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Storia

Le parole di Marco Aurelio sulla realtà della vita

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 06:00 Fonte: Storica National Geographic
Le parole di Marco Aurelio sulla realtà della vita
Storica National Geographic

Marco Aurelio, imperatore romano e uno dei grandi rappresentanti dello stoicismo, vedeva la vita da una prospettiva piuttosto anticonvenzionale, anche se osservata con gli occhi di oggi. In un mondo che classifica tutto come positivo o negativo, le sue idee ci invitano alla riflessione interiore e alla responsabilità individuale.

Lo stoicismo, una corrente filosofica nata nella Grecia ellenistica e successivamente adottata dalla Roma imperiale, insegna che non sono le cose esterne a influenzarci, ma il giudizio che diamo su di esse. L'idea che «la vita non è né buona né cattiva, ma un luogo per il bene e il male», che Marco Aurelio ha sviluppato nella sua famosa e profonda opera Le Meditazioni, è magistralmente riassunta in questa frase.

Ma cosa significa realmente che la vita non è né buona né cattiva? Chi era Marco Aurelio?

Marco Aurelio fu un personaggio storico eccezionale, poiché è l'unico imperatore romano che fu anche filosofo. Governò l'Impero Romano in un'epoca di crisi e conflitti, segnata da guerre, pestilenze e tradimenti.

E nonostante ciò, o forse proprio per questo, trovò nella filosofia stoica una guida per vivere con serenità e giustizia. La sua opera Meditazioni, scritta originariamente come diario personale durante le sue campagne militari, è uno dei testi filosofici più letti e citati dell'antichità.

Si tratta di una raccolta di pensieri intimi, in cui l'imperatore riflette su come agire con virtù, su come affrontare il dolore e su come accettare la morte senza paura. Una vera e propria guida allo stoicismo applicato alla vita reale.

La vita come se fosse un palcoscenico Questa citazione (anche se ce ne sono molte altre interessanti) appare in diverse forme in quest'opera e il suo significato è chiaro nel contesto stoico: la vita, di per sé, è neutra. Non possiede un giudizio morale; non è una punizione né una ricompensa.

È semplicemente il luogo in cui agiamo. Ciò che rende un'azione buona o cattiva non è il contesto in cui avviene, ma l'intenzione, la virtù e la razionalità con cui viene eseguita.

Pertanto, subire una perdita, soffrire di una malattia o ottenere un grande successo può essere un'opportunità di crescita o di distruzione della nostra persona, a seconda di come affrontiamo questa nuova situazione. Curiosamente, l'idea che non esistano cose buone o cattive per natura appare anche nell'opera Amleto di William Shakespeare, il che ha portato molti ricercatori a chiedersi se Shakespeare si sia ispirato allo stoicismo per includere questa riflessione in cui Amleto sembra intrappolato nei suoi pensieri oscuri.

Tuttavia, Marco Aurelio ha un approccio più attivo e pratico: non si tratta di negare le emozioni o di fuggire dal mondo, ma di coltivare una mente chiara e virtuosa che ci permetta di agire con rettitudine indipendentemente dalle circostanze. Non si tratta di rassegnarsi e vivere passivamente la nostra vita, ma di vivere con intenzioni genuine, controllando le nostre azioni e le nostre decisioni.

Perché questo pensiero è ancora attuale? Viviamo in un'epoca di sovrainformazione, di profonde divisioni e di ansia.

Sembra che esprimere giudizi costanti su tutto sia un imperativo. In questo contesto, l'insegnamento di Marco Aurelio ci invita a rallentare e a guardare alla nostra realtà interiore.

È una visione che ci libera e ci responsabilizza allo stesso tempo. Sappiamo che non possiamo controllare il mondo, ma possiamo controllare come lo interpretiamo e cosa facciamo con queste informazioni.

Ad esempio, se ci troviamo di fronte a una critica severa, invece di reagire con rabbia o tristezza quando la sentiamo, possiamo vederla come un'opportunità di riflessione o di apprendimento. Lo stesso vale per una situazione in cui, per qualsiasi circostanza, perdiamo il lavoro; invece di etichettarla come “negativa” o come un “fallimento”, possiamo reinterpretarla come un'opportunità per un nuovo inizio.

E lo stesso vale anche per gli aspetti positivi: se riceviamo un complimento, non dobbiamo lasciarci trasportare dall'ego, ma valutare il nostro merito senza dipendere dalla convalida esterna.

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