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Il mito della “Siege Culture” e il culto dei “santi” terroristi: cosa c’è dietro l’arresto del 17enne che minacciava una strage in una scuola di Pescara

Lunedì 6 aprile 2026 ore 07:41 Fonte: Valigia Blu
Il mito della “Siege Culture” e il culto dei “santi” terroristi: cosa c’è dietro l’arresto del 17enne che minacciava una strage in una scuola di Pescara
Valigia Blu

Eric Harris e Dylan Klebold, Anders Behring Breivik e Brenton Tarrant, Filippo Turetta. Stragisti scolastici di massa, terroristi di estrema destra e femminicidi.

Questi sono alcuni dei nomi che compaiono nel materiale sequestrato al 17enne arrestato lo scorso 30 marzo in provincia di Perugia con accuse piuttosto gravi: detenzione di materiale con finalità di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Insieme a lui sono finiti sotto indagine altri sette minorenni tra Abruzzo, Emilia-Romagna, Umbria e Toscana.

La notizia ha destato parecchia inquietudine nell’opinione pubblica – sia per la giovane età delle persone coinvolte, che soprattutto per la concomitanza con il tentato omicidio della docente Chiara Mocchi compiuto da un 13enne a Trescore Balneario, che tuttavia rientra più nel modello del nichilismo estremista. Il caso del tredicenne che ha accoltellato l’insegnante e la crisi profonda del nostro sistema scolastico Secondo il pm David Mancini, che ha formulato la richiesta di custodia cautelare, “la pericolosità sociale del ragazzo si basa su elementi concreti e sulla manifestata progettualità di compiere atti violenti”.

Il 17enne sembrava infatti intenzionato a commettere una strage in un istituto scolastico di Pescara, la sua città d’origine, indossando una maglietta con la scritta Natural Selection – la stessa frase utilizzata da Eric Harris durante la strage di Columbine del 1999. Il modello statunitense era apertamente citato dall’indagato.

“Io quando sarò in quinta replicherò la Columbine”, scriveva in chat. Non è una novità, purtroppo:

Columbine è ormai diventato un mito mortifero che arma le mani degli adolescenti in tutto il mondo. Per il giornalista Dave Cullen, la strage del 1999 è indubbiamente “uno dei più rivoltanti prodotti americani d’esportazione”.

Ma per l’appunto, Columbine non era l’unica ispirazione del 17enne. Secondo le carte si sarebbe autodefinito incel – a mio avviso con intenti per lo più performativi, e non per una convinta adesione alla “pillola nera” – esattamente come aveva fatto qualche anno fa un 22enne arrestato con accuse simili.

Inoltre, a riprova delle sue tendenze misogine, aveva scaricato diversi meme sull’assassino di Giulia Cecchettin. Il minorenne frequentava – a suo dire quasi involontariamente – alcuni canali Telegram neonazisti che erano già finiti nel mirino degli inquirenti, in particolare quelli della cosiddetta Werwolf Division.

Nel dicembre del 2024 le forze dell’ordine avevano arrestato 12 persone con l’accusa di far parte di una “cellula strutturata verticisticamente” che era già “in una fase di organizzazione operativa avanzata e in grado di realizzare attentati”. Uno dei possibili bersagli era la presidente del consiglio Giorgia Meloni, descritta in varie chat intercettate dalle forze dell’ordine come “una concubina di Sion”, “una strega”, “una traditrice” e una “fascista che perseguita i fascisti”.

L’ideologia di questa cellula mescolava neonazismo (a partire dal nome, che si riferisce alle divisioni naziste incaricate di compiere atti di guerriglia al termine della Seconda guerra mondiale), neofascismo, negazionismo dell’Olocausto, suprematismo bianco e soprattutto accelerazionismo di estrema destra. Quest’ultimo termine si riferisce a “un insieme di tattiche e strategie” che – stando alla definizione dell’Accelerationism Research Consortium (ARC) – punta a “esacerbare conflitti sociali latenti, spesso attraverso la violenza, per accelerare il collasso sociale”.

Siege culture Anche l’accelerazionismo ha una matrice politica e culturale statunitense. Uno dei principali ideologici è il 74enne James Mason, uno dei più noti e influenti neonazisti americani.

La sua carriera politica inizia molto presto, quando ad appena quattordici anni entra a far parte del movimento giovanile dell’American Nazi Party (ANP). Dopo l’omicidio del leader George Lincoln Rockwell – ucciso nel 1967 da un ex membro dell’ANP – Mason si unisce al National Socialist Liberation Front (NSLF, “Fronte di liberazione nazionalsocialista”) di Joseph Tommasi, un attivista neonazista di Los Angeles che a sua volta verrà assassinato nel 1975 durante un litigio.

Tommasi si poneva in aperto contrasto strategico con il resto della scena statunitense: invece di sprecare energie nella competizione elettorale, bisognava dedicarsi alla lotta armata contro il Sistema – ossia il governo degli Stati Uniti che, secondo lui, era controllato da ebrei, comunisti e minoranze. Questo approccio influenza profondamente il pensiero di Mason, che prende forma sulla newsletter dell’NSLF intitolata Siege (“Assedio”).

Il neonazista la cura dal 1980 al 1986, mentre nel 1992 esce il libro omonimo che raccoglie i suoi editoriali e contiene anche scritti inediti. James Mason, al centro, con alcuni adepti.

La tesi principale di Mason è che l’abbattimento della democrazia liberale e la successiva instaurazione di un regime non si può più raggiungere con gli strumenti democratici, in primis le elezioni. L’unica soluzione è spingere la società al collasso mediante atti di terrorismo politico e di violenza indiscriminata, provocandone l’implosione definitiva.

Sulle macerie del mondo liberale sorgerà poi un mondo nuovo, finalmente ripulito da nemici e traditori e guidato dalla “razza bianca”. La destra estrema nell’era digitale:

Trump, accelerazionismo, Bitcoin e un futuro senza democrazia Mason sottolinea con forza che è compito del singolo attivarsi in prima persona; poco importa che lo faccia all’interno o all’esterno di un gruppo. L’invito è esteso anche al di là del circuito estremista: chiunque si senta escluso dal “Sistema” può unirsi alla rivoluzione.

In questo senso, come ha scritto il ricercatore Spencer Sunshine nel saggio Neo-Nazi Terrorism and Countercultural Fascism, gli scritti di Mason hanno una spiccata connotazione “controculturale”. Per il neonazista, inoltre, “tutto ciò che contribuisce al caos e all’anarchia può darci una mano” – che siano attentati commessi da piccole cellule, sparatorie casuali, crimini individuali più o meno gravi e persino omicidi seriali che, almeno a prima vista, non c’entrano nulla con la politica.

A quest’ultimo proposito Siege è pieno di elogi a Charles Manson, il famigerato assassino a capo della setta The Family, con il quale Mason arriva a intrattenere una fitta corrispondenza carceraria. Dopo un periodo di oblio, il testo torna a circolare nel 2015 grazie a una nuova formazione paramilitare: la Atomwaffen Division (AWD).

Per i militanti dell’AWD, Mason non è soltanto il precursore ideologico dell’accelerazionismo: è un messia militante che ha scoperto la verità prima di tutti. E Siege, naturalmente, è un testo sacro.

Al punto tale che intorno al libro si forma una vera e propria dottrina terroristica denominata Siege culture. Lo spontaneismo armato predicato da Mason e dai suoi seguaci si traduce in una sfilza di reati: dalla pianificazione di attentati contro le centrali elettriche fino all’omicidio.

L’FBI ne attribuisce al gruppo almeno cinque, tra cui quello di Blaze Bernstein – un ragazzo omosessuale ed ebreo di diciannove anni, ucciso a coltellate nel 2018 dal membro dell’AWD Samuel Woodward. Entrare nel pantheon La Atomwaffen Division non è l’unica formazione a diffondere le teorie di Mason o le idee accelerazioniste.

Una delle più note è The Base (“La Base”), fondata nell’estate del 2018 da Rinaldo Nazzaro, un ex analista del dipartimento per la sicurezza interna che dal 2017 vive in Russia ed è sospettato di essere una spia russa. Similmente alla AWD, anche The Base – il cui nome è un omaggio ad Al-Qaeda – è composta da piccole cellule e singoli individui che godono di un’ampia autonomia operativa, fanno proselitismo online e non rispondono a logiche gerarchiche.

L’FBI ha aperto diverse inchieste sul gruppo, arrestando alcuni militanti che erano pronti a commettere stragi negli Stati Uniti. The Base figura nella lista delle organizzazioni terroristiche in Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e nell’Unione Europea.

Secondo il giornalista Ben Makuch, nell’ultimo anno il gruppo starebbe cercando di riorganizzarsi sfruttando il disinteresse dell’amministrazione Trump nei confronti del terrorismo di estrema destra. Al di là dei gruppi più o meno organizzati, la costellazione accelerazionista è attiva soprattutto sul cosiddetto “Terrorgram” (una parola composta da “terrore” e “Telegram”).

Stando alla definizione dei ricercatori Matthew Kriner e Bjørn Ihler del centro di ricerca Global Network on Extremism and Technology (GNET), si tratta di una “rete informale di canali e account personali su Telegram che aderiscono all’accelerazionismo militante” e lo promuovono “tramite manuali su come commettere atti terroristici” (che aveva anche il 17enne italiano), libri, manifesti e un vasto apparato iconografico e audiovisivo. Uno degli aspetti più caratterizzanti – e al contempo più lugubri – della propaganda accelerazionista è la santificazione dei terroristi di estrema destra.

Nei canali del “Terrorgram” circola parecchio materiale a tema, tra cui il “calendario dei santi”, dove sono segnate le date degli attentati; documentari agiografici sulle “opere” (cioè le stragi) di ben centocinque “santi”; e illustrazioni elogiative di ogni tipo. Gli attentatori più riveriti sono Anders Behring Breivik e Brenton Tarrant.

In una specie di santino, il volto del terrorista norvegese è circondato da un’aureola; in un’altra immagine lo si vede bardato di una luccicante armatura da cavaliere, intento a crivellare gli “invasori” con un fucile mitragliatore. L’attentatore di Christchurch è spesso raffigurato come una sorta di Cristo neonazista con il suo manifesto al posto del Vangelo e il motto delle crociate Deus vult (“Dio lo vuole”).

Un “santo” più recente è lo slovacco Juraj Krajčík, autore della strage omofoba al locale Tepláreň di Bratislava avvenuta nel 2022. Come hanno dimostrato varie inchieste, Krajčík era stato addestrato e istigato da alcuni militanti accelerazionisti statunitensi, che avevano addirittura redatto materialmente il suo manifesto.

A ogni modo, il processo di canonizzazione digitale non si limita ad assolvere una funzione puramente estetica: va ben oltre. Il concetto di “martirio”, hanno spiegato i ricercatori Ari Ben Am e Gabriel Weimann nel paper Fabricated Martyrs:

The Warrior-Saint Icons of Far-Right Terrorism, fornisce “un incentivo ideologico, religioso e talvolta materiale a unirsi a una determinata organizzazione”. Essere pronti a morire per diffondere le proprie idee è un’azione “fondamentale per quei gruppi che spesso non hanno altri mezzi per spingere i propri membri ad agire pubblicamente”.

Il martire – sottolineano i ricercatori – è qualcuno che “viene disprezzato in vita ma poi è venerato” dopo la morte, perché ha indicato la retta via prima di chiunque altro. La beatificazione accelerazionista serve pure a innescare un meccanismo emulativo.

In una conversazione intercettata dalla polizia italiana, il membro di un’altra cellula accelerazionista chiamata l’Ordine di Hagal raccontava di voler “fare una strage come l’ha fatta quello in Nuova Zelanda [Tarrant]” così poi “mi facevano anche a me come Santo”. L’emulazione, del resto, è una delle caratteristiche fondamentali del terrorismo di estrema destra di ultima generazione.

Per quanto gli attentatori agiscono fisicamente da soli, si muovono comunque in una rete digitale e ideologica ben precisa, si radicalizzano sulle stesse teorie del complotto (su tutte la sostituzione etnica) e traggono ispirazione dalla propaganda e dai manifesti di altri attentatori. E lo fanno al di fuori di ogni struttura partitica o movimentista, anche di estrema destra.

Operano infatti in una dimensione puramente post-organizzativa e transnazionale, che ostacola non poco la prevenzione. Le inchieste condotte negli ultimi anni – di cui quella sul 17enne è soltanto l’ultima di una serie sempre più lunga – dimostrano inequivocabilmente che la minaccia riguarda anche l’Italia. *Articolo pubblicato anche sulla newsletter Complotti!, che si occupa dell'impatto delle teorie del complotto sulla politica, sulla società e sulla cultura.

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