Cultura
Dove l’arte diventa città: Barcellona di Gaudí
Il 10 giugno 2026 ricorreranno i 100 anni dalla scomparsa del celebre architetto Antoni Gaudì, morto dopo essere stato investito da un tram. E questo fa di Barcellona una delle mete più gettonate dell'anno, durante il quale il Comune di Barcellona celebrerà l'eredità dell'architetto con eventi che dureranno fino a dicembre 2026.
Ma per scoprire la Barcellona più viscerale e autentica bisogna rinunciare alle suggestioni caotiche della Rambla e di Passeig de Gràcia, due arterie urbane piene di folla e griffe alla moda, perché la pietra di Antoni Gaudì va ascoltata in silenzio. E' lui infatti l'architetto che fa della città di Barcellona un museo a cielo aperto, dove il Modernismo non è un monumento imbalsamato, ma un organismo vivo che continua a dialogare con la città contemporanea.
Antoni Gaudì ha sempre avuto un legame profondo e viscerale con Barcellona, dedicando tutta la sua carriera a plasmarne il volto con il suo stile unico e inconfondibile, trasformando l'intera città nel suo cantiere principale e ridefinendo l'estetica di Barcellona attraverso la creazione di monumenti iconici. Gaudì non fu solo l'architetto di Dio, come viene spesso ricordato, ma un ingegnere della natura e un artigiano radicale.
L'itinerario che vi propongo traccia un racconto del grande artista catalano che seppe interpretare le leggi della natura per riscrivere quelle del cemento. E la legge più evidente della natura è che non esistono linee rette: è da questo presupposto che Antoni Gaudì parte per compiere il suo viaggio attraverso le forme architettoniche, che con lui non saranno mai rettilinee, ma sinuose, serpeggianti, curvilinee.
Lo sguardo visionario di Antoni Gaudí trasforma così Barcellona in un organismo vivente. La sua architettura abita la città con la forza di una foresta di pietra e la precisione di uno scheletro animale.
Casa Vicens: il primo capolavoro La prima tappa del nostro itinerario è Casa Vicens, nel quartiere di Gràcia. È qui che tutto ha inizio.
Un'esplosione di stile neomudéjar dove il mattone, la piastrella e il ferro battuto dialogano con influenze orientali. Casa Vicens è fondamentale per capire il concetto di "opera totale", tipico del pensiero di Gaudì.
Qui riconosciamo i materiali del neomudéjar come la ceramica, l'azulejos, lo stucco e le piastrelle. Ma tutto è reinterpretato dall'architetto con suggestioni islamiche e giapponesi.
In casa Vicens le forme sono ancora rettilinee, è la prima opera dell'artista, non ha ancora sposato la linea curva che ritroveremo in tutte le sue successive opere, ma già troviamo il suo dinamismo, che riconosciamo nel gioco di pieni e di vuoti. Nonostante la sua solidità, l'edificio regala l'illusione della leggerezza, in cui la policromia delle decorazioni esprime già l'amore per la natura.
Ma è soprattutto dai fiori che Gaudì si sente ispirato nel realizzare Casa Vicens: calendule e garofani ne sono il tratto distintivo. Il ferro battuto dei balconi e dei cancelli, modellati in forma di foglie di palma, dimostra un uso magistrale dell'artigianato.
Casa Vicens - photo by Vera Risi Palau Güell: il manifesto verticale di Gaudí Palau Güell esalta l'uso innovativo degli spazi verticali. Situato sulla Carrer Nou de la Rambla a Barcellona (dove si trova anche un delizioso hotel in cui alloggiare, l'Onix Liceo) è uno dei primi capolavori di Antoni Gaudí, commissionato dall'industriale Eusebi Güell.
Realizzato tra il 1886 e il 1890, l'edificio vanta una facciata austera in pietra calcarea dominata da due imponenti archi catenari che costituiscono la cifra stilistica del grande architetto e i cui cancelli in ferro battuto sono la quintessenza della maestria artigianale. Gli archi d'ingresso di Palau Güell - photo by Vera Risi La catenaria: la curva naturale dell’equilibrio strutturale Ma che cos'è la catenaria?
E' un particolare tipo di arco che Gaudì sviluppò dai modelli funicolari, sofisticati strumenti di progettazione tridimensionale basati sulla gravità, usati per determinare la forma ideale di archi e volte. Utilizzando fili sospesi e pesi (sacchetti di sabbia), Gaudì creava "catene" che, capovolte, formavano archi strutturalmente perfetti e che lavoravano perfettamente a compressione.
Un modello polifunicolare ideato da Gaudì per simulare i carichi strutturali - photo by Vera Risi Tutta la casa Güell si articola intorno al salone centrale, dotato di un straordinario organo monumentale per concerti e coronato da una cupola forata che simula un cielo stellato filtrando la luce naturale. La cupola forata e le canne dell'organo - photo by Vera Risi Uno dei soffitti del Palau Güell - photo by Vera Risi I sotterranei destinati alle scuderie poi sono una sorpresa nella sorpresa: qui iconiche colonne fungiformi in mattoni mostrano un approccio strutturale rivoluzionario.
Scuderie di Palau Güell - photo by Vera Risi Il culmine poetico si raggiunge sul tetto che anticipa il tripudio di colori che vedremo esplodere nel Park Güell: venti camini rivestiti in vivace trencadís trasformano la funzione tecnica in una foresta di sculture policrome. Dichiarato Patrimonio dell'Umanità UNESCO, Palau Güell è una testimonianza imprescindibile del genio catalano e della sua capacità di fondere struttura e decorazione.
Casa Batlló: dove la materia prende vita La terza tappa del nostro viaggio nella Barcellona di Gaudì è Casa Batllò, l'apoteosi del simbolismo marino. La sua facciata sembra un oceano increspato sotto la luce del sole, un organismo in continuo movimento grazie alle ondulazioni che la fanno sembrare viva e pulsante, con i suoi mosaici colorati in trencadìs, i balconi a forma di maschera e colonne che sembrano strutture ossee.
Casa Batllò è una delle espressioni più libere e visionarie di Antoni Gaudì, dove l'architettura diventa racconto. Facciata di Casa Batllò - Photo by Vera Risi La casa interpreta la natura in chiave simbolica, tra mare, ossa e mostri fantastici.
Il suo cortile interno, rivestito di ceramiche sfumate, dal blu scuro in alto fino al bianco in basso, ottimizza la luce naturale, aumentandola man mano che si scende verso i piani inferiori. E' un modo intelligente di modulare la luce del giorno: così anche le finestre si allargano scendendo, per seguire un principio democratico di eguaglianza, ogni appartamento deve avere la stessa intensità di luce.
Cortile di Casa Batllò - photo by Vera Risi Colori, luce e materia dialogano creando un’esperienza sensoriale totale; ogni dettaglio, dalle finestre alle maniglie, è progettato senza linee rigide. Una finestra di casa Batllò - photo by Vera Risi La visita è un'esperienza immersiva nel genio creativo di Gaudì, dal piano terra fino al tetto, sinuoso come la schiena di un drago fantastico, dove si scoprono le forme sorprendenti di 27 camini artisticamente disposti in quattro gruppi: già perché il genio dell'architetto lo si riconosce proprio nel suo saper trasformare anche gli elementi funzionali in opere d'arte: i camini servono per ventilare?
E perché devono essere brutti? Ecco allora che Gaudì li trasforma in sculture rivestite di ceramica e vetro colorato.
Camino di Casa Batllò - photo by Vera Risi Camino di Casa Batllò - photo by Vera Risi Casa Milà: la pietra in movimento A pochi isolati di distanza c'è Casa Milà, all'epoca chiamata con un'accezione negativa La Pedrera (cava di pietra) per il suo aspetto rustico di falesia rocciosa. E' l'edificio che segna la rottura definitiva con la linea retta.
La sua struttura autoportante in pietra rappresenta il culmine della sua ingegneria civile. Qui effettivamente non esistono angoli retti, e il tutto rievoca una scogliera o una montagna scolpita.
Le ringhiere in ferro forgiato dei balconi ricordano alghe marine, accentuando l'aspetto organico della "cava". Tutto è fluido, libero, strutturalmente audace, come scolpito dal vento.
A guardare quest'architettura ci si convince che tutto è possibile, perché Gaudí riesce a trasformare visioni che sembrano irrealizzabili in architettura concreta, unendo fantasia, tecnica e natura senza limiti. Casa Milà - Photo by Vera Risi Park Güell, dove l’architettura diventa paesaggio La quinta tappa del nostro itinerario nella Barcellona pensata da Antoni Gaudì è senza dubbio il suo giardino incantato, dove è la natura stessa a diventare arte.
Park Güell infatti, concepito per essere un parco residenziale, diventerà invece un giardino filosofico aperto al pubblico, dove le persone possono perdersi tra colori e onde di pietra. Arroccato sulla collina del Carmel, il Park Güell domina Barcellona come un miraggio di pietra e colore e conserva l’eco di un’utopia che fonde natura e architettura.
Qui Gaudí modella lo spazio come fosse materia viva, seguendo le curve del vento e del terreno. Le linee non conoscono rigidità: tutto ondeggia, respira, si trasforma.
I mosaici brillano al sole come squame di un organismo fantastico. Park Güell - photo by Vera Risi La celebre salamandra accoglie i visitatori come un guardiano simbolico.
La grande terrazza si apre come un balcone sul Mediterraneo, sospesa tra città e cielo. Negli incredibili viadotti di pietra grezza le colonne inclinate evocano foreste di pietra, radicate nel suolo catalano.
Viadotto di pietra - photo by Vera Risi Colonne del viadotto - photo by Vera Risi Ogni dettaglio racconta un dialogo profondo con la natura, mai imitata ma reinterpretata, quasi in una sfida tra due artisti che si osservano per superarsi a vicenda. Il parco è insieme fiaba e progetto, gioco e visione spirituale.
Si percepisce un senso di armonia primordiale, quasi sacra. Nel Park Güell, l’arte non domina il paesaggio: lo ascolta e ne diventa voce.
La Sagrada Família di Gaudì: sincretismo tra natura e divino L'ultima tappa di questo itinerario fantastico è la Sagrada Familia: la mente è finalmente pronta ad accogliere tutti i significati nascosti in questa straordinaria opera che non è una mera struttura architettonica, ma un’esegesi lapidea in cui Antoni Gaudí ha fuso liturgia, geometria d'avanguardia e l’essenza stessa della Catalogna. Il suo genius loci risiede nella trasfigurazione del paesaggio mediterraneo: le navate non sono spazi statici, ma una foresta sacra dove le colonne arborescenti si ramificano verso una volta che filtra la luce come una chioma boschiva.
Gaudí ha saputo distillare la plasticità delle forme organiche e i profili della montagna di Montserrat, rendendo l'edificio un organismo vivente che sembra scaturire direttamente dal suolo barcellonese, unendo il radicamento terrestre all'anelito verticale. Sotto la superficie decorativa, l'opera è un reticolo di significati nascosti e messaggi cifrati.
Ogni elemento è un codice teologico: dai tre portali che narrano le virtù teologali ai simboli numerologici, come il quadrato magico sulla Facciata della Passione, la cui costante magica è 33, l'età di Cristo. La scelta di utilizzare per le volte e le finestre superfici curve (paraboloidi) ed altre che si stringono e si allargano (iperboloidi), non è solo un virtuosismo strutturale, ma la ricerca della "geometria del Creatore", convinto che la linea retta appartenesse all'uomo e quella curva a Dio.
In questo Vangelo di pietra, persino l'incompiutezza si fa simbolo: la Basilica è un’opera corale che sfida il tempo, un cantiere eterno che rappresenta la tensione mai risolta tra la finitudine umana e l'infinito del sacro. La parte della Basilica su cui Gaudí ha lavorato direttamente è la facciata della Natività, in cui l'architetto ha infuso quel carattere di Vangelo di pietra che doveva essere leggibile anche dagli analfabeti.
Orientata a Levante per accogliere la luce del mattino (simbolo della nascita di Cristo), la facciata si presenta come un'esplosione organica dove la pietra sembra sciogliersi o fiorire. Portale della facciata della Natività - photo by Vera Risi Contrapposta alla vitalità della Natività, la facciata della Passione è un’esegesi scarnificata del sacrificio di Cristo, orientata a Occidente per dialogare con le ombre del tramonto.
Caratterizzata da colonne simili a tendini e volumi angolosi scolpiti da Josep Maria Subirachs, abbandona il naturalismo per un espressionismo drammatico e austero. È un percorso di ossa dove la pietra nuda e il vuoto narrano il tormento, culminando nel criptico quadrato magico e nel Cristo sospeso, simboli di una spiritualità che si spoglia di ogni ornamento per farsi puro dolore e ascesi.
Il momento più bello per immergersi nelle atmosfere oniriche della Sagrada Familia è al tramonto, quando la parete volta ad ovest si colora di tutte le sfumature dell’ambra, dell'arancio e del verde, e la luce filtra tra le vetrate trasformando la pietra in un mosaico vibrante, sospeso tra cielo e silenzio. La Sagrada Familia al tramonto - photo by Vera Risi Il viaggio nella Barcellona di Antoni Gaudí non finisce qui: in realtà sono tante altre le opere del grande genio sparse per la città.
Si può andare in Plaça Reial, nel cuore del quartiere gotico di Barcellona, per ammirare i suoi inusuali lampioni che combinano stile liberty e motivi naturali, diventando uno dei simboli più fotografati della piazza. Si potrebbe visitare la Cripta della Colònia Güell (Santa Coloma de Cervelló) dove Gaudí testa i modelli funicolari (i pesi appesi a fili per determinare la curva perfetta degli archi); oppure raggiungere la Torre Bellesguard, un omaggio al passato gotico catalano dove Gaudí sperimenta la fusione tra castello medievale e modernismo.
E' solo alla fine di questo itinerario che capiamo, finalmente, che Antoni Gaudì non ha costruito edifici, ma ha dato vita a sogni pietrificati. In un'epoca di industrializzazione rigida, lui ha risposto con la curva, il colore e l'irrazionalità funzionale.
Oggi, a cent'anni dalla sua scomparsa, la sua lezione rimane la più moderna: l'architettura deve respirare con il mondo, non limitarsi a stare sopra di esso. The post Dove l’arte diventa città:
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