Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Politica

Iran e Venezuela, se il Pd è timido non è per amore dei dittatori

Venerdì 16 gennaio 2026 ore 13:50 Fonte: Strisciarossa

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Iran e Venezuela, se il Pd è timido non è per amore dei dittatori generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Il Pd mostra una timidezza eccessiva nei confronti dei drammi internazionali come quelli dell'Iran e del Venezuela ma questa posizione non è motivata da un amore per i dittatori ma da una mancanza di coraggio nel prendere posizione in modo chiaro e deciso sulle questioni globali.
Iran e Venezuela, se il Pd è timido non è per amore dei dittatori
Strisciarossa

Perché non ci mobilitiamo al fianco dei giovani che manifestano in Iran, molti dei quali vengono oramai quotidianamente uccisi, picchiati, imprigionati, torturati? Perché la sinistra non si mobilita?

Perché il Partito democratico non si mobilita? Qualche cosa in realtà sta avvenendo, qualcosa in passato è avvenuto, magari di modesta risonanza, senza clamori… Nella discussione di cui abbiamo letto su questo sito, ma che abbiamo avvertito anche altrove, si danno varie spiegazioni e varie interpretazioni di questa assenza: la lontananza, la complessità di una realtà che non si conosce, l’informazione monca e non solo rispetto agli ultimi avvenimenti, ma anche per il passato, e le colpe della stampa e delle televisioni italiane sono tante e gravi (meglio parlare d’altro, meglio innestare dibattiti infiniti su Checco Zalone o sui presentatori del festival di Sanremo, che ahimè incombe).

Proteste a Teheran (Photo by Social Media/ZUMA Press Wire/Shutterstock) Vorrei un Pd protagonista con convinzioni forti Poi penso alla presenza o alla discesa in campo di certi personaggi: non solo Trump con il suo seguito, con la sua vocazione persino più proprietaria che imperialista, pure l’erede dello scià ci si è messo, erede di una dinastia feroce, filoamericana, che spogliò il paese di infinite ricchezze. Consiglio la lettura del bellissimo “Shah-in-Shah”, dell’indimenticabile Ryszard Kapuscinki, che racconta premesse e realtà della rivoluzione khomeinista: anche allora i “commercianti” si fecero coraggiosamente sentire, accanto ai giovani nelle piazze.

Per il resto sarebbe difficile, offensivo immaginare una qualche simpatia della sinistra, o del Pd in particolare, nei confronti di un despota, che opprime il suo popolo in nome della religione (anche in questo caso, a proposito del rapporto religione-potere politico-governo, quanto conta o quanto dovrebbe contare la nostra visione occidentale). O nei confronti di un dittatore come Maduro (altra cosa è indignarsi – e mi sono indignato – di fronte all’immagine di un prigioniero, del tutto impotente, trascinato in catene e, mi pare, in ciabatte: il rispetto dovrebbe valere anche per il più feroce assassino).

Per il resto ancora mi colpisce la timidezza del Pd, sempre in seconda linea. Anche per l’Iran si aspetta che un altro combini una manifestazione.

Ma è successo prima per l’Ucraina, è successo per la Palestina… Vorrei un Pd protagonista, forte di convinzioni, forte di analisi, pronto a difendere libertà e democrazia e soprattutto la gente, donne uomini bambini, e la loro esistenza. Un paradosso: gli “attivi” e “coraggiosi” sono i Circoli, nelle periferie, nei paesi: tanto impegno, voglia di conoscere, voglia ancora di battersi per i diritti.

Vorrei aggiungere una considerazione, che forse sa poco di politica. Di mezzo ci sono anche le persone, con i loro sentimenti, con le loro sensibilità, con le loro fatiche, con le loro speranze.

Manifestazione Pd con Elly Schlein (Foto di Stefano Ronchini / ipa-agency.net)   Il vero problema è se vince la rassegnazione Caso personale. Ho partecipato a centinaia, migliaia, di manifestazioni, dai calzoni corti in avanti.

Non abbiamo salvato noi la battaglia contro il colonialismo di Patrick Lumunba nel Congo belga, non abbiamo sconfitto noi i marines in Vietnam, non siamo riusciti noi a difendere Allende dai golpisti cileni (foraggiati, è bene ricordarlo, dagli Stati Uniti). Non abbiamo fermato Putin.

Non abbiamo neppure, adesso, scongiurato le bombe del criminale Netanyahu sui palestinesi indifesi (non vorrei adesso che qualcuno mi accusasse di antisemitismo e di sostegno ad Hamas). Se metto insieme queste storie, mi viene soprattutto di pensare alla mia impotenza.

Niente o quasi, alla fine, è andato come avrei desiderato, niente per il quale mi sono battuto, con i mezzi che avevo a disposizione: una bandiera, un cartellone, la mia voce. Hanno vinto sempre gli altri: le multinazionali, il petrolio, le terre rare, Wall Street, l’import e l’export, ora anche la facoltà di inquinare il mondo (Trump, appunto, insegna).

Cioè il capitalismo feroce, aggressivo, vorace e, di conseguenza, il consumismo più feroce ancora. Posso confessare che mi sto arrendendo, che mi sto rassegnando.

Non ho di fronte a me un orizzonte. Non vedo una luce.

Sogno alla vecchia maniera “il sol dell’avvenire”: era un ideale, erano valori, di giustizia, di progresso, di libertà…  Il Pd e la sinistra certo non aiutano a ritrovare entusiasmo. Però, citando una vecchia canzone, mi verrebbe persino da scrivere:

“Ma che colpa hanno loro”… Mi sembra che il mondo abbia imboccato una certa strada e non so che cosa possa deviarla. Pronto ancora, se mi chiamano, a scendere in corteo.

Anche per la Groenlandia. Su questo tema leggi anche:

Pietro Spataro Caro Manconi, ma quale sinistra ama i dittatori e odia la democrazia? Luigi Manconi Una replica di Manconi sulla sinistra che ama i dittatori e odia la democrazia Roberto Roscani Troppo silenzio a sinistra (e nessuna manifestazione) sulla rivolta iraniana Paolo Soldini La sinistra, le dittature e le rivolte democratiche: quanti luoghi comuni Paolo Branca La missione della sinistra tra Teheran e Kiev per non perdere la sua ragione di esistere Bruno Gravagnuolo Iran: la sinistra si riappropri di una visione del mondo e combatta contro dittature e giustizieri globali L'articolo Iran e Venezuela, se il Pd è timido non è per amore dei dittatori proviene da Strisciarossa.

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