Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Cultura

Un africano alla conquista della Groenlandia

Lunedì 2 febbraio 2026 ore 01:13 Fonte: ReWriters

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Un africano alla conquista della Groenlandia generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Il libro "L'Africain du Groenland" racconta la storia di un ragazzo togolesi che si trasferisce in Groenlandia per motivi lavorativi e si immerge nella vita locale scoprendo le sue caratteristiche uniche e la sua storia complessa, offrendo un'analisi critica e riflessiva su culture, identità e relazioni interculturali.
Un africano alla conquista della Groenlandia
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Quell'oscuro desiderio di Groenlandia, che ossessiona il presidente americano, ha un precedente in Tété-Michel Kpomassie, che nell'isola dei ghiacci sbarcò per rendersi conto che "ho cominciato un viaggio di scoperta, solo per rendermi conto che ero io a essere scoperto". La sua è una storia quasi americana, di volontà premiata che supera ogni ostacolo, una storia incredibile di conquista attraverso l'ottimismo e la poesia.

Ma anche l’America è cambiata. Tutto è lontano dalla Groenlandia, anche lo Studio ovale della Casa Bianca, o il Pentagono, che sono quanto di più diverso dagli spazi aperti, dall'aria trasparente, dal clima - in tutti i sensi - dell'isola di ghiaccio.

Ma ancora di più è un altro mondo il Togo, paese a striscia verticale che si affaccia sull'oceano Atlantico nell'Africa occidentale, la cui cartolina illustrata è caldo, foresta verde, mare tropicale, mercati affollati, e una povertà diffusa. Ma anche una piccola libreria evangelica, nella quale un ragazzino di Lomé s'imbatte in un libro dal titolo misterioso:

"The Eskimos from Greenland to Alaska", di Robert Gessain. Togo, Alaska, Groenlandia La realtà della strada di Lomé, la realtà della vita che attende un adolescente africano.

Ma poi, ed è la meraviglia della vita, irrompe il sogno: questa terra bianca e fredda, questi abitanti avvolti in pellicce, che pescano animali misteriosi come le foche e abitano in case di ghiaccio, folgorano il ragazzino: Tètè-Michel decide che deve andare in Groenlandia, che se sulla terra, di cui anche lui è legittimo abitante, c'è una terra con questo nome e che corrisponde alle descrizioni e alle fotografie di quel libro, lui ci deve andare.

E così fu. Il suo progetto è troppo arduo e improbabile per non incassare incontri fortunati, per non piegare le mille peripezie.

Nel 1965 arriva a Copenaghen e dopo tre mesi riesce a imbarcarsi per la Groenlandia. Il primo incontro fu un collasso culturale.

I groenlandesi non avevano mai visto un africano vero - un precedente fu un afro-americano che partecipò a inizio '900 a una spedizione polare - e un vero figlio dell'Africa nera non aveva mai messo piede in Groenlandia. Sulle prime viene preso per una creatura diabolica, così alta e così scura.

Ma la sua curiosità e le sua grazia prendono il soggiorno un'avventura che costituisce una pietra angolare dei rapporti tra i popoli dei grandi incontri che vanno ben al di là dell'esperienza individuale. Al ritorno, ci scrive un libro, pubblicato nel 1978, dal titolo semplice e irresistibile:

L'Africain du Groenland (nella versione inglese: An African Greenland).

È la narrazione, ricca e tutt'altro che didascalica (Kpomassie è un grande scrittore di viaggi), delle premesse e del viaggio - e il lettore non saprà quale parte preferire. Arrivato in Groenlandia.

La terra promessa Il nostro eroe togolese è curioso e apprende cose straordinarie sulla sua “terra promessa” che è molto meno seducente di quanto si aspettava, ribaltando lo stupore che molti di noi abbiamo quando viaggiamo in Africa. Osserva i riti mascherati, simili a quelli del Togo, dove però le maschere non fanno paura, come solo accade in Groenlandia, ma sono portatori anche di forze benefiche.

Impara che ogni organo del corpo ha la sua piccola anima, e quando una è rubata o "cade", allora ci si ammala in quel punto del corpo. Resta colpito che dall'adolescenza in poi, un ragazzo groenlandese è considerato adulto, con tutte le responsabilità che ne conseguono, mentre per suicidarsi alcuni anziani groenlandesi si incamminano sul ghiaccio soffice, aspettando che a un certo punto ceda per cadere nell'acqua gelata.

È deluso dal diffuso alcolismo, dall’assenza di iglù che si aspettava di vedere dappertutto, dai balli con musica importata, e riflette sull’impoverimento culturale dei groenlandesi, assai diversi dagli africani ancora fieri delle proprie tradizioni. Ma poi, quando si trova al cospetto dell'aurora boreale, tutto diventa meraviglioso.

Tutto il libro è sguardo sensibile ed empatico qualcosa che Trump non potrebbe mai capire. Perché Kpomassie mette davanti a tutto il candore del neofita che ama un luogo a prescindere, anche per il senso di giustizia proprio di un colonizzato verso altri colonizzati, fino a suggerire che le “pene detentive per i groenlandesi dovrebbero essere più brevi che per i danesi, poiché hanno un'aspettativa di vita più corta e la pena dovrebbe essere proporzionale alla durata di vita”.

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