Cultura
Un poeta e la vergogna della guerra
31 dicembre Non sono io il poeta se non sono più capace di leggere poesie ad alta voce e gridare più forte delle bombe degli aerei sopra i rifugi senza più cielo. Sul mio scrittorio Il tè caldo, il sigaro antico.
"Long dark night" di Nick Cave sul giradischi. Un pigiama di seta blu.
Il calore del camino vivo. Il pesce sul fuoco.
La vasca piena d’acqua calda profumata di rose. Incensi da chiesa nell’aria.
Mio figlio mi parla al telefono da un treno in viaggio verso casa. "Mulholland Drive" di David Linch dal televisore grande come un cinema.
La donna che amo si massaggia la pelle con olio di mandorle. Le luci intermittenti come lucciole sull’albero di Natale.
Il vino migliore da stappare per girare la clessidra di Borges per il nuovo anno che sta arrivando. Tutta questa serenità è uno scandalo per un poeta.
A poche ore di aereo da qui...l’inferno. Case bruciate, bambini nudi spaccati dal freddo.
Colpi precisi in mezzo agli occhi. Giovani soldati inginocchiati, legati, giustiziati.
Giovani donne senza più amore con gambe di lividi e sangue. Che vergogna farsi chiamare poeta in mezzo ad una guerra.
Chi scriverà queste storie domani? Chi chiederà perdono?
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