Mercoledì 8 aprile 2026 ore 20:00

Politica

L’ultima ignobile puntata: scommettere sui morti in battaglia

Martedì 17 marzo 2026 ore 14:32 Fonte: Strisciarossa

Il testo che segue è un riassunto generato dall'IA dell'articolo "L’ultima ignobile puntata: scommettere sui morti in battaglia" . L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Un sito di scommesse ha avviato una pratica discutibile, permettendo agli utenti di scommettere su eventi bellici, come bombardamenti e morti in battaglia, in conflitti che coinvolgono l'Iran, Gaza e altre aree.
L’ultima ignobile puntata: scommettere sui morti in battaglia
Strisciarossa

Una bomba su quel villaggio libanese entro una settimana? “Ci scommetto”.

Oggi, in questo frammento di secolo che scricchiola sull’orlo del disastro materiale non casualmente dopo l’inveramento di quello morale, quelle due parole non significano un’ipotesi, ma proprio, letteralmente, una puntata sulla morte. Se ci azzecchi sono bei soldini lordi di sangue, se poi hai accesso a note riservate sono soldi facili.

Basta cliccare su Polymarket, piattaforma che consente puntate di ogni genere, grado e repellenza su eventi futuri. Fondata nel 2020 – informa la Stampa – da Shayne Coplan, presto diventato miliardario, si basa su blockchain per criptovalute, accetta scommesse in stablecoin parametrate al dollaro e tra i finanziatori vanta Peter Thiel, il fondatore di Palantir, esimio fornitore di sistemi di AI all’esercito statunitense, patriota e tecnovassallo trumpiano, caldo sostenitore dell’obsolescenza della democrazia, sistema di equilibri e contrappesi colpevole di impedire decisioni rapide ed efficaci ai masters del progresso scientifico nelle applicazioni belliche e di controllo sociale.

Il buon Peter, tra l’altro, è attualmente in giro per l’Italia a tenere conferenze poco considerate nonostante abbia promesso di svelare nell’ultima prolusione chi è l’Anticristo. Sono meeting romani sdegnati perfino dai melonisti (che pure sono, come dire, di bocca buona), dove intervengono mezze figure a cavallo tra politica, finanza e delirio che sembrano usciti da un bar di “Guerre Stellari” 2.0.

Da Thiel al figlio di Trump, gli affari sporchi sulle scommesse Accanto a Thiel in Polymarket ci sarebbe Donald Trump junior come consulente e gli affari prosperano. A gennaio un “fortunato” scommettitore che aveva puntato sull’asportazione di Maduro dal palazzo presidenziale di Miraflores a Caracas si è portato a casa 400 mila dollari, un altro ha intascato mezzo milione puntando sulla morte di Khamenei senior.

Gran occhio, classico culo o dall’amministrazione Usa qualcuno passa le dritte giuste? L’ultimo step sulla scala del cinismo ha preso risonanza dopo la denuncia alla polizia di un giornalista israeliano stalkerato e invitato con minacce a modificare il contenuto di un suo recente articolo su un missile iraniano caduto in una località nei pressi di Gerusalemme, senza causare vittime.

Il giornalista aveva scritto quanto visto, una voragine in una zona alberata, nessuna vittima, ma a qualcuno il resoconto del cronista non andava, semplicemente perché dire missile o scheggia o drone poteva cambiare l’esito di una forte puntata. Le imprese di Polymarket e simili, come Kalshi, fondata nel 2021 a Manhattan da Tarek Mansour e Luana Lopes Lara, lucrano sul “prediction betting”, le scommesse sul futuro.

Potrebbero e dovrebbero essere quantomeno vigilate-vietate se in ballo ci sono eventi passibili di causare perdite di vite umane. L’amministrazione Trump ha vigilato sì, sospendendo gli approfondimenti sulla questione decisi da Biden.

Inquietarsi da buone anime sensibili è giusto, talvolta ciò che resta di umanità in ciascuno di noi prova occasionale disgusto e però esiste da tempo il lecitissimo mercato dei futures, in parte puramente speculativo, dove si “gioca” sul costo del petrolio (ops!), del grano, degli indici azionari etc. Mentre il titolare di una ditta di autotrasporti calabrese fallisce per il caro-diesel, il finanziere di Francoforte che ha sottoscritto un contratto future che fissava a una certa data un prezzo fortemente aumentato del brent, ovvero il petrolio greggio a barile, sta brindando con champagne d’annata.

Il ceo di una conglomerata ha appena annunciato il taglio di un terzo del personale in una delle aziende controllate? In Borsa il titolo sorride all’insù.

Si chiama capitalismo e dove c’è un mercato si compra e si vende tutto. Per questo partiti non completamente compromessi, politici degni del nome e movimenti dal basso chiedono da sempre controlli, fair trade, legalità.

Gli “spiriti animali” del libero mercato, a dispetto del nome, hanno un appetito materiale da squali e il duello di forza tra capitale e lavoro dura da secoli con alterne vicende. Paul Thomas Anderson, fresco vincitore dell’Oscar al miglior film in assoluto, ha raccontato nel “Petroliere” la spietatezza di un ex minatore ai primi del ‘900 diventato ricco a suon di corruzione e violenza.

“There Will Be Blood” (“Ci sarà del sangue”), era il titolo originale. In “Shock Economy” Naomi Klein ha illustrato alla perfezione la logica di fondo del capitalismo dei disastri prendendo spunto da quanto avvenuto a New Orleans dopo la catastrofe dell’uragano Katrina, nel 2005:

“Solo un disastro su larga scala – un grande disfacimento – può preparare il terreno” per le riforme (leggi: privatizzazioni, messa a mercato di sanità, istruzione e via andando) auspicate dagli economisti liberisti, gli usignoli canterini del capitale di ventura, che molto, molto spesso, hanno cruciali mallevadori politici e quindi la “ventura” è relativa. Un classico e attuale esempio di shock economy viene dai progetti per la Riviera di Gaza, firmati da Jared Kushner, genero di Trump, il promotore maximo in un colpo solo di affari privati coniugati a incombenze presidenziali.

I morti, le sofferenze, il genocidio? Costi alti di una guerra giusta, viatico per una tabula rasa foriera di profitto e benessere per chi può.

Gli effetti collaterali di orrendi bombardamenti Hanno suscitato ribrezzo in questi ultimi giorni le imprese di alcuni sadici connazionali disposti a pagare assai per partecipare al tiro a segno su uomini, donne e bambini a Sarajevo negli anni Novanta. E se non è mercato della morte questo.

La procura di Milano sta indagando, arrivavano dal Nord Italia, alcuni sarebbero stati identificati, la più parte erano cultori del fascismo, un fagiano o un dodicenne per loro pari erano. Viene in mente una battuta di Stefano Benni da “Baol.

Una tranquilla notte di regime”: “Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore”.

Tacendo, una figura migliore l’avrebbe fatta pure l’imprenditore Vito Giuseppe Giustino, indagato e poi assolto in un’inchiesta sulla ricostruzione post-terremoto del 2016 ad Amatrice, l’avevano intercettato al telefono con un suo geometra mentre gongolava su possibili appalti. “Ride”, aveva testualmente scritto il gip.

Come, sette anni prima, alla notizia del sisma all’Aquila, il costruttore Francesco Piscicelli: “Io ridevo stammatina alle tre e mezza”.

In seguito, coinvolto in varie inchieste, aveva tentato il suicidio, valga per lui la pietas che non aveva mostrato per il prossimo suo, finito sotto le macerie. Si scommette sulla morte, del resto è sempre stata una merce per gli assassini su commissione, l’effetto collaterale di una pioggia di bombe che diventa provvidenziale, un profitto politico per Mussolini, il grande statista dei miei stivali che puntava su qualche migliaio di morti per sedersi al tavolo della pace da trionfatore.

Tutto si gioca sul cogliere il momento, il tempo, da proverbio equivalente a denaro. Siano scommesse oppure estrazioni di valore dal lavoro, fondate sull’obiettivo del massimo rendimento al minimo costo.

Semplificare, velocizzare, gli unici a cui rendere conto sono gli azionisti, come ha detto uno degli inquisiti per il crollo del Ponte Morandi a Genova. “Il tempo è tutto, l’uomo non è più niente; è tutt’al più l’incarnazione del tempo”, sono parole di Karl Marx in “Miseria della filosofia.

Risposta alla filosofia della miseria del signor Proudhon”. I datori di lavoro affidano ai manager il controllo al secondo dei lavoratori seduti “a postazioni di lavoro dotate di sensori che segnalano continuamente temperatura corporea, la distanza fisica dai colleghi, il tempo trascorso a navigare sui siti web invece di eseguire le attività assegnate”.

Lo scrive Kate Crawford in “Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell’IA”.

Gli algoritmi dettano i tempi ai riders, il nostro ministro del Lavoro, Marina Calderone, tace sui nuovi, crescenti “lavori alternativi” contraddistinti da orari extralarge, precariato, redditi infimi. Qualche anno fa i dipendenti di uno stabilimento Amazon di Sacramento in California “avevano protestato e invitato alla mobilitazione contro il licenziamento di una dipendente che aveva sforato di un’ora il congedo per lutto dopo la morte di un familiare”, racconta Crawford.

Un caso limite? No, è la regola in mancanza di regole.

Era il 1968 e De André pubblicava il secondo album, s’intitolava “Tutti morimmo a stento” e ci suona profetico. L'articolo L’ultima ignobile puntata: scommettere sui morti in battaglia proviene da Strisciarossa.

Articoli simili