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Politica

Caro Pd, perché andare ad Atreju dopo gli insulti meloniani a Schlein?

Domenica 14 dicembre 2025 ore 15:44 Fonte: Strisciarossa
Caro Pd, perché andare ad Atreju dopo gli insulti meloniani a Schlein?
Strisciarossa

Ma era davvero così indispensabile andare alla festa di Fratelli d’Italia a fare da contorno all’apoteosi del culto della personalità? Davvero qualcuno ha pensato che quello fosse il luogo del dibattito e del confronto mentre nei luoghi istituzionalmente preposti (il Parlamento) quel dibattito e quel confronto vengono compressi, ridotti e a volte negati?

Che cosa ha spinto molti esponenti del centrosinistra e soprattutto del Pd a varcare la soglia del villaggio a ridosso di Castel Sant’Angelo dove i visitatori erano accolti dal cartonato di Giorgia Meloni e la scritta “chi non salta comunista è” e in alto, lassù a indicare il senso della festa, la parola d’ordine: “sei diventata forte”, con un evidente doppio senso che faceva impallidire gli omaggi che hanno accompagnato molti lider maximi nel corso della storia? Elly Schlein all’Assemblea Nazionale del PD (foto Stefano Carofei / IPA) Contro la politica del “volemose bene” A volte penso che noi, noi di sinistra, siamo molto bravi a farci del male e ad offrire ai nostri avversari gli argomenti per dimostrare la nostra fragilità e le nostre divisioni.

Sarò un nostalgico della vecchia politica novecentesca ma confesso che non mi sono mai piaciute le commistioni, quel “volemose bene” che spesso caratterizza la politica come se fosse una recitazione a copione: ci meniamo dagli scranni del Parlamento e poi ci abbracciamo alle feste di partito e magari ci facciamo anche prendere in braccio, molto divertiti, da qualche ministro gigante o ci diamo le pacche sulle spalle con quel capogruppo arcigno che sputa veleno ogni volta che parla. C’è un di più che ritengo surreale e che dà il senso di che cosa sia il Pd.

Come sapete la segretaria di quel partito Elly Schlein, dopo aver giustamente detto che la condizione per accettare l’invito ad Atreju era il confronto diretto con la presidente del Consiglio, è stata trattata a pesci in faccia non solo dalla signora di Palazzo Chigi ma anche dal suo entourage. Sono stati usati contro di lei toni sarcastici, con la sponda di un ondivago Giuseppe Conte che non sai mai dove puoi trovarlo.

Anche ieri durante le conclusioni della festa di partito, come scrive Oreste Pivetta. In un partito serio non sarebbe accaduto Bene, in un partito serio nessuno avrebbe pensato di accettare l’invito a parlare alla festa dove era stata maltrattata la leader, dove era stata messa alla berlina in modo indecente.

E invece neanche per sogno: in tanti hanno animato il dibattito di quella festa, fregandosene di quel che era stato detto e ripetuto sulla propria segretaria. Ma che partito è un partito che vive in questo modo e nel quale ognuno se ne va per proprio conto senza la minima condivisione di azione e di pensiero?

Davvero c’è chi è convinto che dividersi, prendere strade diverse e sostenere cose diverse, convinca gli elettori a mettere la croce sul simbolo del Pd? E davvero si può pensare che indebolire la propria segretaria, ritenerla inidonea a guidare la coalizione e accusarla di scarso senso riformista (che vorrà dire poi?) provochi negli elettori un entusiastico moto di sostegno politico?

E infine: davvero si crede che sia un bene farsi dare del “kebabaro” come ha urlato Meloni rivendicando il successo della cucina italiana patrimonio dell’umanità? Va detto che i fiumi di inchiostro e di riprese tv che sono stati spesi sulla festa di Atreju non credo abbiano interessato più di tanto gli italiani che magari dedicano le loro attenzioni a ben altri e più seri problemi.

Immagino che in nessuna famiglia si sia aperto un dibattito acceso sul tema andare-o-non-andare-ad-Atreju e quindi, anche in questa occasione, si sia misurata la distanza tra la politica (e un certo giornalismo) e la realtà del nostro Paese. In ogni caso se dovessi dirla in modo semplice: io sto dalla parte di Elly Schlein per la scelta chiara che ha compiuto, per la scarsa propensione che dimostra a farsi ingabbiare nel teatrino della piccola politica e nel battutismo di palazzo che piace tanto a Giorgia Meloni e anche a qualche suo compagno di partito.

La situazione di oggi mi ricorda tanto i tempi di Berlusconi, quando il centrosinistra si lacerava al motto di “non basta dire no”, con alcuni che sostenevano che non bisognasse demonizzare il nostro avversario, che non si poteva vivere di antiberlusconismo. Ricordo quante ne dovette sopportare l’allora direttore dell’Unità Furio Colombo per essere invece sostenitore di una linea nettamente antiberlusconiana, senza se e senza ma.

Ci rimise anche il posto per questo. Poi si è visto come sono andate le cose e quanti Berlusconi abbiamo dovuto sopportare.

Siamo ancora in tempo per cercare di evitare di dover sopportare in futuro anche tante Meloni. Sarebbe davvero troppo.

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