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Pasquale Rotondi, l’eroe che salvò la Bellezza italiana dalla razzia nazista

Martedì 6 gennaio 2026 ore 14:48 Fonte: Strisciarossa
Pasquale Rotondi, l’eroe che salvò la Bellezza italiana dalla razzia nazista
Strisciarossa

La guerra è un fenomeno estremo e come tale riesce a tirare fuori gli aspetti più profondi e sinceri del carattere di chi ha la sfortuna di viverla. Sono decine gli esempi di chi, durante le fasi più concitate di un conflitto, si è macchiato di ogni genere di nefandezza nei confronti dei propri simili, ma altrettanti sono quelli di coloro che, in circostanze avverse, hanno compiuto gesta eroiche per aiutare, o difendere, persone in difficoltà. 35 anni fa la morte del funzionario che mise al sicuro il patrimonio artistico italiano Sassocorvaro – Foto di paolo polidori – https://www.flickr.com/photos/polipao/16978854401/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=89028790 Pasquale Rotondi appartiene a questa seconda categoria ed è entrato nella storia per aver salvato l’anima non solo del nostro Paese, ma dell’intera umanità.

Nato ad Arpino, in provincia di Frosinone, nel 1909, si laureò in lettere a Roma e divenne Ispettore alla Soprintendenza all’Arte Medievale e Moderna di Ancona dal 1933 al 1938. Sempre nel ’38 gli venne poi affidato il compito di dirigere la Galleria di Arte Antica di Roma.

Il 1° settembre 1939 la Germania nazista invase la Polonia, questo intervento militare segnò l’inizio della Seconda guerra mondiale. In quel momento l’Italia non partecipa ancora alle ostilità, ma era chiaro che presto sarebbe precipitata nel conflitto.

Così, proprio nel 1939, l’allora Ministro dell’educazione del governo fascista, Giuseppe Bottai, che tra le sue competenze aveva anche la cura del patrimonio artistico nazionale, inviò Alberto Nicoletti, funzionario del Ministero dell’Educazione Nazionale, a verificare le misure di protezione delle opere d’arte italiane. È cosa nota che in Italia sia conservato il più grande patrimonio artico del mondo e se per i palazzi, le chiese, i monumenti, e gli altri beni immobili si provò a isolarli circondandoli con sacchi di sabbia o, quando possibile, inglobandoli in strutture di mattoni e cemento, per preservare i beni mobili si dovettero cercare altre soluzioni.

Pasquale Rotondi – Foto di Leonardo Ercolani – Emanuele Fabbri – Silvano Tiberi – Archivio Premio Rotondi, FAL, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=76499813 Dopo aver visitato le maggiori città italiane Nicoletti stilò una relazione che conteneva un resoconto drammatico: “Se malauguratamente dovesse scoppiare d’improvviso una nuova guerra, neppure uno solo dei luoghi visitati sarebbe in grado di mettere in pochi giorni al sicuro il materiale artistico” (Mixer Storia – La storia siamo noi – 16/12/2024).

Migliaia di opere vennero trasferite nel Montefeltro, tra Sassocorvaro e Carpegna Giulio Carlo Argan, giovane ispettore del ministero, ebbe un’idea: concentrare tutte le opere in un unico luogo ritenuto sicuro. La sede prescelta fu Urbino, che però non poteva essere dichiarata città aperta a causa di un dettaglio che nessuno aveva preso in considerazione: la presenza di un deposito dell’aeronautica contenente materiale bellico.

Il compito di trovare un posto sicuro dove nascondere i maggiori capolavori dell’arte italiana fu affidato allora, direttamente da Roma, a Pasquale Rotondi, da poco nominato soprintendente delle opere d’arte delle Marche. La responsabilità era grandissima, bisognava trovare un luogo asciutto, ma allo stesso tempo non lontano da fonti d’acqua per poter spegnere eventuali incendi, solido, ma distante da strutture strategiche tipo ponti, ferrovie, o aeroporti, per risultare al di fuori dai possibili bombardamenti mirati a danneggiare le reti di comunicazioni locali.

Dopo giorni di sopralluoghi, aiutato solo dal suo fidato autista, Augusto Pretelli, Rotondi scelte la Rocca di Sassocorvaro, reputata da lui il posto che rispecchiava alla perfezione le caratteristiche che cercava. Nel frattempo, il 10 giugno del 1940, Mussolini, col famoso discorso sulle “decisioni irrevocabili”, comunicò al popolo italiano che il Paese era ufficialmente entrato in guerra al fianco della Germania nazista contro le «democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente».

Non c’era più tempo da perdere, adesso i tesori italiani erano davvero in pericolo. I primi oggetti a trovare rifugio nel ricovero della Rocca giunsero proprio dalle Marche.

Successivamente, il 16 ottobre 1940, d’intesa con Rodolfo Pallucchini, che era stato prima Soprintendente per i musei veneziani e poi direttore delle Belle Arti del Comune di Venezia, Rotondi fece arrivare dalla Ca’ d’Oro, dalle Regie Gallerie dell’Accademia e dal museo orientale di Venezia, oltre cento capolavori stipati in 54 casse di legno e 16 rulli. Tra le opere più iconiche “La tempesta” del Giorgione.

Quando dal fronte russo iniziarono ad arrivare notizie negative, la preoccupazione per i tesori d’arte italiani crebbe ulteriormente. Dopo un rapido passaparola, i direttori dei più importanti musei e gallerie italiane decisero di contattare Rotondi per fargli pervenire le loro opere.

In breve tempo lo spazio nella Rocca di Sassocorvaro si esaurì e Rotondi dovette cercare un altro ricovero. La trovò del Palazzo dei principi di Carpegna, a pochi chilometri da Sassocorvaro.

Fu così che anche a Carpegna affluirono capolavori provenienti dal Castello Sforzesco di Milano, altre settanta casse da Venezia, il tesoro di san Marco, comprensivo della celebre pala d’oro, ulteriori opere dalla Galleria Borghese, dalla Galleria Corsini, i Caravaggio custoditi nella chiesa di San Luigi dei Francesi, e migliaia di altre opere dei maggiori artisti italiani, tra cui Mantegna, Masaccio, Piero della Francesca e Raffaello. Dal Conservatorio di musica di Pesaro giunsero casse contenenti manoscritti e cimeli di Gioachino Rossini.

Dopo il 25 luglio del 1943, giorno della caduta di Mussolini, divisioni tedesche iniziano ad affluire in Italia. I momenti più tragici furono l’8 settembre quando, con un proclama alla radio, Badoglio rese noto a tutti la firma dell’Armistizio (avvenuta pochi giorni prima a Cassibile) e il 13 ottobre, quando, sempre Badoglio, dichiarò formalmente guerra alla Germania.

I tedeschi, a quel punto, da alleati divennero nemici e occuparono gran parte dell’Italia centro-settentrionale. Ora il pericolo non erano soltanto i bombardamenti anglo-americani, ma anche i saccheggi e le rappresaglie della Wehrmacht.

Non mancarono infatti momenti di difficoltà, come quando una guarnigione tedesca si stabilì a Carpegna e alcuni soldati si asserragliarono nel palazzo dei principi dove erano nascosti i tesori d’arte italiani. In quel momento arrivò a Rotondi un aiuto insperato, una lettera inviatagli dal Patriarca di Venezia che lo invitava a consegnare tutte le opere d’arte delle chiese di Venezia alla cattedrale di Urbino in persona del suo Arcivescovo.

Rotondi, che precedentemente aveva fatto togliere tutte le didascalie dalle casse in modo da non svelarne il contenuto, poté trasferirvi non solo le opere d’arte del Vaticano ma anche quelle dello Stato italiano. Il prezioso sodalizio con Giulio Carlo Argan Un altro colpo di scena arrivò nell’autunno del 1943 quando un gruppo di funzionari del Ministero dell’Educazione non volendo aderire alla Repubblica di Salò di adoperò per aiutare Rotondi nella sua disperata azione di salvataggio della Bellezza italiana.

Tra questi Giulio Carlo Argan che, dopo un colloquio con Monsignor Montini, il futuro Papa Paolo VI, verificò la disponibilità di Pio XII di accogliere in Vaticano le opere d’arte custodite fino ad allora da Rotondi. Lo storico dell’arte, Emilio Lavagnino, fu allora incaricato di trasportare le opere da Urbino a Roma.

Finalmente, a gennaio del 1944, tutte le opere furono messe in salvo in Vaticano. In questa storia anche la fortuna ebbe la sua parte, alla fine del conflitto nessuna delle migliaia di opere d’arte risultò danneggiata e tutte tornarono al loro posto.

La figura di Pasquale Rotondi venne però presto dimenticata. Solo nel 1984, oltre quarant’anni dopo, il sindaco di Sassocorvaro, Oriano Giacomi, riscoprì la sua incredibile vicenda, Rotondi per un breve periodo godette della giusta notorietà e la sua missione, che ha davvero dell’incredibile, venne riconosciuta.

Siamo qui oggi, a trentacinque anni dalla scomparsa, per ricordare nuovamente Pasquale Rotondi come l’eroe che salvò la Bellezza italiana. L'articolo Pasquale Rotondi, l’eroe che salvò la Bellezza italiana dalla razzia nazista proviene da Strisciarossa.

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