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Politica

Il grido del papa contro la guerra parla a tutti, credenti e non credenti

Domenica 12 aprile 2026 ore 20:12 Fonte: Strisciarossa
Il grido del papa contro la guerra parla a tutti, credenti e non credenti
Strisciarossa

Giustamente i giornali, naturalmente non quelli orientati a priori sulle posizioni di Trump, stanno dando rilievo alle affermazioni che il Papa è venuto facendo negli ultimi giorni, trattando in modo frontale la questione della pace e criticando in modo netto il delirio dei potenti che vogliono imporsi nel mondo travolgendo ogni principio di legalità e di diritto, contrapponendosi a quelle che sono le leggi elementari dell’umanità e in primo luogo al principio fondamentale che dovrebbe governarla: quello della pace e della reciproca convivenza tra i popoli. Alcuni commentatori, nel riportare le posizioni di Leone XIV, sono rimasti stupiti da tanta nettezza e intransigenza.

Credo che dipenda da una pluralità di ragioni. Anzitutto, dal fatto che Leone è venuto dopo un grande papa come Francesco, che aveva abituato il mondo a parole di chiarezza senza alcun compromesso, con uno stile che non era imitabile e che non può essere imitato.

Era dunque naturale chiedersi come si sarebbe mosso il nuovo papa, che ha capito però subito – e questo è stato uno dei suoi meriti – che quella figura, e quel tipo di predicazione, non erano imitabili e che era necessario percorrere strade diverse, darsi uno stile differente. Insomma essere sé stesso.

Ed è quello che ha fatto, suscitando anche stupore. Il ruolo della Chiesa in un mondo che diventa feroce Alla base di questa sorpresa, c’è un altro elemento, di lungo periodo che riguarda la figura e il ruolo della Chiesa nella storia universale, europea, e italiana.

Per molti periodi si è schierata dalla parte dei potenti, dei più forti: è un fatto storico. La tesi, a lungo prevalente nel movimento operaio, secondo cui la religione è l’oppio dei popoli, è nata da qui.

Naturalmente, la Chiesa si è mossa in modi diversi, a seconda dei differenti periodi storici e dei papi che l’hanno guidata. Una cosa è Pio X, un’altra Pio XI, un’altra ancora Pio XII: si sono mossi in contesti storici diversi, con i quali hanno dovuto confrontarsi.

Ma questo atteggiamento è oggi profondamente cambiato anche sul piano della riflessione teologica ed ecclesiale, con il Concilio Vaticano II, del quale non si sottolineerà mai a sufficienza il valore di svolta – a livello dei fondamenti – che ha avuto per la Chiesa cattolica. Dopo il Concilio niente è più stato come prima (senza togliere la persistenza di residui di un passato che stenta a morire).

L’esperienza del Concilio si avverte, naturalmente in modo diverso, a seconda delle personalità, nell’azione evangelica di grandi papi come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e ora Leone XIV. Da questo punto di vista c’è un filo rosso che non è mai venuto meno, come si vede appunto dalle posizioni che questi papi hanno assunto nei confronti del problema della pace.

Accanto a questo, c’è un altro punto su cui bisogna fermare l’attenzione per comprendere le dichiarazioni di Leone XIV, ed è lo stato del mondo oggi, ormai a una svolta estrema che riguarda la sua sopravvivenza, la possibilità stessa che il genere umano possa sopravvivere. Possibilità che non è in alcun modo garantita.

Basta pensare alle affermazioni che sono state fatte da leader mondiali, i quali hanno detto che in una notte potevano distruggere un’intera civiltà: ciò che si può, forse, fare, ma solo ricorrendo alle armi atomiche. Leone XIV lo sa, è consapevole che la distruzione del genere umano è possibile, sa che siamo arrivati a un punto estremo, oltre cui ci sono la barbarie, l’abisso, la fine.

E perciò, senza alzare la voce, grida il suo dissenso, prende posizione contro chi può portare il mondo alla catastrofe: non è tempo di mediazioni. Bisogna urlare, e Leone XIV a modo suo grida, e quel grido come quello di Giobbe è una rivolta.

Per una concezione della religione che punta al dialogo C’è un ulteriore elemento che spinge ad apprezzare, credenti e non credenti, quello che dice il Papa. Riallacciandosi al Vaticano II, proclama una concezione della religione opposta a quella che oggi domina sia in Iran che in Israele.

Nei governi di entrambi questi Stati è oggi strutturale l’intreccio fra politica e religione: la politica si fa attraverso la religione, che è il punto di riferimento e di giustificazioni sia delle azioni politiche che di quelle militari. Nel caso del governo israeliano, si lotta per realizzare il sogno biblico della grande Israele, nel caso degli ayatollah si difende uno Stato integralmente religioso, senza alcuno spazio per una politica che voglia affermare la propria autonomia.

In entrambi i casi, la religione prevale sul potere politico, a sua volta profondamente intriso di elementi religiosi, i quali – ed è il terzo elemento da sottolineare – contengono dentro di sé impulsi di annientamento dell’avversario, di distruzione del nemico, come avviene quando si tratta di lotta fra religioni. Quando politica e religione si intrecciano, fino a fondersi, quando le guerre politiche sono guerre di religiose, non c’è nessuna pietà per l’avversario: ciascuno distrugge nel nome del proprio Dio.

E per confermare il quadro basta pensare al manifesto costitutivo di Hamas, che mette al centro della propria azione la distruzione di Israele. È per questo che a me sembra importante l’azione di Leone XIV: proclama una concezione della religione di tipo totalmente opposto rispetto a questo.

Una religione che vuole richiamare e mettere al centro dell’azione i princìpi fondamentali di una comune umanità, i princìpi da cui è nato il mondo moderno e soprattutto la separazione tra Stato e Chiesa: dare a Dio ciò che è di Dio, a Cesare ciò che è di Cesare. Ma anche la tolleranza, la filantropia.

Come dice il Vangelo: Dio riscalda con il suo amore tutti gli uomini.

Quando vengono meno questi princìpi, si apre la via verso la barbarie, scoppiano guerre fratricide e sanguinose che mettono in discussione proprio la comune umanità. Sta anche qui l’importanza di quello che sta facendo Leone XIV: rimettere al centro un concetto di religione che riconosce l’altro, che vuole vivere in concordia con l’altro, che afferma il principio della comune umanità oltre le lotte, le divisioni, i contrasti.

È interesse di tutti, anche di chi non è cattolico, sostenere queste posizioni e impegnarsi perché si impongano e diventino un punto di riferimento generale. Se si afferma questa concezione della religione, quella su cui sta lavorando Leone XIV, è l’umanità che fa un passo avanti e si allontana dal baratro nel quale oggi rischia di cadere.

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