Politica
“La grazia”, il presidente di Sorrentino tra politica e coscienza (in un mondo senza coscienza)
Premettendo che La grazia, il nuovo film di Paolo Sorrentino, è molto bello e vale sicuramente il prezzo del biglietto vorremmo approfittare della natura intrinsecamente politica di Strisciarossa per porci, e porvi, un paio di domande. La prima: chi è, o per lo meno a chi allude, il presidente Mariano De Santis interpretato da Toni Servillo?
La seconda: alla fine è davvero importante capire chi è Mariano De Santis – ammesso e non concesso che si possa arrivare a una risposta univoca? Toni Servillo nei panni del presidente Mariano De Santis Chi si nasconde dietro il presidente De Santis?
Prima di approfondire la seconda domanda, divertiamoci un po’ con la prima. Perché è inevitabile, e Sorrentino lo sa: quando fai un film su un politico immaginario, il gioco del “chi è?” va messo in conto.
Ricordiamo ancora i “dibattiti” che infuriarono a Venezia nel 1989 quando Nanni Moretti presentò Palombella rossa (e credeteci, non è che nel settembre del 1989, due mesi prima della caduta del Muro e della svolta della Bolognina, mancassero argomenti di discussione…). In quel film Moretti interpretava un esponente del PCI che si chiamava Michele Apicella, come i personaggi (diversissimi) dei suoi precedenti lavori.
Beh, a Venezia tutti si divertivano a dire che per alcuni aspetti Apicella sembrava Veltroni, per altri D’Alema, e nessuno sembrava pensare a Occhetto. Figuratevi, quindi, se Mariano De Santis può sfuggire a queste tagliole.
Per altro La grazia è un film più “realistico” di Palombella rossa: Mariano De Santis non gioca a pallanuoto né guarda in tv Il dottor Zivago, vive effettivamente al Quirinale (anche se le riprese si sono svolte altrove, per lo più in Piemonte, perché il Quirinale non è aperto alle troupe) e quasi tutto ciò che avviene intorno a lui rispecchia fedelmente la quotidianità di un presidente della Repubblica durante il semestre bianco.
Rivisto oggi, a distanza di 37 anni, Palombella rossa ha i momenti surreali e la libertà narrativa di un film di Bunuel; La grazia, invece, è indiscutibilmente un film di Paolo Sorrentino.
E Sorrentino ama raccontare il Potere, a volte rappresentando personaggi reali (Andreotti, Berlusconi) a volte inventando (i Papi delle due serie The Young Pope e The New Pope). E qui inventa.
Ma fino a un certo punto. Parliamo, quindi, di Mariano De Santis.
Tutto fa di lui un ex democristiano. Il suo nome è una miniera di allusioni.
De Santis fa pensare ai santi, ovvio. Ma anche al padre della critica letteraria italiana (Francesco De Sanctis, con una piccola “c” in più) e a uno dei padri del neorealismo (Giuseppe De Santis, uno dei cineasti storicamente più vicini al PCI).
Mariano fa pensare al culto di Maria ma anche a un notabile storico della DC, Mariano Rumor. E qui le cose si fanno sfiziose.
Nel film Mariano De Santis ha una figlia (Anna Ferzetti, bravissima). Tale figlia, giurista come lui e sua fedele collaboratrice, quasi una presidente/ombra, si chiama Dorotea.
Eccoli lì, i dorotei: solo chi ha una certa età ricorda che i dorotei erano una corrente moderata della DC nata nel 1959, che aveva in Rumor uno dei suoi esponenti principali assieme ad Antonio Segni, a Paolo Emilio Taviani e a Emilio Colombo. Anche Aldo Moro era vicino, per una fase. ai dorotei.
Anna Ferzetti interpreta la figlia del presidente Al Quirinale un uomo un po’ Mattarella e un po’ Napolitano Il nome “Dorotea”, però, non è solo un’allusione a una corrente DC. Se oggi pochi under 60 ricorderanno i dorotei, ancora meno saranno coloro che ricordano perché si chiamavano così.
Prendevano il nome da un convento. La corrente nacque quando alcuni esponenti Dc si riunirono nel convento delle suore di Santa Dorotea della Frassinetti, una congregatio fondata dalla religiosa Paola Frassinetti e intitolata alla santa martire decapitata in Cappadocia nel 311 d.C.
La signora Frassinetti fu poi a sua volta santificata da Giovanni Paolo II. Insomma, per farla in breve la figlia del presidente si chiama De Santis e ha il nome di una santa che nella storia della DC ha avuto un ruolo involontario ma tutt’altro che marginale.
Ci sono stati due presidenti della Repubblica vedovi e affiancati da una figlia: Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella.
Entrambi di formazione democristiana. Diciamo subito che il De Santis del film non ricorda minimamente Scalfaro e ha semmai molto di Mattarella.
È un giurista importante, un professore di diritto e i suoi studenti lo hanno soprannominato “cemento armato”. A un certo punto gli regalano scherzosamente un piccone e questa sembra un’allusione a Francesco Cossiga.
Il riferimento c’è, ma di nuovo: De Santis non ha nulla di Cossiga.
Non è un picconatore né un complottista né un pazzo. Sorrentino ha dichiarato che un’altra fonte di ispirazione per il personaggio è stato Giorgio Napolitano:
“L’ho conosciuto abbastanza bene, l’ho incontrato più volte – ha detto ad Aldo Cazzullo in una fluviale intervista sul Corriere della sera -. La mia fascinazione per Napolitano l’ho messa nel personaggio.
Quando gli ho messo il cappello, era il cappello che portava Napolitano”. Nel film, a un certo punto, il presidente va alla prima della Scala e una persona, applaudendolo, gli grida “grazie di averci liberato da quell’incosciente”.
Stuzzicato su questa battuta – anche da chi scrive – Sorrentino ha avuto buon gioco a cavarsela dicendo che di “incoscienti”, sulla scena politica italiana, ce ne sono stati e ce ne sono parecchi. Quindi, come spesso avviene con i personaggi di finzione, De Santis ha qualcosa di Mattarella e qualcosa di Napolitano, e vaghissime allusioni a Scalfaro e a Cossiga.
Con ciò abbiamo in parte risposto alla prima domanda e, implicitamente, anche alla seconda: no, non è importante capire chi è Mariano De Santis. È invece importante che sia un uomo che si confronta, con angoscia ma anche con senso di responsabilità, con questioni molto “alte”.
Ha sulla scrivania due richieste di grazia e una proposta di legge sull’eutanasia, fortemente voluta dalla figlia. In realtà il presidente si confronta anche con una questione del tutto privata, per citare Fenoglio: vive nel ricordo della moglie adorata ma sa che lei un tempo lo ha tradito, e vorrebbe tanto sapere con chi.
Queste sono, nel film, le cose che contano. La grazia non parla della realtà, che come è noto al cinema non esiste, ma parla di una verità.
Tale verità è, né più né meno, il legame fra politica e coscienza. De Santis deve affrontare nodi politici che impegnano la sua coscienza e che mettono in discussione convinzioni radicate.
Se La grazia è un film importante nell’Italia di oggi, è perché la coscienza sembra essere completamente sparita dal dibattito politico. Siamo governati, in questo momento, da una élite sovranista e reazionaria del tutto priva di coscienza e, vieppiù, di grazia.
Sorrentino su questo aspetto ovviamente glissa, è un suo diritto. Si limita a dire, sempre a Cazzullo: “i politici di oggi non li capisco molto”.
Si pronuncia invece nettamente sull’eutanasia, si dichiara “favorevole”, ed è una posizione di civiltà. La grazia non è un film sulla politica di oggi ma è un film che racconta cosa dovrebbe essere la politica.
Nell’Italia meloniana, è un atteggiamento quasi eversivo. L'articolo “La grazia”, il presidente di Sorrentino tra politica e coscienza (in un mondo senza coscienza) proviene da Strisciarossa.