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Politica

Craxi e Berlusconi: il ritorno dei cognomi, il peso dei fantasmi

Venerdì 3 aprile 2026 ore 09:21 Fonte: MicroMega
Craxi e Berlusconi: il ritorno dei cognomi, il peso dei fantasmi
MicroMega

Sono nati negli anni Sessanta, contano poco, vivono di nostalgia. Così nella vergogna della sconfitta in Bosnia, rimpiangono il tressette di Pertini con Bearzot, Zoff e Causio.

In aereo, dopo aver vinto il mondiale di Spagna. Per non sfigurare con Macron e Starmer, onorati dagli insulti di Trump, rievocano il tempo in cui un capo del governo italiano volle i Cruise a Comiso ma proibì a Reagan di portarsi via certi palestinesi da Sigonella.

Qualcuno si chiede persino se Stefania possa seguire le orme di Craxi, quando cercava aria tra Dc e Pci, nel nome di Garibaldi e del referendum contro la scala mobile. O se Marina possa “scendere in campo” come fece il papà, dopo aver rastrellato antennisti e pubblicitari per costruire il primo monopolio televisivo privato.

Nostalgia canaglia! Ultima speme dei paesi in declino.

A Cuba una canzone auto ironica intonava “Raul non è Fidel”. A noi restano solo i nomi:

Rino (Gattuso), Stefania (Craxi), Marina (Berlusconi). Ma stiamo al gioco.

Parliamo del passato. Gli anni Ottanta presero l’abbrivio dalla prima sconfitta del movimento sindacale dopo l’autunno caldo.

A Torino, con la marcia dei quarantamila. Ma con Trentin, Carniti, Benvenuto andava in soffitta anche un modello industriale, che da noi Fiat aveva costruito intorno al trasporto su gomma e all’utilitaria.

Per il calo della produttività del lavoro, per le crisi energetiche, per la concorrenza asiatica. Prese allora forma un fenomeno di “remigrazione” di contadini operai, costretti a lasciare le fabbriche prigioni per riscoprire, e fecondare, le terre natie.

Mentre nelle province del Nordest cresceva una piccola industria familiare e familista, che rifiutava contratti e regole, ma produceva tanto. Prima per l’industria tedesca poi per quella del mondo, alla ricerca di fornitori flessibili, per poter ridurre le scorte e non immobilizzare capitali.

In più s’era andata esaurendo, dopo le elezioni regionali e politiche del 1975-76, la spinta propulsiva del bipolarismo repubblicano. La Dc aveva perso la fede, travolta dal fenomeno di modernizzazione-secolarizzazione che chiamammo Sessantotto.

Quanto al Pci, l’ultima proposta di Berlinguer (alternativa e austerità) fu irrisa da Napolitano e buona parte gruppo dirigente, quasi fosse un abbaglio l’aver scambiato una crisi contingente con un fenomeno di portata storica, destinato a cambiare i rapporti tra il Sud e il Nord del mondo. Nel mondo anglosassone, montava intanto una politica reazionaria che, in nome delle libertà, intendeva sbarazzarsi dello stato sociale, della proprietà pubblica delle infrastrutture, dell’Unione Sovietica che era stata partner e limite del dominio capitalista.

Erano dunque riunite molte condizioni perché anche in Italia si affermasse un diverso modello sociale e una nuova politica potesse levarsi a rappresentarlo. Umberto Bossi incontrò Bruno Salvadori, dell’Unione Valdôtaine, e abbandonate le frequentazioni dei collettivi del Manifesto, del Pdup e persino del Pci, prese a coltivare l’identità del territorio.

Una sua Heimat, prima lombarda, poi del triveneto, infine padana, mitica terra dei celti, irrorata nientemeno che da un dio, il Po. Bettino Craxi cercava un popolo per riequilibrare i rapporti di forza col Pci.

La Fondazione Agnelli lo invitò a guardare ai meridionali non operai che si erano trasferiti al Nord e avevano costruito un tessuto associativo, nelle “famiglie” regionali. Coltivò il mito di Garibaldi, di una unità d’Italia non soltanto conquista regia e dominio dei monopoli.

Immaginò se stesso eroe della resistenza antisovietica a Budapest e Praga. Ed erede del “neoatlantismo” italiano, sensibile già con Moro e Fanfani alle ragioni degli arabi e del popolo palestinese.

Berlusconi volle fortissimamente irrompere da protagonista nel salotto buono della borghesia. Reclutò all’uopo un esercito di antennisti e di venditori di pubblicità a domicilio, si circondò di avvocati spregiudicati come Previti e, in nome della libertà del consumo, diede l’assalto all’impero dei media.

Non solo Mediaset, anche il Giornale, per breve tempo la Repubblica, Mondadori, persino Einaudi. Cambiare la rappresentazione, per conquistare il paese.

Ma la mutazione genetica non funzionò. Vennero più intrallazzi che voti.

Società e Stato, fondati dal compromesso fra De Gasperi e Togliatti – alla Dc il potere, al Pci piazze e cultura -, si mostrarono meno disposti a cambiar pelle della Francia, dove Mitterrand governava quello che aveva definito Coup d’etat permanent di De Gaulle. O della Germania, costretta dalle dure condizioni di pace imposte dagli alleati a mutare modello produttivo e usi burocratici.

I partiti in Italia continuavano a costar troppo, anche la Lega. L’inflazione, non più a due cifre, restava comunque troppo alta e alla fine il “pentapartito” dovette volgersi verso il “vincolo esterno”.

Furono Andreotti e Carli a portarci nel mondo di Maastricht. Ma ciò rese intollerabile il pizzo che la politica pretendeva dalla produzione: scoppiò Tangentopoli.

La mafia reagì malissimo all’intenzione dei potenti di non pagare più la cambiale formata in cambio dei servizi resi dal dopoguerra. E vennero le stragi.

Le sorti di Bettino Craxi e di Silvio Berlusconi si disaccoppiarono. Il primo pronunciò in Parlamento un altezzoso “Così fan tutti”.

E finì esule ad Hammamet. Il secondo fu spinto dal conflitto di interesse – si considerava too big to play – a “scendere in campo”.

Provò a vendere se stesso agli italiani: “Fate come me, tutti imprenditori, arricchitevi!”.

Vinse tre volte nel voto, non riuscì a governare. Accompagnò l’Italia sul viale del tramonto.

Non ho conosciuto Stefania Craxi, neo capogruppo al Senato di Forza Italia. La ricordo affezionata al padre, ma Bettino considerava Bobo più adatto alla politica.

Di Marina ho sospettato che fosse stata scelta dal padre per punire il tradimento della seconda moglie. Se avesse ereditato gli spiriti animali di Silvio, oggi investirebbe in Intelligenza Artificiale o creerebbe un social italo-europeo.

Invece incassa le ultime rate della rendita paterna. Grazie anche al suicidio della Rai, che produce la stessa roba e usa i medesimi “agenti”.

Se avesse talento politico, credo si sarebbe liberata del cavallo morto, di Forza Italia, debiti, vedove piangenti e figliastri. Così come non riseco proprio a immaginare una erede di Bettino che accetti la sedia del povero Gasparri e risponda al comando dello sventurato Taiani.

Ma posso capire: figlie, il rimpianto le spinge a voltare la testa, come la moglie di Lot. D’altra parte mi pare che più o meno tutti camminino verso il futuro con la testa rivolta all’indietro.

Giorgia Meloni evoca Enrico Mattei per celare la liberazione di un trafficante libico e compiacere il rais che ordinò di torturare Regeni. Sempre Giorgia, chiamata dalle urgenze del mondo a scegliere fra Trump e Carney, si imbroda tra Abascal e Orbán.

Mentre il suo primo estimatore, Guido Crosetto, a tre giorni dal fatto, commenta lo scoop del Corriere sui bombardieri americani che non hanno potuto rifornirsi a Sigonella. Come se ripetesse la foto ingiallita di quell’aereo con dentro i terroristi dell’Achille Lauro e intorno una prima cintura di carabinieri e una seconda di marine.

Reagan perse la mano. Poi forse si vendicò.

Salvini non fa che piangersi addosso, vedovo di Bossi, di Putin, del Viminale. Schlein parla ancora dei “movimenti” come Bertinotti, dopo che ebbe conosciuto in Chapas il subcomandante Marcos ed essere stato a Porto Alegre.

Conte. Visconte Dimezzato, passa da un pacifismo-senza-se e una seconda colazione con l’uomo di Trump, Paolo Zampolli.

Sempre rievocando il tempo sedeva a Palazzo Chigi, prima con Salvini poi con Gualtieri. Vivono di ricordi e rimpianti.

Perché stupirsi se i giovani votano No al Referendum, denunciano il genocidio a Gaza e si disinteressano delle elezioni politiche? CREDITI FOTO:

Sannita e Giacomo Scateni | Wikimedia Commons L'articolo Craxi e Berlusconi: il ritorno dei cognomi, il peso dei fantasmi proviene da MicroMega.

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