Venerdì 9 gennaio 2026 ore 07:51

Politica

Se il resort privato del leader conta più di un Parlamento democratico

Lunedì 5 gennaio 2026 ore 17:08 Fonte: Strisciarossa
Se il resort privato del leader conta più di un Parlamento democratico
Strisciarossa

Benito Mussolini minacciava di trasformare le aule parlamentari in un bivacco di manipoli, Donald Trump, più pratico e manageriale, si limita a sostituirli con il proprio albergo, semplificando procedure e rendendo più piacevole ai giornalisti il soggiorno. Le sedi istituzionali sono ormai il passato.

Del resto la vera vittima di questo scorcio di presidenza Trump, più ancora della verità, è lo Stato. Meglio, l’idea che esista uno spazio pubblico come limite della potenza privata.

È questo il tratto caratteristico di questa destra senza leggi. Usare Carl Schmitt per superare i vincoli in cui comunque il teorico della potenza statale rimaneva, sostituire le procedure pubbliche con gli interessi privati.

Oggi le prime sono del tutto superflue, anche perché non ci sono soggetti sociali che ne reclamino la necessità. Persino la peculiarità di poter proclamare lo stato di emergenza, che Schmitt considera il tratto distintivo dello Stato, viene trasferita all’informalità di una sala delle feste di un resort.

Con il rapimento di Maduro siamo al punto di non ritorno Le sceneggiature dei film hollywoodiani dovranno adattarsi. Per la prima volta infatti un’operazione militare americana è stata condotta, seguita e annunciata dalla residenza privata al mare del presidente.

Senza nessuna traccia di simboli o emblemi delle istituzioni. Ancora, a più di 24 ore dall’intervento non si hanno echi né del Parlamento, che non è stato minimamente coinvolto e nemmeno informato, violando ogni regola materiale della costituzione statunitense, e tanto meno delle opposizioni democratiche.

Neanche gli snodi naturali del Pentagono o del Dipartimento di Stato sono entrati in scena. Il cosiddetto Deep State è in cassa integrazione.

La super potenza americana, la cui deterrenza devastante era garantita da un delicatissimo meccanismo di pesi e contrappesi, è oggi affidata dal direttore di un centro turistico e ai suoi umori. L’istantaneo rapimento di Maduro in questo contesto appare non come un’operazione del governo americano ma piuttosto come una vendetta di un cartello antagonista a quello che appoggiava Maduro.

Non è folklore, né semiologia di risulta. Siamo dinanzi ad un punto di non ritorno che riclassifica il concetto di potere e soprattutto ne muta i titolari.

È un aspetto di questa fase storica, che sembra sfuggire completamente alle forze che si oppongono a queste prove di regime. L’avversario da battere non è un leader del campo opposto, ma una strategia di fondamentali interessi socio economici che ritengono incompatibile l’idea di sviluppo con quella di democrazia.

Una visione che non si riduce a limitati centri di potere ma gode di consensi e supporti vasti, ad ogni latitudine ideologica e sociale. Il liberalismo democratico non offre più vantaggi né ai privilegiati né ai penalizzati, e in mancanza di alternative radicali, i secondi non trovano di meglio che accodarsi ai primi pur di liberarsi di fastidiose e arroganti élite intellettuali.

Già Machiavelli intercettò questi fremiti ben 5 secoli fa quando nei suoi Discorsi scriveva; “Quando un popolo si conduce a fare questo errore, di dare reputazione a uno, perché batta quelli che egli ha in odio, e che quello uno sia savio, sempre interverrà che diventerà tiranno di quella città”.

E Hanna Arendt, nel suo saggio sui totalitarismi degli anni 30, ci diceva che la base dei fascismi di allora era costituita da “plebi che pur di entrare nella storia si esposero alla propria distruzione “. L’assalto al Campidoglio del 2021 La tecno-destra seppellisce la forza delle istituzioni Questa è la natura dei processi in corso che non a caso vanno in scena non in una marginale periferia ma al centro dell’impero del capitalismo più avanzato.

Già il famoso assedio al Campidoglio del gennaio del 2020, durante l’insediamento del presidente Biden, demolì la sacralità della democrazia americana. Quella folla, che non era il popolo americano ma ne rappresentava una componente forte e indispensabile, non accettava il ritorno dei cosiddetti “bostoniani”, di quel ceto compassionevole e altezzoso che si occupava dei poveri ma difendeva il proprio primato.

Oggi quei barbari hanno trovato un motore sociale e economico, la tecno-destra che seppellisce ogni aura delle istituzioni che rimangono ormai come semplice orpello di un potere che non dipende dal periodico mandato popolare ma dalla forza con cui viene esercitato. È questa un’idea precisa e non improvvisata di nuova costituency politica.

Ancora Machiavelli ci ricorda, nel Principe che i politici si giudicano “alle mani non agli occhi, Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei”. Intendeva che bisogna giudicare i fatti concreti e non le intenzioni proclamate.

Qui abbiamo un’inedita identificazione fra fatti e intenzioni. La destra maga, il secondo Trump per intenderci, non ha fatto mistero della sua mission: chiudere una volta per sempre l’ambiguità di un limite istituzionale al potere della ricchezza e del successo.

Lo ha annunciato senza ipocrisie perché proprio su quella linea entrava in sintonia con un popolo rancoroso e frustrato che voleva liberarsi dalla dittatura del talento, delle élite naturali. Una strategia che è stata consacrata dalla famosa fotografia dei principi tecnologici ai piedi del re di Washington.

Accanto ai conservatori i rivoluzionari dei bit, la tecno destra, su cui da decenni lavorava un nucleo di finanzieri digitali come Peter Thiel e Marc Andreessen, che consideravano le innovazioni tecnologiche come la risposta all’11 settembre, i ragazzini libertari dei garage californiani come garanti e motori del potere statunitense. Per questo hanno creato aziende come Palantir, che ottimizza questo legame fra algoritmi e forza militare, o come Google e Facebook, mastodontici rastrelli che raccolgono dati sensibili in tutto il mondo concentrandoli nei forzieri americani.

Come proclamava Elon Musk bisogna sostituire i dati alle regole. Fatto.

Oppure, come ha scritto Peter Thiel: la tecnologia serve a differenziare gli Stati e negli Stati gli uomini fra loro. Fatto.

Ora siamo alla soluzione finale: bisogna frantumare ogni barriera alla discrezionalità del proprio potere, convergendo con chi adotta i medesimi meccanismi, come le potenze autocratiche asiatiche. La democrazia è pura burocrazia, e i suoi riti sono ormai contraddittori con la sicurezza e il benessere di singole aree del mondo.

Un resort è più funzionale di un Parlamento, oltre che meno noioso. Il drammatico balbettìo dell’Europa La povera Europa guarda attonita e non favella, è in trance.

Siamo in una bolla che i sistemi digitali americani hanno gonfiato attorno a noi: parliamo e pensiamo come gli algoritmi ci indicano, sulla base dei dati che gli regaliamo. Non ci sono attriti e tanto meno conflitti: una democrazia senza contrattazione sociale diventa un regime di diritti in concessione.

Oggi la Casa Bianca ci dice che la concessione è scaduta. Per misero opportunismo Starmer e Macron se la pigliano con quell’avventuriero di Maduro, ignorando cosa si stia realmente consumando con il suo rapimento da parte di quel reparto di bagnini della Florida travestiti da delta Force.

E soprattutto, altro punto su cui sarebbe il caso di ragionare anche in Europa, questa nuova governance della tecno destra, invasata dalla missione salvifica del pianeta che crede di interpretare, negli Usa come nei paesi comunitari dove è al governo compreso il nostro – all’interno del quale nessuno è arrossito quando Palazzo Chigi ha parlato di autodifesa americana – non prevede di tornare all’opposizione. Anche perché qualora accadesse molti degli ospiti del resort potrebbero rischiare di essere incriminati per diversi reati tra i quali sicuramente interesse privato in pubblico ufficio e violazione della Costituzione.

Fra poco meno di un anno si voterà nelle elezioni di midterm, e vedremo in quale resort ci troveremo. L'articolo Se il resort privato del leader conta più di un Parlamento democratico proviene da Strisciarossa.

Articoli simili