Cultura
La maledizione del disamore e il suo rovescio sacro
Sorprende decisamente il nuovo romanzo di Roberta Calandra, che questa volta ambienta la sua storia La maledizione di Venezia (The Orphan) in una Venezia più esoterica e misteriosa che mai, a metà tra finzione spinta e accurata ricostruzione storica. Ha dell’Harmony per giovani gay upper class questo esperimento insolito, ma con una spruzzata di Codice Da Vinci, attraversando con mano sicura tanti perseguitati - spesso ingiustamente - dalla Storia: celebri alchimisti come il conte di Cagliostro, streghe più o meno verosimili, omosessuali al rogo, templari dai legami proibiti, cerimonie di ayahuasca, locali di scambisti...
Ci sono riferimenti contemporanei di grande attrattiva: dalle sette segrete alle Costellazioni Familiari, dai trafficanti di arte alla scienza dei tarocchi, da manager ambigui a cerimoniali iniziatici, dalle minacce del dark web alle relazioni poliamorose, in questo prodotto insolitamente dark - relativamente ai precedenti dell’autrice. La trama Tutto parte da una scommessa, piuttosto coraggiosa: come potrebbe un sentimento moderno aiutare a ribaltare l’antica maledizione che grava sul palazzo nobiliare di Ca’ Dario?
Un luogo che sembra aver portato sfortuna ai suoi proprietari, lo menziona anche Vittorio Sgarbi in un suo saggio in materia, che vide cadere personalità come Raoul Gardini e Luciano Pavarotti ma che, primariamente, vide uccidere una genia di nobili proprietari gay per mano dei giovani mercenari che ricevevano in quelle stanze. Allora forse, sembra suggerire l’autrice, un karma così pesante e buio può essere liberato solo dalla purezza di un amore giovane, tra due ragazzi speciali, che hanno però radici e attitudini altrettanto complicate:
Michel e Adam, nella fattispecie, il primo cantante rock, archeologo il secondo. In omaggio alla dimensione del gender fluid, oggi accessibile più che in passato tra i ventenni e dintorni, il romanzo disegna tra i due anche la figura di Anna: romantica, autodistruttiva, trasgressiva, dark, fragile e spietata insieme, che combatte per tenere a sé Michel, contro le mire di Adam, che non partono in effetti da intenzioni così limpide.
Una scommessa che gioca però contro le trame segrete della Storia stessa, dalla conquista di Gerusalemme al culto demoniaco di Bafonetto, dalla condanna di Filippo il Bello alla ricerca del sacro Graal, linee di sangue oscuro, complicato, che vanno ad intrecciarsi nelle fondamenta del Palazzo stesso, che è stato fondato forse proprio su un misterioso cimitero templare. La ricerca dei due ragazzi sembra quella di un tesoro, ma riguarda le fondamenta delle loro stessa anima, la facoltà di liberare la stirpe che li genera, diversamente devastata da abusi, depressioni, disabilità, ambizioni frustrate, amputazioni emozionali, per aprirsi per la prima volta a un sentimento autentico, che li sfida nella loro immaturità, nel loro egoismo, sulle onde di una passione però difficile da contenere, che contiene, nella sua fiamma intrinseca, forse una missione che trascende le loro esistenze singolari.
Così come dovrebbe accadere all’archetipo junghiano dell’orfano (sottotitolo del libro e brano musicale che racchiude la parabola dello stesso Michel) trasformatosi in guerriero. Pregevole la ricerca storica sui misteri della città stessa, molti dei quali poco noti, come la Madonna Nera, la casetta rossa che vide dimorare D’Annunzio, isolotti di atmosfere dubbie, calli tortuose e respingenti.
Convincenti le dinamiche emozionali tra i protagonisti, insolitamente teso l’intreccio, per un’autrice che ha dedicato fino adesso più spazio ai movimenti dell’anima che a quelli dell’azione. Amorale e delicato, sentimentale e gelido, il libro merita forse un pubblico più ampio di quello young adult ai quali è dedicato dalle Edizioni Orelli.
Sorprendente il risvolto finale, che non anticipiamo. Alcune voci sostengono che Ca’ Dario è pericolosa per i magnati, i freddi, gli avidi, ma ama intrinsecamente gli artisti.
Se fosse vero ci sarebbe materia per una serie di autentico successo internazionale, quelle che stentiamo a produrre ma ci sveniamo regolarmente per acquistare. The post La maledizione del disamore e il suo rovescio sacro appeared first on ReWriters.