Storia
La prima partita di scacchi online si giocò nel 1844. Sì, hai letto bene
Oggi qualunque appassionato di scacchi può giocare una partita ovunque si trovi: basta uno smartphone, un’applicazione e una connessione a internet, una tecnologia nata nel 1983 come progetto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e resa accessibile al pubblico solo nel 1991. Come è possibile, allora, che la prima partita di scacchi online sia stata giocata il 18 novembre 1844?
La risposta sta nel fatto che l’espressione «online» non ha sempre avuto le stesse implicazioni che le attribuiamo oggi. Per capire come andarono le cose bisogna tornare al novembre del 1844, quando il Washington Chess Club e un gruppo di giocatori della città di Baltimora negli Stati Uniti decisero di organizzare un incontro.
Il problema era che molti dei partecipanti si trovavano a decine di chilometri di distanza dalle sedi di gioco: in alcuni casi fino a sessanta chilometri, in un’epoca in cui le comunicazioni erano ben diverse da quelle attuali. Ma per comprendere appieno l’importanza dell’evento occorre risalire ancora più indietro nel tempo.
Tra il 1836 e il 1837 Samuel F. B. Morse aveva messo a punto il primo telegrafo elettrico, un’invenzione rivoluzionaria che portò gli Stati Uniti a realizzare la prima linea telegrafica tra Washington e Baltimora. Quale occasione migliore per metterla alla prova di una partita di scacchi tra giocatori separati da oltre cinquanta chilometri?
Perché proprio gli scacchi? Sebbene il gioco fosse già molto popolare all’epoca, non fu questa la ragione della scelta.
Gli organizzatori ritenevano che gli scacchi si adattassero perfettamente alle nuove forme di comunicazione a distanza che stavano emergendo. La realizzazione della partita non fu però semplice.
Il buon esito della trasmissione dipese dall’ingegno di Alfred Vail e Henry J. Rogers, che elaborarono un protocollo specifico per il gioco. Per ridurre al minimo gli errori, attribuirono numeri differenti ai sessantaquattro quadrati della scacchiera, trasformando la tradizionale notazione descrittiva in un linguaggio codificato.
In questo modo anche la mossa più complessa si traduceva in una sequenza breve e precisa, trasmessa lungo i cavi di rame della linea telegrafica. Nel complesso, questo sistema di codifica numerica permise di registrare fino a 686 spostamenti di pezzi senza interruzioni critiche della comunicazione.
Gli operatori controllavano costantemente le apparecchiature, poiché il segnale tendeva a diminuire con la distanza e non erano rari i guasti ai cavi, soprattutto a quelli posizionati lungo le linee ferroviarie. Va ricordato che i tentativi d’installare cavi telegrafici sotterranei si erano rivelati fallimentari; per questo le autorità optarono infine per collocarli all’esterno.
Il Congresso degli Stati Uniti finanziò parte del progetto con l’obiettivo di suscitare l’interesse del grande pubblico verso quella nuova tecnologia. Scacchi e ingegneria, una lunga storia comune Quello del 1844 non fu l’unico caso in cui gli scacchi vennero impiegati per verificare il funzionamento di sistemi di comunicazione.
Nel 1965 il grande giocatore di scacchi Bobby Fischer disputò una partita tra New York e L’Avana utilizzando una telescrivente, un dispositivo in grado di trasmettere messaggi di testo attraverso la rete telegrafica. Nel maggio del 1997, invece, Garry Kasparov affrontò il sistema informatico Deep Blue, in un confronto carico di polemiche che segnò la prima sconfitta del miglior giocatore del mondo contro un computer.
Oggi piattaforme come Chess.com gestiscono oltre venti milioni di partite al giorno. È vero che, quando nel 2016 DeepMind decise di testare il potenziale delle proprie reti neurali, scelse il Go, un gioco ancora più complesso degli scacchi.
Ma questa è un’altra storia.