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Gli asili nido di Leonardo, Eni e Intesa Sanpaolo. Quando il welfare è nelle mani delle aziende

Mercoledì 31 dicembre 2025 ore 23:30 Fonte: Altreconomia
Gli asili nido di Leonardo, Eni e Intesa Sanpaolo. Quando il welfare è nelle mani delle aziende
Altreconomia

Il 2026 doveva essere l’anno del Pnrr, per raccogliere i frutti di quel Piano nazionale di ripresa e resilienza pensato per ridisegnare il Paese e non per restituirci la “normalità” che ci ha portato alla pandemia. Tra gli obiettivi iniziali del Piano (Missione 4, componente 1) c’era la creazione di 264.480 nuovi posti in asili nido e scuole per l’infanzia entro fine 2025, con 4,6 miliardi di euro a bilancio.

Poi l’attuale governo ha tagliato la previsione a 150.480 posti e spostato la scadenza a giugno 2026, al fotofinish, riducendo le risorse a 3,24 miliardi. La copertura prevista a fine progetto passerebbe perciò da 46 a 39 posti ogni 100 bambini di 0-2 anni.

Ma siamo nel campo della fantasia. Per l’Ufficio parlamentare di bilancio già un anno fa erano evidenti le “incertezze sul conseguimento dell’obiettivo sia in termini quantitativi sia temporali”.

Nel maggio 2025 l’Istat ci ha ricordato in quale Paese viviamo. Secondo l’ultimo “Report sui servizi educativi per l’infanzia in Italia” nell’anno educativo 2022/2023, le unità di offerta censite sul territorio nazionale hanno per la prima volta superato quota 14mila: anche se l’incremento dei posti complessivi (pubblici e privati) è del 4,5% rispetto all’anno prima, non riesce comunque a soddisfare la domanda che pure continua a crescere nonostante il tracollo delle nascite.

Quasi sei strutture su dieci riportano di avere bambini in lista d’attesa, dato in aumento. “Le difficoltà a soddisfare tutte le richieste risultano più marcate nei servizi del settore pubblico -ricorda l’Istat-: il 68,9% dichiara di avere domande inevase, quota che sale al 73,3% per le unità di offerta pubbliche del Nord.

Anche nel settore privato si registrano liste d’attesa, sebbene con minore frequenza: 54% per i servizi privati tout court e 53,7% per quelli convenzionati”. L’accesso ai servizi educativi è fortemente diseguale.

Alcune aree del Paese sono infatti ancora molto distanti dal Livello essenziale delle prestazioni (Lep) fissato al 33% (33 posti ogni 100 bambini) entro il 2027: Campania 13,2%, Sicilia 13,9%, Calabria 15,7%.

Dati imbarazzanti se confrontati al recente obiettivo europeo del 45% di copertura entro il 2030. Incidono tantissimo le disuguaglianze sociali:

“I bambini che vivono in famiglie a rischio di povertà ed esclusione sociale, con cittadinanza straniera o con la madre non lavoratrice, registrano livelli di frequenza significativamente inferiori rispetto ai coetanei”. Perché non è “solo” una questione di conciliare vita-lavoro ma di equità e promozione dei diritti dell’infanzia.

Così come non è “solo” una questione di posti ma di personale educativo qualificato e ben retribuito. L’Istat infatti riporta che il pieno raggiungimento dell’obiettivo Pnrr relativo ai posti autorizzati comporterebbe “un incremento stimato tra le 23.700 e le 24.900 unità di personale aggiuntivo a tempo pieno equivalente, da inserire in un comparto oggi costituito da circa 63.400-68.400 educatrici ed educatori”.

E mentre i bandi sugli asili nido del Pnrr promossi dal ministero dell’Istruzione continuano a fermarsi al di sotto degli obiettivi, spuntano iniziative che dovrebbero far discutere di più. È il caso della neonata Fondazione “Cresciamo il futuro”, iscritta al Registro unico nazionale del Terzo settore il primo dicembre 2025.

L’hanno istituita nove giganti dell’economia italiana: A2A, Engineering, Eni, FiberCop, Fincantieri, Intesa Sanpaolo, Ita Airways, Leonardo, Open Fiber.

“Un progetto innovativo e inclusivo per contrastare la denatalità e favorire il work life balance”, dicono i promotori, che punterebbe alla “creazione e sviluppo della più grande rete nazionale di asili nido diffusi a cui possono accedere tutte le lavoratrici e i lavoratori dipendenti delle aziende aderenti”. Dovrebbe occuparsi della “gestione diretta o indiretta di asili e scuole per l’infanzia”, della “creazione e il coordinamento di una rete di istituti per rendere quanto più fruibile il servizio”, della “gestione diretta e indiretta di una piattaforma digitale essenziale per lo scambio delle informazioni circa l’accesso alle strutture scolastiche e ricettive per l’infanzia”.

L’ossessione è “l’abbandono del posto di lavoro a fronte della nascita dei figli”. È il welfare nelle mani delle aziende.

Molto poco resiliente. © riproduzione riservata L'articolo Gli asili nido di Leonardo, Eni e Intesa Sanpaolo. Quando il welfare è nelle mani delle aziende proviene da Altreconomia.

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