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L’Europa e la politica guerrafondaia di Trump
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Alcune nazioni europee provano a posizionarsi ad una distanza di sicurezza dalla politica guerrafondaia del presidente Trump. Non per una opposizione vera alla guerra, né a Trump, né a Netanyahu, né tantomeno per ragioni umanitarie, ma per biechi interessi.
Il prezzo dell’energia fossile inizia a costare troppo per le economie nazionali. La Spagna, per prima e in maniera più decisa, ha definito illegale la guerra all’Iran e poi ha bloccato prima agli americani l’uso delle basi e poi ha chiuso lo spazio aereo.
L’Iran ha di fatto aperto lo Stretto di Hormuz alla Spagna. L’Italia, venerdì scorso, ha vietato l’uso della base di Sigonella e lo ha fatto perché è fuori dalle regole del Trattato con gli USA e comunque avrebbe bisogno del voto del Parlamento.
Altri paesi tra condanne e autorizzazioni (Regno Unito), richieste di dibattiti all’ONU (Francia), continuano a ondeggiare. L’Europa, vedi anche le posizioni dell’Est, non ha una posizione unitaria e non ha una strategia efficace e chiara che la allontani dalle logiche di dominio che hanno nel conflitto il braccio armato.
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