Politica
Quei relitti umani portati dalle onde, annegati di nuovo in un mare di silenzio
Sale ogni giorno di più il tono dello scontro sull’imminente voto per il referendum sulla Magistratura. Da una parte e dall’altra non si risparmiano affondi e accuse.
Ogni fatto di cronaca viene ormai letto con le lenti deformanti della prossima consultazione. Ogni sentenza diventa ragione di insulto, ogni parola viene scagliata e non proposta al dibattito.
Tutto alimenta un clima funesto, da notte della democrazia. Tutto tranne una cosa.
Da qualche giorno, a causa delle violente mareggiate che stanno colpendo le coste calabresi e siciliane, il mare sta scaricando sulle spiagge cadaveri. Sono i corpi dei migranti affogati e dispersi durante gli ultimi tentativi di attraversamento del Canale di Sicilia, oltre mille secondo alcune organizzazioni umanitarie, sicuramente almeno trecento secondo altre stime.
Su questo nessuna parola. Né di cordoglio, né di indignazione, né di umana pietà.
Qualche sussurro subito travolto da un altro genere di ondate. “Color cui vinse l’ira”, appostati lungo le opposte rive dello Stige referendario, non hanno tempo da perdere coi morti.
Per alcuni poi si tratta di “carico residuale”, nel migliore dei casi di persone che “se la sono cercata.. mettendo in pericolo se stessi ed i loro figli” ( entrambe le frasi sono del Ministro Piantedosi dopo il disastro di Cutro). Il tema immigrati torna comodo in queste ore per crocefiggere magistrati che hanno la sola colpa di aver rispettato le leggi e sanzionato nella sostanza comportamenti irregolari o ritardi funzionali attribuibili ad altri (per lo più al Ministero dell’Interno) ma nulla smuove l’anima verso la tragedia infinita che si consuma a poca distanza dalle nostre spiagge.
Così fa un effetto straniante vedere relegate nelle pagine interne di cronaca le notizie dell’ennesima strage; forma un contrasto sconcertante la distanza tra il frastuono propagandistico ed il silenzio della morte. Sospesi tra l’indifferenza e la rassegnazione all’inevitabilità, nutriti dall’odio e dall’intolleranza, rifuggiamo dalla moralità per nasconderci dal nostro passato di popolo migrante.
I nuovi idoli del denaro e del suprematismo retrocedono le questioni umane a fastidiosi inciampi. I meno fortunati, di qua e di là dal mare, sono ostacoli verso l’inseguimento delle grandi illusioni: il successo , la sicurezza, l’egotismo.
Meglio ignorarli se non addirittura combatterli e respingerli. Quanto distano dai nostri cuori le parole di Papa Giovanni XXIII “nulla di quello che accade all’uomo deve risultarci estraneo”.
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