Venerdì 9 gennaio 2026 ore 07:51

Cultura

Un inventario contro la scomparsa

Venerdì 2 gennaio 2026 ore 01:56 Fonte: ReWriters
Un inventario contro la scomparsa
ReWriters

C’è un modo discreto e potentissimo di raccontare il lutto, ed è quello che passa dagli oggetti. Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia sceglie questa strada con una lucidità rara: non racconta il dolore frontalmente, eppure lo fa esistere in ogni pagina, lo affida alle cose.

A ciò che resta quando tutto il resto è andato perduto, quando la vita ha già fatto il suo incendio e si è ritirata lasciando cenere, silenzio, e pochi frammenti intatti. In questo libro gli oggetti non sono semplici accessori narrativi, ma depositi di vita.

Ogni cosa trattiene una traccia, una pressione, un gesto. Un cucchiaio, una maglia, un mobile, una fotografia: non servono più solo a quello per cui sono stati creati, ma diventano custodi di un passaggio umano.

Il lutto, qui, non è un evento astratto o una ferita generica, è una stanza che non si riesce a svuotare, una tasca che conserva ancora qualcosa, un oggetto che resiste al tempo più di chi lo ha toccato. È la materia che continua a parlare quando le parole si sono esaurite.

Inventario. Viviamo in una società che non ha più cura degli oggetti Non li ripariamo, non li conserviamo, non li accumuliamo per affetto, ma per distrazione.

Li sostituiamo, li buttiamo. Abbiamo perso l’arte della riparazione e, con essa, una parte profonda del nostro rapporto con la memoria.

In questo senso il libro non è solo un racconto del dolore, ma anche una critica silenziosa al nostro tempo: un tempo che consuma tutto, anche il ricordo, e che fatica a fermarsi davanti a ciò che chiede lentezza e ascolto. Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia va nella direzione opposta: restituisce dignità alle cose, le ascolta, le interroga, le lascia parlare senza forzarle.

Ogni oggetto diventa una soglia, un punto di contatto tra ciò che non c’è più e ciò che insiste a restare. Il dolore non viene spiegato, viene abitato.

Da profondo animista, non posso che sentirmi a casa in questa narrazione. Credo che gli oggetti abbiano un’anima, o almeno una memoria sensibile, che dentro di loro resti qualcosa di chi li ha attraversati, toccati, usati, amati.

Questo libro rende visibile proprio questo: l’assenza che diventa presenza, non per magia, ma per accumulo silenzioso di segni. Il lutto non si supera, si attraversa.

E spesso lo si attraversa tenendo in mano una cosa che resta lì, immobile, a ricordarci che qualcuno è esistito davvero. The post Un inventario contro la scomparsa appeared first on ReWriters.

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