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Il Viminale vuole nascondere a tutti i costi che cosa succede nel Cpr di Gjadër in Albania

Martedì 23 dicembre 2025 ore 06:01 Fonte: Altreconomia
Il Viminale vuole nascondere a tutti i costi che cosa succede nel Cpr di Gjadër in Albania
Altreconomia

Il ministero dell'Interno sta facendo di tutto per tenere segreti i registri degli eventi critici dei centri per migranti in Albania. I documenti che fotografano la quotidianità nella struttura di detenzione di Gjadër sembrano essere molto scomodi: il Viminale, infatti, ha fatto appello a metà dicembre contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio che aveva riconosciuto il nostro diritto di poterli visionare integralmente e darne conto all’opinione pubblica.

Ricapitoliamo i fatti. Il 25 luglio di quest'anno abbiamo raccontato dell’incongruenza del numero di “eventi critici” -cioè proteste, tentativi di suicidio, atti di autolesionismo- comunicati dalla prefettura di Roma dopo accesso civico generalizzato.

L’ufficio territoriale del Viminale aveva scritto che dall’’11 aprile al 29 maggio 2025 quelli registrati erano stati appena quattro mentre la deputata Rachele Scarpa, consultando il documento, ne riportava 35 nei primi 13 giorni di apertura. Al di là dei numeri, poi, il problema principale era che la prefettura non aveva fornito, come invece avevamo richiesto, una copia del documento ma aveva rielaborato le informazioni contenute.

Per questo motivo a fine luglio con gli avvocati Salvatore Fachile, Federica Remiddi e Anna Pellegrino dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), nell'ambito del progetto InLimine, abbiamo fatto ricorso al Tar del Lazio sottolineando principalmente due aspetti: il “diniego mascherato” della prefettura, in quanto aggregare le informazioni è ben diverso rispetto a “ottenere copia” di un documento anche perché prevede un’attività di rielaborazione che, fino a prova contraria, potrebbe essere svolta in maniera arbitraria e senza la possibilità per chi chiede quelle informazioni di vagliare questo processo. Inoltre questa attività comporta un aggravio ingiustificato di lavoro per la Pubblica amministrazione dato che quel documento è già in suo possesso.

Nel ricorso è stato specificato poi come il problema non possa nemmeno essere la privacy delle persone rinchiuse nel Cpr. In passato, infatti, in diversi avevamo già ottenuto integralmente il registro degli eventi critici -con la prefettura di Potenza per il Cpr di Palazzo San Gervasio e inizialmente con quella di Torino (che poi ha cambiato improvvisamente orientamento)- da cui risulta evidente che in alcuni casi non c'è alcun riferimento a chi ha realizzato l'evento e in ogni caso, se questa indicazione c'è, spesso sono codici identificativi o al massimo iniziali del nome e del cognome.

In altri termini: ricostruire chi è il soggetto che ha messo in atto quella specifica azione, magari a distanza di mesi, quando la persona potrebbe essere già stata liberata oppure rimpatriata, è molto difficile. [caption id="attachment_233331" align="aligncenter" width="865"] Un frammento del registro degli eventi critici inviato ad Altreconomia dalla prefettura di Potenza nel maggio 2024[/caption] Il punto centrale, infine, è che aver accesso ai documenti integralmente permette di raccontare all’opinione pubblica che cosa succede dentro quei luoghi. Un elemento essenziale anche considerato che a Gjadër il ministero ci ha negato l’accesso alla struttura in loco.

Leggere quello che gli operatori annotano in quei documenti resta quindi una delle pochissime fonti accessibili per raccontare che cosa si vive giorno dopo giorno nei Cpr. Il Tar Lazio il 13 dicembre con una sentenza molto snella (appena cinque pagine, presidente Daniele Dongiovanni) ha messo nero su bianco come la nostra richiesta fosse corretta e fondata.

“Una rielaborazione di dati (con attività di riassunto) è attività diversa dal fornire una copia, anche parzialmente oscurata, questione su cui si tornerà in seguito, del documento richiesto” e “solo ottenendo copia del registro è possibile verificare se lo stesso è tenuto dall’Ente gestore in maniera congrua e regolare, stante anche la rilevanza degli interessi e dei diritti sottesi eventuali esigenze di riservatezza o l’esistenza di altri motivi ostativi tra quelli”. Inoltre le esigenze di riservatezza secondo i giudici “possono essere adeguatamente soddisfatti con l’oscuramento dei dati necessari; peraltro, come rappresentato dal ricorrente, nelle risposte ottenute da altre prefetture per altri Cpr, i soggetti coinvolti vengono di regola individuati con un numero identificativo personale ID o con le iniziali”.

A ridosso della scadenza dei termini per poterlo fare, il Viminale ha fatto appello al Consiglio di Stato. I motivi?

In primis “la prefettura non detiene stabilmente il registro ma riceve periodicamente comunicazione degli eventi rilevanti” e quindi non è tenuta “ad ostendere il registro degli eventi critici non trattandosi di un documento dalla stessa redatto”. Ma soprattutto, secondo il ministero, il rischio di re-identificazione delle persone coinvolte “è più elevato di quanto necessario al soddisfacimento delle esigenze di trasparenza sottese all’istituto dell’accesso civico”.

Insomma sarebbe tutto un problema di privacy. Sarà perciò il Consiglio di Stato a decidere.

Quel che è già successo, nel frattempo, è il cambio di rotta della prefettura di Potenza: la stessa che ci aveva sempre fornito copia integrale del registro, il 17 dicembre ha inviato solamente i dati in forma aggregata “nel rispetto della privacy”. Lo stesso ha fatto Brindisi nella risposta del 18 dicembre: dopo "aver richiesto parere al superiore ministero” ha negato l’accesso perché “il numero esiguo degli eventi verificatisi presso il Cpr rende altamente probabile la reidentificazione anche in assenza di dati nominativi”.

Da Gorizia, invece, è arrivato un allegato con 110 documenti "opportunamente oscurati i dati sensibili degli interessati al fine di tutelarne la protezione dei dati personali". Altro che privacy, quel che conta è la volontà. © riproduzione riservata L'articolo Il Viminale vuole nascondere a tutti i costi che cosa succede nel Cpr di Gjadër in Albania proviene da Altreconomia.

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