Mercoledì 8 aprile 2026 ore 20:00

Politica

Iran: scenda in campo l’Europa e prenda l’iniziativa all’ONU

Domenica 1 marzo 2026 ore 17:18 Fonte: Strisciarossa

Il testo che segue è un riassunto generato dall'IA dell'articolo "Iran: scenda in campo l’Europa e prenda l’iniziativa all’ONU" . L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Dopo la debole reazione di von der Leyen e Kallas e l’ambiguità di Meloni all’ipotesi di un cambiamento di regime proposta da Trump e Netanyahu l’Iran richiede che l’Europa mostri una posizione più decisa e prenda l’iniziativa all’ONU per affrontare la situazione in modo coerente e efficace.
Iran: scenda in campo l’Europa e prenda l’iniziativa all’ONU
Strisciarossa

L’attacco militare di Israele e degli Stati Uniti all’Iran del 28 febbraio 2026 è fondato su obiettivi politici e strategici molto più ampi di quelli che furono alle origini della cosiddetta “guerra dei 12 giorni” scatenata a giugno 2025 da Israele con il sostegno statunitense e allora limitata a distruggere i siti nucleari iraniani con una palese violazione nell’uno e nell’altro caso del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite ignorandone le regole e senza coinvolgere né il Consiglio di sicurezza né le istituzioni parlamentari dei due paesi. Al di là della estensione geografica degli attacchi militari del 28 febbraio l’obiettivo evidente dei leader dei due paesi alleati è quello di un cambio di regime (regime change) ritenuto necessario dagli Stati Uniti che considerano il regime iraniano contrario ai suoi interessi nella regione fin dal 1979 e da Israele che considera l’Iran come il nemico principale per la sua sicurezza e la sua indipendenza.

Né Donald Trump né Benjamin Netanhyau hanno probabilmente le idee chiare sui futuri scenari dopo l’eventuale cessazione delle ostilità se l’attacco del 28 febbraio 2026 non farà esplodere la polveriera del Medio Oriente ben al di là del conflitto con il regime iraniano. ll sistema costituzionale iraniano in vigore dal 1980 consente una qualche forma di democrazia rappresentativa, pur sottoposta al controllo politico e teocratico della Guida Suprema, con la partecipazione delle donne alla vita politica su un piano di apparente parità e si sostanzia in un regime formalmente pluripartitico nella elezione della Assemblea consultiva islamica e nella scelta popolare e diretta del Presidente. Ciononostante, è difficile immaginare che il clero islamico degli ayatollah, che ha assunto il controllo politico del paese da quarantasette anni e che è sostenuto militarmente dall’esercito dei pasdaran, sia disponibile a cedere pacificamente il potere alla componente riformista che pur ha vinto le elezioni presidenziali nel 2024 con Masoud Pezehkian contro il rappresentante della rivoluzione islamica Saeed Jalili.

Il rischio forte è invece che il regime teocratico iraniano degli ayatollah, indebolito negli ultimi anni da crisi interne ed esterne che riguardano la sua stessa esistenza per la perdita di consenso popolare insieme agli scontri sulla successione alla Guida Suprema e la perdita di alleati nella regione (come quello siriano) e le sconfitte militari degli Hezbollah e Hamas, venga soppiantato da un colpo di stato militare provocato da quella componente dell’esercito che vuole cancellare la dimensione teocratica dello Stato. Paradossalmente e per i nemici esterni dell’Iran a cominciare dagli USA e da Israele insieme alle monarchie della regione, la componente teocratica sciita è stata e lo è ancora più disponibile al dialogo – non considerando lo storico e secolare conflitto fra sciiti e sunniti – di quanto potrebbe essere un regime nelle mani dei militari dopo un eventuale colpo di Stato.

L’idea del cambio di regime, posta temerariamente al centro dell’attacco militare del 28 febbraio 2026 solo da USA e Israele, non è sostenuta dai paesi europei ed in particolare dalla Francia e dalla Spagna ma probabilmente nemmeno dall’Italia con un punto interrogativo sulla posizione ambigua della Germania di Merz. Friedrich Merz e Giorgia Meloni si sono invece mossi all’unisono per condannare gli “ingiustificabili attacchi (dell’Iran, n.d.r.) subiti dalle Nazioni” dei paesi del Golfo ignorando il fatto che questi attacchi, che hanno colpito anche popolazioni civili, sono stati la risposta ai bombardamenti degli USA e di Israele a vari obiettivi politici e militari sul territorio iraniano.

Essa non sarebbe sostenuta dalla Commissione europea – nei limiti delle immediate e reticenti dichiarazioni di Ursula von der Leyen e Katja Kallas che evitano di citare gli Stati Uniti e Israele – e soprattutto dal Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa secondo cui la politica europea verso l’Iran non include il regime change ma la normalizzazione delle relazioni condizionate al rispetto dei diritti umani e alla condanna delle organizzazioni terroriste come il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica Essa deve essere valutata come una posizione meno “interventista” di quella espressa dal Parlamento europeo a larga maggioranza nella risoluzione del 22 gennaio 2026 (LINK) in cui si condanna la brutalità delle repressioni adottate negli ultimi mesi dal regime degli ayatollah contro i dissidenti, i giovani e le donne esprimendo il sostegno europeo al movimento “donna, vita e libertà”- Gli effetti dell’attacco militare statunitense e israeliano e la controffensiva iraniana potrebbero avere conseguenze dirompenti non solo da un punto di vista geopolitico ma anche economico ed energetico come è dimostrato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Per tutte queste ragioni noi riteniamo che l’Unione europea – ispirandosi alla posizione espressa dal segretario generale Antonio Guterres – dovrebbe presentare una risoluzione urgente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite attraverso i suoi membri permanenti (Francia) e non permanenti (Danimarca, Greca e Lettonia) invitando l’Alta Rappresentante della Politica Estera a prendervi la parola a nome dell’Unione europea (art.

24.2 TUE) e chiedendo: l’immediata cessazione di tutte le ostilità, la ripresa del dialogo che era stata avviato a Ginevra sotto l’egida e la responsabilità delle Nazioni Unite, l’impegno dell’Iran a rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP LINK) consentendo le visite di controllo dell’AIEA, l’impegno ribadito da tutti gli Stati a rispettare questo trattato, la fine delle repressioni e il rispetto dei diritti fondamentali in Iran come a Gaza e in Cisgiordania, la garanzia della indipendenza e della inviolabilità del territorio iraniano così come di tutti gli Stati della Regione, la convocazione di una Conferenza per la cooperazione e la sicurezza in Medio Oriente con l’obiettivo di istituire un Ente sul modello dell’OSCE su cui l’Unione europea dovrebbe annunciare un suo progetto basato sulle relazioni di associazione con i paesi della regione. Cosicché l’Unione europea potrebbe assumere un ruolo di attore internazionale a sostegno della pace e della distensione .

L'articolo Iran: scenda in campo l’Europa e prenda l’iniziativa all’ONU proviene da Strisciarossa.

Articoli simili