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Il piano MAGA di Trump per conquistare l’Europa

Mercoledì 25 febbraio 2026 ore 09:13 Fonte: Valigia Blu
Il piano MAGA di Trump per conquistare l’Europa
Valigia Blu

Quando, lo scorso novembre, sono state rese pubbliche le nuove linee guida sulla sicurezza nazionale, l’amministrazione Trump non ha fatto altro che rendere ancora più esplicito il suo approccio verso l’Unione Europea: trasformare l’Europa in un continente a sua immagine e somiglianza, rafforzando la crescente influenza di partiti europei di estrema destra (come Reform UK, Alternative für Deutschland (AfD), Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen, Fidesz in Ungheria e Vox in Spagna), simpatizzanti, se non addirittura eredi dei movimenti fascisti e nazisti, responsabili della deriva autoritaria e razzista che ha condotto al conflitto e all’Olocausto, e tenuti lontani dalle leve del potere dopo la Seconda Guerra mondiale. Questo disegno non è mai stato celato.

Sin dall’inizio del secondo mandato, Trump ha cercato di dare una spallata all’Europa così come l’abbiamo conosciuta finora, a partire dal famoso discorso del vicepresidente JD Vance alla Conferenza sulla Sicurezza dello scorso anno a Monaco, in cui aveva attaccato l’UE perché, a suo dire, sopprimerebbe la libertà di parola e negherebbe alle forze politiche di estrema destra la possibilità di governo. Quest’anno c’è stato un remake, con il segretario di Stato, Marco Rubio, che pur usando toni differenti, apparentemente meno di rottura, ha di fatto dettato la linea su cosa dovrebbe fare l’Europa per sopravvivere e mantenere salda la relazione con gli Stati Uniti, sempre più tossica: “allinearsi alla visione del mondo MAGA, ossia una ideologia fondamentalmente suprematista bianca.

Un mondo che non ci appartiene”, come sottolinea Arianna Ciccone in questo articolo. Un’era sta finendo e forse anche la relazione abusiva dell’Europa con gli USA Questa campagna di “MAGAficazione” dell’Europa da parte dell’amministrazione Trump non nasce di certo oggi e trova una sponda comune nell’UE proprio in quei partiti, centri studi e personaggi politici del mondo di estrema destra cui guardano Vance e Rubio.

Come ricostruiva Marco Arvati in questo articolo dello scorso dicembre, da quando si è insediato Trump, il rapporto tra il mondo MAGA e l’estrema destra europea si è ampliato a macchia d’olio: l’obiettivo comune è portare quanti più movimenti di estrema destra possibile al governo in Europa, per cambiare radicalmente la traiettoria politica dell’Unione. Sempre a dicembre, riporta il Financial Times, alti funzionari del Dipartimento di Stato hanno incontrato (in vista di finanziamenti futuri) think-tank e organizzazioni vicine al movimento MAGA in tutta Europa, come parte della sua campagna per accrescere il sostegno ai partiti di estrema destra anti-UE.

Da MAGA a MEGA, l’estrema destra statunitense alla conquista dell’Europa “Questi partiti non vanno intesi come fenomeni nazionali isolati”, spiega sul Guardian Mark Leonard, direttore dello European Council on Foreign Relations e autore di uno studio sulle nuove destre in Europa, “ma come espressioni di un progetto intellettuale condiviso, un movimento che, in varia misura, viene ora rafforzato da una potenza straniera”. La forza di questa sorta di internazionale nera sta nell'essere radicalmente contemporanea, perfettamente in sintonia con le condizioni politiche, sociali e intellettuali del XXI secolo, spiega Leonard.

“Sulla base della mia ricerca, sono convinto che, lungi dall'essere ancorato al passato, questo movimento sia ipermoderno e che i suoi portabandiera abbiano una visione convincente dei fallimenti della democrazia liberale”. Secondo Leonard, le nuove destre hanno saputo guadagnare credibilità e consenso attribuendo le crisi che le persone hanno pagato sulla loro pelle – attraverso la perdita di posti di lavoro, servizi pubblici sotto pressione e percepiti come inefficienti o bollette e tasse in aumento – al fallimento del liberalismo e dell’ordine globale esito del secondo dopoguerra.

Secondo l’interpretazione proposta dalle nuove destre, tutte le crisi vissute in questi anni – il crollo finanziario globale del 2008, la crisi dell'eurozona due anni dopo, la crisi dei rifugiati del 2015, la pandemia di Covid nel 2020 e il forte aumento del costo della vita a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 – non sarebbero altro che conseguenza dei “limiti della governance liberale” e dell’incapacità degli Stati di gestirle, alimentando l’idea che i governi abbiano preferito salvare gli interessi delle élite a discapito dei cittadini comuni. Sulla scia di queste crisi, prosegue Leonard, questo movimento di “nuova destra” ha parlato soprattutto agli elettori della classe operaia che hanno subito un relativo declino del reddito e della loro percezione di sicurezza e posizione sociale, proponendo un programma politico ampio che abbracciava l'immigrazione, il commercio, la politica estera e la riforma dello Stato, con la promessa di ripristinare il senso di benessere perduto attraverso la difesa degli stretti interessi nazionali.

I confini sono diventati uno strumento per distinguere i “veri” membri della nazione da chi non ne può far parte. I dazi doganali sono stati riformulati come un modo per ricostruire la produzione interna ed elevare la dignità del lavoro.

La politica estera è stata ridotta a difesa del proprio particolarismo. I partiti al governo sono stati screditati, accusati di essere difensori di un ordine liberale ormai delegittimato in quanto causa delle crisi di tutti questi anni.

E con loro, vengono picconati lo Stato di diritto e le democrazie come le abbiamo vissute finora. È questa l’idea di democrazia propinata dall’universo MAGA e delle nuove destre europee: un club privato al quale si accede per inviti e affiliazione.

Lo abbiamo visto anche con il board per la pace a Gaza di Trump, lo stiamo vedendo con la logica attraverso cui Trump minaccia dazi e invasioni a paesi che, a seconda delle occasioni, ritiene nemici o alleati. Al successo di questa nuova destra sta contribuendo la sua padronanza di un ambiente mediatico frammentato in sottoculture online e l’incapacità dei media mainstream e dei partiti “storici” di riconoscere dall’inizio la forza distruttiva delle sue narrazioni e retoriche.

Non contenstandone il carattere eversivo, media e partiti politici hanno finito con l’avvalorare e dare legittimità a narrazioni, slogan e proposte che in altre epoche non avrebbero avuto agibilità politica, culturale e sociale. In nome della “libertà di espressione” contro la presunta dittatura del “politicamente corretto, narrazioni e slogan di estrema destra hanno saturato lo spazio online, diffondendo “fatti alternativi” e meme provocatori.

In questo modo la destra è riuscita a dominare “l’economia dell’attenzione”, scrive ancora Leonard. Lo strumento retorico utilizzato per scardinare le democrazie liberali è il vice-signalling (letteralmente “segnalazione del vizio”), spiega Zoe Williams in un approfondimento sul Guardian.

A differenza del più noto virtue signalling (“esibizione di virtù”, ovvero esprimere opinioni per dimostrare di essere una “brava persona” secondo gli standard morali dominanti), il vice-signalling consiste nell’esprimere deliberatamente in pubblico posizioni o frasi considerate “offensive” o “amorali” dall’establishment (le élite politiche, culturali e mediatiche). Le affermazioni di Trump sul Messico già all’epoca del suo primo mandato sono un esempio lampante di vice-signalling: “[Il Messico] sta mandando persone che hanno molti problemi e stanno portando questi problemi da noi.

Stanno portando droga, criminalità e sono stupratori”. In una sola frase Trump aveva rotto tabù generali (contro l'incitamento all'odio) e più specifici (contro l'associazione errata di tratti criminali o di bassa lega a una razza o a un gruppo etnico) e stava segnalando che era pronto ad arrivare a quel punto, a dire ciò che l'establishment non avrebbe permesso, e quindi ad affermarsi come un politico autentico e coraggioso, che non può essere messo a tacere.

Anche il recente video in cui gli Obama sono raffigurati come scimmie rientra in questo artificio retorico che consente allo stesso tempo di posizionarsi contro l’establishment, di dominare lo spazio mediatico e di spostare ogni volta il limite di ciò che è accettabile dire in pubblico. In passato, simili dichiarazioni avrebbero comportato l'emarginazione politica o la sconfitta elettorale.

Oggi, invece, garantiscono visibilità senza alienare il consenso. I partiti conservatori tradizionali spesso non espellono chi usa questi toni, ma finiscono per inseguirli o accoglierli.

I partiti progressisti restano ancorati all'idea che esistano ancora delle "regole" e che le istituzioni possano contenere il fenomeno, non comprendendo che la destra ha già dimostrato che quelle regole sono finite. “Ogni volta che un politico esprime un ‘vizio’ senza subire conseguenze letali per la sua carriera, sposta il limite di ciò che è accettabile dire in pubblico.

Quello che ieri era impensabile, oggi è discutibile, domani sarà normale”, osserva Williams. E quanto evocato da singole affermazioni – come le offese di JD Vance alle donne senza figli – preparano poi il terreno a proposte radicali, come la limitazione del voto femminile a favore del “nucleo familiare”.

Con Trump a capo degli Stati Uniti c’è stato, infine, un ulteriore salto di specie (e di qualità). La stessa estrema destra che per anni ha deriso il movimento “woke”, gridato contro la “cancel culture” ed evocato di essere vittima della dittatura del “politicamente corretto, una volta diventata mainstream e al potere, non propone un eventuale boicottaggio ma una vera e propria censura autoritaria: chiede licenziamenti, intimidisce chi osa criticare i suoi leader, reprime il dissenso.

Censura la satira, minaccia ritorsioni economiche. Come scrivevamo in questo articolo, ieri denunciavano la “dittatura del politicamente corretto”, oggi questa destra estrema e violenta vuole imporre una dittatura istituzionale e punitiva, rivolta esclusivamente ai suoi avversari, visti unicamente come nemici da abbattere.

La destra – conclude Williams – si è avvicinata alla “recinzione elettrica” dei limiti democratici e ha scoperto che non è elettrificata e non trasmette più scosse.   

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