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Per la Groenlandia l’Europa si prepara ad usare il “bazooka”. Meloni metterà il veto?
Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Per la Groenlandia l’Europa si prepara ad usare il “bazooka”. Meloni metterà il veto? generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.
Era ora. Le ultime notizie che arrivano da Bruxelles sembrano tutte indicare che l’Unione europea ha deciso finalmente di rispondere nel modo più duro e conseguente alle continue provocazioni di Donald Trump, sulla Groenlandia e non solo.
Ieri pomeriggio erano riuniti i rappresentanti permanenti degli stati membri per decidere la convocazione di un Consiglio europeo straordinario, forse già prima del vertice già programmato per il prossimo 2 febbraio su iniziativa del presidente del Consiglio europeo António Costa. All’ordine del giorno dovrebbe esserci l’entrata in vigore del cosiddetto Anti-Coercion Instrument (ACI), un provvedimento che prevede misure molto severe – fino all’embargo totale delle importazioni dai paesi ostili- per difendere l’Unione e gli stati che la compongono da aggressioni economiche e commerciali provenienti dall’esterno.
Certo, quando l’ACI è stato discusso a partire dal 2021 e approvato dal parlamento europeo nell’ottobre del 2023, nessuno poteva immaginare che sarebbe arrivato il giorno in cui il “bazooka”, come è chiamato nel gergo delle relazioni internazionali che ormai va dimenticando tutti i canoni della diplomazia d’antan, sarebbe stato utilizzato contro gli alleati più importanti di sempre, gli Stati Uniti. Emmanuel Macron e pochi altri esponenti della politica europea lo avevano evocato, in realtà, nelle prime settimane della guerra dei dazi dichiarata da Trump con il suo grottesco show nel giardino delle rose della Casa Bianca il 2 aprile dell’anno scorso.
Ma nessuno dei leader importanti dei paesi dell’Unione e di Bruxelles lo aveva sostenuto, impegnati tutti, o quasi, com’erano a cercare la via di compromessi sempre meno dignitosi con le pretese di Washington. Fino alla scena umiliante di Ursula von der Leyen convocata nel luglio successivo dal presidente americano nel suo golf resort scozzese a ingoiare sorridendo insolenze e dazi.
Un fauler Kompromiss, un compromesso marcio, come nella sua biblica indignazione, tanti anni fa Altiero Spinelli era solito chiamare la propensione di certi esponenti del potere di Bruxelles alla vile sottomissione nei confronti dei potenti nemici dell’Europa e della politica pulita. A far scattare nell’Unione il soprassalto, se non di dignità quanto meno di elementare difesa dei propri interessi economici, è stata l’ennesima escalation delle minacce di Trump e cioè l’annuncio della adozione di dazi maggioranti del 10% dal prossimo 1° febbraio e del 25% a partire dal luglio successivo a tutti i paesi che hanno inviato propri militari con la missione Arctic Endurance concordata da 8 governi (di Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Francia e Germania) a Nuuk.
Una missione – va detto – del tutto dimostrativa, composta da poche decine di soldati e da qualche ufficiale, ma presentata come la prova della volontà politica europea di opporsi alla prepotenza del presidente americano. In realtà, parlare di “volontà europea” è improprio, giacché la decisione di inviare la missione non è stata condivisa esplicitamente da tutti i paesi dell’Unione e anzi uno ha preso proprio le distanze.
È necessario specificare che si tratta di quello italiano? Dopo aver ribadito che nessun italiano partecipa ad Arctic Endurance Giorgia Meloni si è prodotta in un uno spericolato esercizio di acrobazia sostenendo che noi non ci saremo ma la missione non è proprio da buttar via e che anzi la reazione di Trump sarebbe “sbagliata” (ebbene sì, magari mordendosi la lingua, ma lo ha detto) perché frutto di un “errore di comunicazione” nella NATO che ha fatto sì che a Washington non abbiano capito che i militari europei sono stati mandati non per impedire l’atto di forza del presidente americano ma per appoggiare la comune strategia di difesa dalle oscure minacce che sull’isola incombono dalla Russia e dalla Cina.
Un tentativo patetico di salvare capra e cavoli del quale sarà interessante considerare il seguito se e quando a Bruxelles Meloni si troverà a decidere come votare sull’ACI. Farà valere il veto, fedele alla strenua linea di difesa del voto all’unanimità?
Magari in combutta con i suoi sodali dell’estrema destra assieme ai quali si è esibita nel video di entusiastico appoggio elettorale a Viktor Orbán e sconfessando il senso della sua lunga marcia di avvicinamento alle componenti più moderate della destra europea? Anche queste ultime infatti si sono sentite obbligate a prendere atto dell’avvenuta definitiva rottura con l’attuale inquilino della Casa Bianca.
Tanto che in modo abbastanza chiaro sia il capo dei popolari al parlamento europeo Manfred Weber che la sempre molto “americana” (nell’anima) Ursula von der Leyen si sono uniti con le loro dichiarazioni alle componenti politiche di Strasburgo che, a parte l’estrema destra salvinesca, concordano con il presidente socialista della commissione commercio sulla inevitabilità del ricorso all’ACI, a meno che l’americano non si rimangi le sue minacce. L'articolo Per la Groenlandia l’Europa si prepara ad usare il “bazooka”.
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