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Cultura

Il mostro dentro: la serie su Ed Gein e l’allegoria dell’oscurità umana

Mercoledì 3 dicembre 2025 ore 00:04 Fonte: ReWriters
Il mostro dentro: la serie su Ed Gein e l’allegoria dell’oscurità umana
ReWriters

Che cos'è un mostro? È l’orrida e spaventosa creatura di cui aver paura?

È l’altro escluso e rifiutato che non riusciamo a comprendere? O siamo noi stessi?

Il mostro è una figura liminale e Max Winkler con la serie Monster su Netflix ce ne dà una dimostrazione attraverso diverse storie di personaggi più o meno conosciuti che, essendo Serial Killer, hanno compiuto le barbarie più atroci. Realtà o horror?

Nel cuore di questa narrazione, il mostro non è un’entità mitica né una presenza soprannaturale: è un essere umano. Nel terzo episodio della serie Monster:

La storia di Ed Gein, l’umanità è così deformata, così carica di ossessione, che diventa un abisso: un mostro plasmato dal dolore, dalla solitudine, e dalla memoria materna. Ed Gein è un mostro che respira nel buio di una casa isolata, dove i confini tra la vita e la morte si dissolvono come nebbia al mattino.

La madre, con la sua autorità opprimente, è un fantasma vivente che lo guida, lo imprigiona, lo forma. È lei che innalza in lui il seme della trasgressione, e quando muore, lascia una voragine che Ed cerca di colmare scavando nella tomba degli altri.

In questa serie, il mostro è anche il riflesso distorto della cultura: l’eco dei film horror che lo hanno preso come musa, l’ombra lunga di Psycho e di Texas Chainsaw Massacre che si mescola alla sua stessa follia. Gein diventa così un ponte tra la realtà e il mito: non solo un criminale, ma un’icona deformata della paura collettiva.

L’umanizzazione del mostro Ma il mostro è anche il suo dolore: la voce cupa dell’attore Charlie Hunnam che lo interpreta emerge come un canto spezzato, pieno di visioni deliranti: quasi tutto quello che vediamo è filtrato dal suo sguardo alterato, come se fosse prigioniero di un’ossessione che ha preso forma concreta. Alcuni momenti sembrano allucinazioni, altri una lenta discesa e l’orrore non è solo nelle sue azioni, ma nel modo in cui egli stesso diventa prigione del proprio corpo e della propria mente.

Questo confine poco chiaro tra ciò che è Ed e ciò che a tratti sembra essere, spesso manda in confusione lo spettatore che vorrebbe dichiararne la colpevolezza ma si prodiga a ricercare il motivo, la ragione logica che ha spinto a tali orrori. Che sia la malattia o la follia poco importa.

Un motivo deve esserci. E trascorriamo, in quanto pubblico, l’intera durata della serie a ricercarlo in ogni indizio.

Nonostante ci siano delle inesattezze riguardo la realtà dei fatti intorno alla vita del vero Ed Gein, il regista si preoccupa di ricreare un’allegoria del male, per dargli un senso, seppur spesso impossibile. Chi ha creato davvero il mostro?

È Gein stesso, con le sue paure ancestrali e i suoi fantasmi interiori? È la madre, matrice di una parte di lui che non ha mai potuto essere libera?

O è la cultura che lo ha mitizzato, che ha trasformato il suo male in leggenda, in cinema, in simbolo? Alla fine, il mostro non è un semplice essere “altro”: è una croce umana, fatta di carne, memoria, debolezza.

Ed Gein, nella serie, è un mostro e un uomo e forse è proprio in quel doppio volto che vediamo la dimensione più tragica e poetica della malvagità: non come qualcosa di innaturale, ma come un’ eco deformata di ciò che siamo tutti: fragili, ossessionati, in bilico tra il desiderio di amore e la paura della nostra stessa oscurità. The post Il mostro dentro: la serie su Ed Gein e l’allegoria dell’oscurità umana appeared first on ReWriters.

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