati, riscuoteva le tasse e amministrava la giustizia. Questa società aveva un potere tale da essere in grado di rovesciare regni, dettare politiche e plasmare intere società in base ai propri interessi commerciali.
Le conseguenze umane di questo modo di agire costarono molte vite. L'esempio più eclatante della storia fu quando in Bengala, tra il 1770 e il 1773, una carestia esacerbata dall'avidità fiscale della Compagnia uccise circa 10 milioni di persone.
Le morti per fame si verificavano ovunque nella pianura inferiore del Gange. Non esisteva alcun meccanismo per proteggere gli interessi pubblici dal potere privato e la popolazione locale pagò con la vita questa ambizione.
Fase di declino Man mano che le notizie degli abusi e della corruzione della Compagnia giungevano a Londra, essa cominciò a perdere legittimità. Nel 1772 Clive fu chiamato a testimoniare davanti al Parlamento britannico per arricchimento illecito e, sebbene fosse stato assolto, la sua immagine ne uscì macchiata.
Le successive riforme della fine del XVIII secolo cercarono di professionalizzare l'amministrazione e ridurre la corruzione, ma il danno era ormai fatto. Infine, nel 1874, dopo la sanguinosa rivolta conosciuta in India come la Prima guerra d'indipendenza (o rivolta dei Sepoy), il governo britannico decise di sciogliere la più grande e di successo impresa privata mai creata.
La Compagnia Britannica delle Indie Orientali giunse al termine e fu la Corona britannica a prendere possesso dei territori della Compagnia (che fu assorbita dallo Stato o, meglio, nazionalizzata), dando così inizio al Raj britannico in India.