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Perché Israele ha arrestato il giornalista che ha assistito all’uccisione di Shireen Abu Akleh?

Mercoledì 18 febbraio 2026 ore 10:36 Fonte: Valigia Blu
Perché Israele ha arrestato il giornalista che ha assistito all’uccisione di Shireen Abu Akleh?
Valigia Blu

Da quasi un anno il giornalista palestinese, Ali al-Samoudi, è detenuto da Israele e rischia di morire in carcere, avverte il Sindacato dei giornalisti palestinesi. Al-Samoudi, 59 anni, stava lavorando con la giornalista palestinese-americana Shireen Abu Akleh di Al Jazeera, uccisa con un colpo alla testa da un cecchino israeliano a Jenin, nella Cisgiordania occupata, nel maggio 2022, mentre seguiva un raid in un campo profughi.

Shireen Abu Aqleh era un’icona del giornalismo: ha inaugurato la stagione delle giornaliste sui teatri di guerra e di crisi e ha raccontato la questione israelo-palestinese, la seconda intifada, l’occupazione, Gerusalemme a generazioni che si sono formate sui suoi reportage, trasformandola in una icona del giornalismo sul campo. Non si conoscono ancora i responsabili materiali della sua uccisione: nel settembre 2022, dopo una breve indagine, l'IDF ha dichiarato che non era possibile “determinare con certezza” la provenienza degli spari, ma che c'era un' “alta probabilità” che Abu Akleh fosse stata “colpita accidentalmente” da Israele; l'indagine dell'FBI non è arrivata a una conclusione; la Corte penale internazionale non ha risposto alle ripetute richieste di avviare un'indagine; lo scorso anno il documentario “Who Killed Shireen?” ha proposto nuove prove sull’omicidio, sostenendo di aver identificato il soldato israeliano che ha ucciso Abu Akleh.

Israele-Palestina, l’ultima ondata di violenze e l’uccisione della più nota giornalista palestinese Al-Samoudi è stato arrestato dalle forze israeliane nell'aprile del 2025 durante un raid nell’abitazione di suo figlio a Jenin con l'accusa di finanziamento del terrorismo per aver trasferito fondi alla Jihad islamica palestinese. È stato prima detenuto in una caserma militare a Jenin, poi trasferito al centro di detenzione di Jalameh, vicino ad Haifa in Israele, e infine condotto bella prigione di Megiddo, nel nord di Israele, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa palestinese Wafa.

A maggio, però, un tribunale israeliano aveva emesso un ordine di detenzione amministrativa di sei mesi nei suoi confronti perché, come dichiarato dall’esercito israeliano alla CNN, non erano state trovate “prove sufficienti” per poterlo incriminare formalmente. E così le autorità di sicurezza avevano optato per la detenzione amministrativa “in quanto la ‘presenza’ di al-Samoudi rappresentava un pericolo per la sicurezza della regione”.

Da allora, al-Samoudi è stato sottoposto a detenzione amministrativa e il suo ordine di detenzione è stato ripetutamente rinnovato. L’ultima proroga – la terza, di altri quattro mesi – a gennaio 2026.

La detenzione amministrativa è un protocollo in base al quale una persona può essere incarcerata senza accusa o processo e senza rivelare le prove in possesso agli avvocati difensori per un periodo di tempo indeterminato, che può andare da diversi mesi a diversi anni. Secondo B'Tslem, ONG israeliana che si occupa di documentare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nei territori occupati, alla fine di settembre 2025 il Servizio penitenziario israeliano (IPS) manteneva 3.474 palestinesi in detenzione amministrativa.

“Il potere di incarcerare persone che non sono state condannate né accusate di nulla per lunghi periodi di tempo, sulla base di ‘prove’ segrete che non è possibile contestare, è un potere estremo”, osserva B'Tslem, sottolineando che i tribunali israeliani confermano regolarmente tali ordini di detenzione. Secondo i dati raccolti dalla Palestinian Prisoner's Society (PPS), che difende i diritti dei detenuti palestinesi in Israele, nel luglio 2025 al-Samoudi era uno dei 22 giornalisti palestinesi sottoposti a detenzione amministrativa.

“Sono stato colpito il giorno in cui la mia collega Shireen Abu Akleh è stata martirizzata, quindi la mia detenzione è arbitraria, ingiusta e illegale”, ha affermato il giornalista. In un rapporto del settembre 2025, Wafa ha riferito che al-Samoudi aveva detto al suo avvocato di essere stato informato che Israele non avrebbe presentato accuse contro di lui relative al suo lavoro giornalistico “per evitare una reazione internazionale e uno scandalo per Israele”.

Il ricorso alla detenzione amministrativa per mettere a tacere giornalisti come Ali Samoudi “è un affronto alla libertà di stampa e al giusto processo” ha commentato Sara Qudah, direttrice regionale MENA del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) ad Al Jazeera. “Nessun giornalista dovrebbe subire una detenzione a tempo indeterminato per i propri reportage, né essere punito per la sua affiliazione a un determinato organo di informazione.

Israele deve porre fine alla pratica di detenere giornalisti senza accuse e garantire che la stampa possa operare liberamente e senza timori”, ha affermato. Intanto, la detenzione continua di proroga in proroga e le condizioni di vita di al-Salmoudi stanno peggiorando in modo significativo a causa del trattamento duro e disumano che sta subendo in prigione, spiega ancora la Palestinian Prisoner's Society (PPS).

“Al-Samoudi ha perso circa 40 chilogrammi di peso corporeo e soffre di diverse patologie, tra cui scabbia, diabete, ipertensione, ulcere gastriche, sanguinamento gengivale continuo, improvvisi picchi di frequenza cardiaca, episodi ricorrenti di svenimento, cefalea cronica, infezioni del tratto urinario e problemi all'orecchio sinistro, a causa di una deliberata negligenza medica”, riferisce PPS. Mentre era nel carcere del Negev, lo scorso settembre, gli è stata negata l'assistenza medica e, durante il suo trasferimento a Megiddo, è stato trattato in modo “disumano, con i vestiti confiscati e gli occhiali rotti”, ha affermato Wafa, citando l'Autorità palestinese per i detenuti e gli ex detenuti.

Il Sindacato dei giornalisti palestinesi ha lanciato un “appello urgente” alle organizzazioni internazionali per i diritti umani e ai sindacati dei giornalisti affinché “esercitino pressioni” su Israele “per porre fine alla politica di detenzione amministrativa nei confronti dei giornalisti, garantire l'immediato rilascio di Ali Al-Samoudi e assicurare alla giustizia i responsabili delle continue violazioni contro il giornalismo palestinese”. Secondo un rapporto del gennaio 2026 del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), Israele ha arrestato più di 90 giornalisti dall'inizio della guerra di Israele a Gaza nell'ottobre 2023.

Secondo i dati raccolti dal CPJ sono almeno 250 i giornalisti uccisi sotto gli attacchi israeliani dal 7 ottobre 2023. Il CPJ sta indagando su altri 130 casi di potenziali omicidi, arresti e ferimenti di giornalisti difficili da documentare e verificare.

I giornalisti uccisi nel conflitto Israele-Hamas “Spesso i giornalisti vengono imprigionati senza che le accuse siano rese pubbliche o in modo arbitrario senza accuse, in violazione del diritto internazionale”, si legge nel rapporto del CPJ. “Mentre i cittadini israeliani godono di alcuni diritti civili e libertà, gli esperti legali identificano uno standard di giustizia radicalmente diverso per i palestinesi nei territori occupati”.  

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