Politica
La destra vuole smantellare il primato della legge. Il No è un voto per la democrazia
Non trovano un solo argomento valido e convincente; oscillano fra il populismo, la retorica e la menzogna; si attestano su piani scivolosi di fatti e procedimenti giudiziari da “sensazione” come la famiglia del bosco e Garlasco che, nella loro mente dovrebbero significare che la magistratura italiana è pessima, per cui bisogna farne piazza pulita e toglierla di mezzo. Lo ha detto Giuseppa Bartolozzi, capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia.
Un’ex magistrata che di queste cose dovrebbe intendersi. Le malelingue dicono che essa sia addirittura il vero ministro di Giustizia a cui (invitata) non è passata nemmeno per la testa l’idea di scusarsi o, ancor meno, di dimettersi.
E circola spavalda insieme a Nordio senza rispondere ai giornalisti che, ovviamente, l’incalzano. La Presidente del Consiglio dei ministri ha addirittura prefigurato da parte dei magistrati “rossi”, in caso di vittoria del no, la rimessa in libertà degli stupratori e separazioni forzate di bambini dalle rispettive madri, rivolgendo pietosamente la sua attenzione alle creature vittime.
Ma che ipocrisia! Nessuna attenzione meritano e hanno meritato le decine e decine di migliaia di bambini massacrati dagli amici della premier sotto le bombe di un genocidio vergognoso, e quelle bimbe cadute fra le grinfie degli stupratori pedofili e cannibali in quel perverso incrocio fra potere assoluto mondiale, ricatti e servizi segreti israeliani.
Su questo vomitevole squallore, la premier non si è degnata di spendere una sola parola. Si è anche detto che con un sì al referendum saranno rimossi gli ostacoli che una minoranza di magistrati politicizzati di sinistra frappongono all’esercizio del governo del Paese, ma non sono dati inventati quelli che abbiamo davanti agli occhi: personalmente, non avevo mai visto un numero così elevato di magistrati uscire dai palazzi di giustizia per andare a parlare con le persone; spiegare cos’è la magistratura, come funziona, come rispondono disciplinarmente, penalmente e civilmente i magistrati e come indipendenza e autonomia, solo esse, rappresentino la garanzia dell’eguaglianza di tutti davanti alla legge.
Ebbene, essi sono la maggioranza della magistratura, la minoranza è quella schierata per il sì. Allora a cosa si riferisce la Meloni?
Sa di cosa parla o mente sapendo di mentire. E quelli che sono del mestiere, o lo sono stati (bene o male) come possono motivare questa deforma costituzionale?
Con l’esigenza della separazione di due carriere che sono diverse e logica vorrebbe che siano separate? Sanno bene (o dovrebbero sapere) che le carriere sono già separate da tempo e che detta separazione è stata compiuta dalla riforma Cartabia con legge ordinaria, tant’è che oggi il passaggio dalla funzione giudicante a quella inquirente e viceversa riguarda solo lo 0,4% dei magistrati: si calcola che nel 2025 abbia interessato solo quaranta magistrati su oltre novemila.
Si voleva eliminare anche quel fenomeno dello 0,4%? Benissimo, bastava un decreto-legge, ché ne fanno tanti soprattutto quando non dovrebbero.
Che dire poi delle uscite della Meloni sulla magistratura che non rema nello stesso senso del Governo? Anche qui, non sa di cosa parla o “ci prova” pensando che gli altri siano ignoranti?
Io non l’ho ancora capito, ma alla fine non ha importanza perché gli ex magistrati che stanziano pro-tempore nel suo Ministero di giustizia sono certamente in malafede e mentono sapendo di mentire, anche se qualche dubbio sul fatto che abbiano veramente studiato ogni tanto viene anche per loro. Neanche un bravo studente delle superiori, conoscendo il principio liberale della separazione dei poteri, dopo aver letto Montesquieu con un po’ di attenzione, sosterrebbe che la magistratura dovrebbe andare nella stessa direzione del Governo.
E nessuno, neanche un bambino direbbe mai che bisogna sbarazzarsi della magistratura per permettere ai politici di fare e disfare a proprio piacimento in una posizione di completa superiorità alla legge come il re sole. Senza parlare, poi, del sorteggio per la formazione di due consigli superiori della magistratura e un’Alta Corte disciplinare che a tutti gli effetti è un giudice speciale (non consentito dalla Costituzione) inappellabile in Cassazione.
Anche questa è una bugia evidente: l’associazionismo fra magistrati resterà perché non può essere abolito, e resteranno le correnti. Come si potrebbe pensare di eliminare per i magistrati la libertà di associazione e la libertà di pensiero?
Le correnti, così tanto criminalizzate, altro non sono che orientamenti di cultura giudiziaria che favorendo il dibattito e il pluralismo interni, fanno crescere quella cultura nell’interesse dei cittadini. In un bellissimo articolo di oggi su “Il Manifesto”, Luigi Ferrajoli ha tenuto a precisare che l’Associazione Magistrati, sciolta dal fascismo, fu rifondata dopo la Liberazione e “che le correnti nella quale è divisa sono il segno del suo carattere anti-corporativo”.
Questo non vuol dire che non possono verificarsi degenerazioni e devianze di ogni tipo come accade in tutti gli ordini. Degenerazioni incoraggiate anche dall’influenza delle mafie e dei partiti corrotti che puntano ad accaparrarsi parti del potere giudiziario.
Accade, ma per fortuna esiste la giurisdizione disciplinare attivabile dal Ministro. A questa si aggiunge la giustizia ordinaria a cui i magistrati sono sottoposti come tutti i cittadini.
Si deve migliorare questo sistema delle responsabilità? Certamente, ma per farlo bastano le leggi ordinarie che hanno dato prova di poter funzionare a Costituzione invariata.
Resta il fatto, tuttavia, che questa riforma di migliorare la giustizia, di renderla più efficiente e funzionale, come ammettono candidamente loro stessi, non si occupa affatto. Per tornare alle correnti e all’estrazione a sorte dei componenti togati dei due CSM, questo sistema non abolisce né limita l’influenza delle correnti, semplicemente la rende casuale a caotica; affida al caso la scelta che potrebbe ricadere su ottimi magistrati, ma anche su pessimi e corrotti; abolisce la responsabilità dei magistrati: essi non rispondono a nessuno proprio perché estratti e non eletti.
Sono in balìa delle influenze più svariate e dei più vari giochetti di potere. Questo è il quadro delle motivazioni inesistenti, delle bugie con le gambe corte su cui si basa questa deforma costituzionale.
Come possono pensare di prendersi gioco dell’intelligenza del popolo italiano? L’obiettivo reale di essa non è nemmeno la separazione delle carriere che, come abbiamo detto sopra, c’è già.
È invece un’altra separazione ben più storica e pregnante: quella dei poteri, tipica dello stato di diritto. Vogliono smantellare il primato della legge su tutti e quello della Costituzione sulle leggi.
Un salto nel passato di almeno cento anni: a quando il potere giudiziario era al servizio del Governo e del suo capo indiscusso. Vero che non c’è scritto nella riforma Nordio, ma che scoperta, ci mancherebbe solo questo, ma chi credono di incantare?
Con questo stravolgimento della Costituzione si pongono le basi per scelte future che preannunciano loro stessi: sottrazione della polizia giudiziaria dalla disponibilità del PM; definizione delle priorità inquisitorie da parte del Governo; abolizione (con altra legge costituzionale e altro referendum costituzionale) dell’art. 112 della Costituzione sull’obbligatorietà dell’azione penale. Hanno già abolito l’abuso d’ufficio e taglieggiato le funzioni della Corte dei conti; sul piano politico puntano al premierato e alla riforma della legge elettorale con un astronomico premio di maggioranza affinché completo sia l’asservimento del Parlamento al Governo.
La partecipazione dei cittadini, nonostante che in questo referendum non ci sia un quorum minimo, potrebbe rappresentare una svolta storica per dimostrare, come pensavano i padri costituenti, che la Costituzione è disponibile quasi sempre dal popolo e non dalle maggioranze politiche del momento (non accade solo al raggiungimento del voto favorevole di 2/3 nella seconda deliberazione). Si è dimostrato questo, ad esempio, con i referendum costituzionali del 2006 e del 2016 e giungere a quei risultati oggi rappresenterebbe un primo grande passo per ostacolare e puntare ad abbattere questo perverso disegno autoritario.
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