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Cultura

Che cosa "Hamnet" può dirci dell'Amleto

Giovedì 12 febbraio 2026 ore 23:15 Fonte: ReWriters
Che cosa "Hamnet" può dirci dell'Amleto
ReWriters

Nelle sale italiane dal 5 febbraio e già forte di otto nomination agli Oscar, Hamnet - Nel nome del figlio è una storia piena di umanità e verità, che con atmosfere cupe e grazie a una scenografia immersa nella natura fa della perdita di un figlio un ventaglio di sfumature emotive e realistiche. Il film, tratto dal libro Nel nome del figlio.

Hamnet di Maggie O'Farrell, non è solamente una parentesi biografica sulla vita di William Shakespeare, ma un modo del tutto nuovo di comprendere la sua tragedia forse più riuscita: l'Amleto. Hamnet e Hamlet: il rapporto padre-figlio Come fin da subito il film spiega allo spettatore, Hamnet e Hamlet sono due nomi che indicano lo stesso nome: li troviamo, infatti, nei documenti di Stratford della fine del XVI e dell'inizio del XVII secolo.

Nella storia qui narrata, Hamnet sarebbe l'unico figlio maschio di William Shakespeare, deceduto nel 1596 a soli 11 anni. Spesso diversi critici avevano ritenuto che l'ispirazione per la stesura dell'Amleto fosse effettivamente pervenuta dal Bardo da questa perdita, teoria ancora di più messa in luce dal libro e dal film Hamnet che lo riporta.

Vero o meno che sia, è sicuramente palese come la tragedia di Shakespeare indaghi, tra le altre cose, il rapporto tra padre e figlio. Non è un caso che il classico Disney Il re leone, notoriamente ispirato all'Amleto, sia focalizzato sul rapporto tra il giovane leone e suo padre, nonché sull'elaborazione del lutto, stavolta di un figlio nei confronti del padre.

Sembra il rovescio della medaglia di quanto è accaduto a Shakespeare: lui aveva perso il figlio, qui è il giovane a doversi confrontare con la memoria del genitore assassinato dallo zio. Quando si parla dell'Amleto, tuttavia, raramente ci si focalizza sulla questione paterna: è vero che lo spettro del re appare sulla scena e chiede al giovane principe di vendicarlo, ma è poi Amleto il fulcro della storia, come eroe del dubbio, della finta follia, contrapposta a quella "reale" di Ofelia.

Il monologo più celebre della tragedia, nel film valorizzato e recitato più volte, è quello del celebre "Essere o non essere" e sembra riguardare per molti più il figlio che il padre. Hamnet, in tal senso, ci offre l'opportunità di conoscere un Amleto inedito, meno studiato e conosciuto, dove al centro di tutto c'è invece il rapporto tra padre e figlio e tra poesia/teatro e memoria.

La perdita è un tema che insieme al dubbio e alla follia costella tutta la tragedia shakesperiana, non solo come casus belli ma come motore della storia. Il teatro qui ha un potere catartico per Shakespeare padre che scrive, ma anche per lo spettatore: se in Hamnet (romanzo e film) la morte del figlio è un'assenza che non può essere colmata, ma solo trasformata in personaggio, parola e finzione, nell’Amleto il padre non è mai davvero presente: è uno spettro, ma non è davvero un personaggio dello spettacolo, bensì lo spettro di un trauma e di una perdita.

Amleto non dialoga tanto con il padre ma con la sua idea. Shakespeare in Hamnet è sopravvissuto al figlio, in Hamlet ribalta questo meccanismo.

Padri e figli nelle tragedie di Shakespeare Il rapporto padre-figlio attraversa, del resto, in profondità l’opera di Shakespeare, spesso in forme ancora più esplicite rispetto all’Amleto. Nel Re Lear il padre perde tutto perché ha creduto di poter misurare l'amore dei figli e assiste alla dissoluzione del suo legame con loro.

Ancora, Enrico V è ossessionato dall’eredità morale lasciata da Enrico IV e non sa se riuscirà a essere alla sua altezza, per giunta è tormentato dall'eredità del nome. Il nome stesso è un topos nell'opera di Shakespeare.

Il discorso di Giulietta riguardo al nome di Romeo è forse uno dei più celebri; anche in Hamnet la coincidenza dei nomi consente al ricordo del figlio di sopravvivere simbolicamente: il figlio è morto, ma il nome resta. L'immortalità simbolica di tutto ciò è data dal linguaggio e dalla memoria collettiva, per questo nella pellicola troviamo una scena dove gli spettatori, prima tra tutte la moglie di Shakespeare, tendono la mano verso l'attore che interpreta Amleto prima che muoia: è un modo per dirgli siamo qui, ti vediamo, ti riconosciamo e, come tuo padre ti chiede di fare nella tragedia, non ti dimenticheremo.

In quanto la tua giovane vita, seppur spezzata, non ha valore sulla base di cosa hai fatto o se sei ancora vivo, ma sulla base di come vieni ricordato. All'uomo William che vive il lutto, tutto ciò serve profondamente.

La poesia elegiaca inglese (da Lycidas di Milton fino a Tennyson) ha del resto reso il lutto non una chiusura, ma terreno fertile per costruire la stessa identità poetica degli autori, che ritorna nei romanzi moderni inglesi di Virginia Woolf, dove la perdita è una frattura terribile, ma che ci rende coscienti, nobili, svegli. I grandi capolavori non nascono, purtroppo, dalla felicità o dalla pienezza, bensì dal vuoto e dalla mancanza.

La scrittura come elaborazione del lutto La vera dichiarazione d'amore da parte del Bardo nel film e forse anche nella tragedia non è verso il figlio, bensì verso la stessa potenza del teatro e della scrittura. Per molto tempo siamo stati abituati a pensare all'Amleto come tragedia della vendetta, elemento sicuramente presente, eppure c'è molto di più: la creazione artistica di Shakespeare è volta alla memoria e al ricordo di un padre, come se anche lui sperasse che il figlio lo ricordasse.

E poiché forse pensare al figlio che è scomparso e a come lui da padre debba ricordarlo è troppo doloroso, decide di essere lui quello da ricordare. Hamnet non propone semplicemente una lettura biografica dell’Amleto, ma riflette sulla potenza stessa della scrittura come modo per ricordare chi non c'è più.

Del resto, del ruolo della scrittura come veicolo per i ricordi tanti hanno parlato prima e dopo di Shakespeare, ricordiamoci il nostrano Ugo Foscolo che diede alla poesia il ruolo di eternatrice. Non solo tragedia della vendetta, allora, bensì tragedia del ricordo;

Remember me, dice lo spettro, il ricordo quindi passa attraverso la memoria. Il trauma viene esorcizzato anche dal teatro e dalla sua funzione catartica, come accade in The Mousetrap (la rappresentazione teatrale che Amleto fa mettere in scena per incastrare lo zio, nell'ottica di un teatro nel teatro, chiamata quindi "trappola per topi").

La verità emerge attraverso da finzione che mette in scena proprio il trauma di Amleto. Il figlio usa il teatro per non dimenticare il padre, così come Shakespeare ha usato la sua tragedia per non dimenticare il figlio.

In questa prospettiva, il teatro shakespeariano diventa un luogo dove i morti non tornano in vita, ma continuano a parlare attraverso il teatro stesso. Così il film ci invita a leggere l’Amleto non come tragedia della vendetta, ma come tragedia dell’impossibilità di dimenticare.

E, come dice Amleto prima di morire: il resto è silenzio. The post Che cosa "Hamnet" può dirci dell'Amleto appeared first on ReWriters.

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