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Politica

Board of peace: l’Onu personale di Trump, dove il diritto si chiama Donald e Gaza sfuma in dissolvenza

Domenica 18 gennaio 2026 ore 18:57 Fonte: Strisciarossa

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Board of peace: l’Onu personale di Trump, dove il diritto si chiama Donald e Gaza sfuma in dissolvenza generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Il Board of peace presentato da Trump è un'istituzione che riconosce il suo ruolo imperiale nel mondo e in cui il diritto si chiama Donald mentre Gaza si dissolve nel nulla e per diventare membri permanenti si deve versare un miliardo di dollari
Board of peace: l’Onu personale di Trump, dove il diritto si chiama Donald e Gaza sfuma in dissolvenza
Strisciarossa

“Non ho bisogno del diritto internazionale”. “Io lo rispetto.

Dipende da qual è la definizione di diritto internazionale”. Così Donald Trump in un’intervista di qualche settimana fa a New York Times, la stessa in cui riconosceva come unico limite “la mia morale personale”, come dire: sono legge a me stesso.

Che poi è esattamente l’opposto di riconoscere norme universali valide per tutti. Ed infatti ecco che, partendo da questo presupposto, il presidente degli Stati Uniti sta mettendo in piedi una sua personale versione del diritto internazionale, basato su un criterio facilmente riconoscibile.

E cioè: decido io e potete anche darmi ragione. La Casa Bianca sta inviando in queste ore gli inviti a far parte del Board of peace, un organismo che ha avuto la benedizione Onu nel novembre scorso e che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto accompagnare la transizione e ricostruzione di Gaza, secondo il piano di pace che prevedeva un percorso in tre tappe verso la normalizzazione e che finora è stato ampiamente disatteso (nella Striscia si continua a morire, gli aiuti entrano a singhiozzo, le tendopoli dei tanti sfollati sono solo una versione più presentabile del genocidio).

Timbro delle Nazioni Unite e approvazione diffusa, con tanto di richiesta di aderire anche da parte della Ue. E invece no, la Striscia è solo un inciso.

A leggere la carta allegata all’invito, pubblicata integralmente sul Times of Israel, la parola Gaza non compare nemmeno. Si fa un generico riferimento a situazioni di conflitto reale o potenziale dove il Board potrebbe intervenire, come un “più agile ed efficace strumento di costruzione della pace”, lamentando come altri abbiano solo perpetuato la dipendenza e istituzionalizzato le crisi senza risolverle (dove è possibile scorgere un neanche troppo velato accenno all’Onu).

Il Board dovrebbe (capitolo I) “promuovere la stabilità, ripristinare un governo affidabile e legale e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”. Non è chiaro se la strategia usata in Venezuela possa essere considerata un punto riferimento.

Gaza sfuma in dissolvenza,Trump guarda all’orbe terracqueo. E dire Trump non è un modo di sintetizzare la questione.

No, il Board infatti avrà lui come chairman. A lui spetta il diritto esclusivo di invitare Stati o associazioni regionali a farne parte, lui decide chi può sedersi al tavolo e chi no e per quanto tempo, a lui la facoltà di cacciare chi crede (a meno del veto di due terzi dei membri dell’organizzazione).

La durata del mandato per i partecipanti è di tre anni, ma si può comprare un seggio permanente versando un miliardo di dollari ad un fondo direttamente gestito dal presidente del Board, vale a dire sempre The Donald, il cui incarico potrà essere revocato solo da se stesso o per incapacità per voto unanime dell’Executive board, da lui nominato. A Trump spetterà anche il compito di designare un successore, oltre ad avere l’autorità esclusiva di “creare, modificare o sciogliere” entità sussidiarie necessarie alla missione del Board stesso e di porre il veto su qualunque decisione.

Una sorta di Onu fai da te, che tradisce lo spirito stesso delle Nazioni Unite, tagliata e cucita su misura della “personale morale” di Trump. O meglio, una sorta di investitura imperiale a decidere cosa, dove e come intervenire per “costruire la pace” o quello che è.

L’invito a partecipare è stato esteso ad una sessantina di capi di Stato o di governo. Hanno già aderito con entusiasmo l’argentino Milei e Viktor Orbàn, nella lista anche l’egiziano al Sisi e il turco Erdogan, ragione dell’inquietudine e delle proteste di Netanyahu rimasto ancorato alla versione del Board approvata a suo tempo dall’Onu.

Su X il premier israeliano esprime tutto il suo disappunto sulla composizione del Gaza Exexutive Board, che è solo una appendice del Board of peace. Netanyahu contesta la presenza di figure vicine a Turchia e Qatar, mentre il governo israeliano non è rappresentato.

Trump gli ha offerto una poltrona al tavolo del Board generale, dove ovviamente il margine di manovra di Bibi sarebbe estremamente limitato, al pari degli altri. Succede, non ci sono più gli alleati di una volta, quelli che stavano più o meno sempre al tuo fianco.

Spariti come le mezze stagioni. L’imperatore del mondo Non è chiaro quanto e se i convitati al Board trumpiano abbiano capito di che cosa si sta parlando.

Sappiamo che la Ue a suo tempo aveva aderito all’idea originaria, resta da vedere se attualmente è dello stesso parere, con o senza il caso Groenlandia a pesare sulla bilancia. Dal suo viaggio in estremo Oriente Giorgia Meloni, che risulterebbe nell’elenco dei prescelti, si è detta pronta ad avere un ruolo di “primo piano”, come se l’invito fosse un onore e non una sorta di chiamata in correo nella violazione del diritto internazionale.

Ora è vero che lei stessa ha definito legittimo il blitz venezuelano di Trump e che il suo ministro degli esteri non ha avuto remore a suo tempo nel dire che “il diritto internazionale conta fino a un certo punto” (quale? Tracciato da chi?).

E’ anche vero che per la prima volta Meloni ha bollato come un “errore” i dazi di Trump sulla questione Groenlandia, continuando per il resto a seguire la strategia del pesce in barile per non sganciarsi dalla Ue né tanto meno da Washington, non vorrete mica dare l’assalto ai McDonald’s. Ma qualche domandina sull’allegato all’invito a partecipare al Board dovrà pur farsela.

Perché è vero che le Nazioni Unite hanno perso ruolo e incisività e che da tempo si parla inutilmente della riforma del consiglio di sicurezza, ma la cura della Casa Bianca sembra assai peggio del male. Pietra tombale su qualunque speranza di un mondo multipolare, legittimazione della legge del più forte, con buona pace di chi pensa che basti farsi amico il bullo della classe per stare al sicuro, fino a quando la vittima non sei tu.

L’Europa dovrebbe averlo capito, arrivati a questo punto. Donald Trump e Giorgia Meloni alla Casa Bianca.

Foto di Hu Yousong, CHINE NOUVELLE/SFotogramma Non c’è solo il caso Groenlandia, i dazi, le minacce di voltare le spalle alla Nato. Trump ha fatto le sue considerazioni sul primato della sua morale personale mentre annunciava il ritiro degli Stati Uniti da 66 organismi internazionali, incluse numerose agenzie Onu, che a suo dire “non servono più o contrastano con gli interessi” americani, mettendo nel calderone dal panel sui cambiamenti climatici (Ipcc) alle organizzazioni a tutela di diritti umani, salute, democrazia, uguaglianza di genere, oltre alle commissioni su lavoro, migrazioni e sviluppo.

Tutta robaccia da gettare alle ortiche, quindi stop ai finanziamenti e fine della partita. Quale sia la direzione intrapresa dall’amministrazione Usa a questo punto dovrebbe risultare piuttosto chiaro e il Board of peace che ruota intorno a Trump ne è solo la conferma.

Il diritto sono io, astenersi perditempo. E a questo punto tutto diventa possibile, tutto ugualmente legittimo se è ciò che voglio: fare il dito medio, uccidere per la strada, comprare la Groenlandia, annettere il Canada.

A volte giocando a che farei se fossi l’imperatore del mondo, capita di sentire editti come “bandire i pop corn” o “vietare il prosecco”. Totale arbitrarietà.

Ecco, il mondo di Trump, fatte le debite proporzioni, potrebbe finire per assomigliare a qualcosa di simile. L'articolo Board of peace: l’Onu personale di Trump, dove il diritto si chiama Donald e Gaza sfuma in dissolvenza proviene da Strisciarossa.

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