Cultura
5 Frutti di un intenso Laborwork
Questi giorni l’Officina Pasolini a Roma mostra i frutti del suo LaborWork: un percorso professionalizzante che si configura come una sorta di terzo anno destinato a chi, dopo il diploma, ha ottenuto una borsa lavoro per costituirsi in compagnia e realizzare un proprio progetto artistico. Laborwork, cinque spettacoli Sono nate così cinque realtà creative autonome, cinque direzioni di ricerca, cinque spettacoli che rappresentano il loro primo, determinante passo nel mondo della scena contemporanea.
Dal 12 al 16 dicembre, al Teatro Eduardo De Filippo di Roma, i seguenti lavori, che ascoltiamo dalle voci dei protagonisti stessi. "Inventario per un corpo eretico" Il Labor Work è stata per noi diplomate di Officina Pasolini un’occasione preziosa per entrare nel mondo del lavoro e creare da zero uno spettacolo, grazie alla borsa progetto e soprattutto al supporto di meravigliose tutor.
Da questo percorso è nato il collettivo Noctua e lo spettacolo Inventario per un corpo eretico, con la guida registica e drammaturgica di Martina Badiluzzi. Inventario per un corpo eretico è un atto scenico di sabotaggio che ribalta l’archetipo unidimensionale della femminista.
Una drammaturgia ibrida, in dialogo con la musica, dove materiali storici, autobiografia e pratiche performative si intrecciano, e i corpi sono principio generatore. Accanto a noi in scena anche la musicista Roberta Russo (Kyoto), presenza viva e protagonista." Inventario per un corpo eretico Il Labor Work è stata per noi diplomate di Officina Pasolini un’occasione preziosa per entrare nel mondo del lavoro e creare da zero uno spettacolo, grazie alla borsa progetto e soprattutto al supporto di meravigliose tutor.
Da questo percorso è nato il collettivo Noctua e lo spettacolo Inventario per un corpo eretico, con la guida registica e drammaturgica di Martina Badiluzzi. Inventario per un corpo eretico è un atto scenico di sabotaggio che ribalta l’archetipo unidimensionale della femminista.
Una drammaturgia ibrida, in dialogo con la musica, dove materiali storici, autobiografia e pratiche performative si intrecciano, e i corpi sono principio generatore. Accanto a noi in scena anche la musicista Roberta Russo (Kyoto), presenza viva e protagonista.
"Il Buco dell'Aux" Per noi il Labour Work è stata una possibilità di metterci in gioco, imparare le sottili dinamiche che si celano dietro alla produzione e realizzazione di un progetto, dalla sua fase più embrionale e teorica a quella più pratica. Poter sbagliare con la sicurezza di essere sostenuti da un gruppo di addetti ai lavori che si fanno in quattro per il tuo progetto e poter andare in scena con uno spettacolo realizzato da noi, ha rappresentato un'ottima introduzione a quello che è il mondo professionale e un traguardo di cui possiamo essere fieri. Il Buco dell'Aux è un progetto a cui lavoriamo da quasi un anno e parla di tre ragazzi che decidono di creare una propria dimensione per superare quella patina di incomunicabilità che pervade le loro vite. Ci ritroviamo molto in questo e ci piace pensare che il nostro gruppo si sia formato per il medesimo motivo: trovare una voce o comunque un modo di farci sentire."Il Buco dell'Aux Per noi il Labour Work è stata una possibilità di metterci in gioco, imparare le sottili dinamiche che si celano dietro alla produzione e realizzazione di un progetto, dalla sua fase più embrionale e teorica a quella più pratica. Poter sbagliare con la sicurezza di essere sostenuti da un gruppo di addetti ai lavori che si fanno in quattro per il tuo progetto e poter andare in scena con uno spettacolo realizzato da noi, ha rappresentato un'ottima introduzione a quello che è il mondo professionale e un traguardo di cui possiamo essere fieri. Il Buco dell'Aux è un progetto a cui lavoriamo da quasi un anno e parla di tre ragazzi che decidono di creare una propria dimensione per superare quella patina di incomunicabilità che pervade le loro vite.
Ci ritroviamo molto in questo e ci piace pensare che il nostro gruppo si sia formato per il medesimo motivo: trovare una voce o comunque un modo di farci sentire. "Quelli che restano" Ci siamo conosciute durante il biennio di Officina Pasolini, da lì è nata un’amicizia e anche un sodalizio artistico.
Il Labor Work è stato per noi una grande opportunità, ci ha dato la possibilità didare una forma concreta alla nostra visione e al desiderio, che già avevamo, di creare uno spettacolo insieme. È stata quindi l’occasione per metterci alla prova non solo come attrici, ma anche come autrici e come artiste che sentono la necessità di parlare e di raccontare qualcosa che ci tocca e che pensiamo possa risuonare anche in altre persone.
In questo anno la bozza del progetto che abbiamo presentato è diventata realtà, partendo dalla ricerca, passando per la scrittura del testo, fino alla messa in scena; durante questo percorso siamo state accompagnate da cinque meravigliose tutor, grazie alle quali la realizzazione di questo progetto è stata anche un’occasione di formazione. Così è nato il nostro “Quelli che restano”, uno spettacolo che indaga lutto, famiglia (di sangue e non) e società.
"Beng! Lo strano caso del caso risolto per caso" Siamo cinque ragazzi che hanno condiviso due intensi anni di formazione ad Officina Pasolini.
Al termine del percorso siamo stati selezionati per il terzo anno, il Labor Work, un progetto che ci ha sostenuti, sia economicamente, sia tramite delle tutor assegnate, che ci ha fatto capire cosa effettivamente significhi lavorare per creare uno spettacolo da zero fino a portarlo sul palco, dall'idea alla scrittura, la ricerca dei costumi, la scenografia, fino al montaggio effettivo dello spettacolo. Grazie al Labor Work siamo riusciti a realizzare il nostro progetto:
"BENG, lo strano caso del caso risolto per caso". Un giallo, noir dai toni comici, parodistici e grotteschi, che attualmente andrà in scena il 15 Dicembre a Officina Pasolini e dal 10 al 12 Febbraio al teatro Belli.
Chiude la rassegna lo spettacolo “La singolarità”, lavoro documentario e poetico sul disturbo da accumulo, nato da un lungo percorso di ricerca che ha portato la compagnia nelle case di persone che vivono questa patologia, in dialogo con familiari, psicologi e attivisti. La drammaturgia intreccia testimonianze reali, incontri e memorie intime degli interpreti, costruendo un racconto che parla di fragilità, legami e oggetti che diventano estensioni del sé.
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