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Cultura

Fuori o dentro? Intervista a Gabriele Linari

Venerdì 27 febbraio 2026 ore 00:24 Fonte: ReWriters
Fuori o dentro? Intervista a Gabriele Linari
ReWriters

Al Teatro Cometa Off di Roma, "Fuori", una commedia poetica e surreale, scritta da Elettra Zeppi e Francesco Imundi, diretto da Federico Vigorita, con Pierre Bresolin, Francesca La Scala, Elettra Zeppi, Gabriele Linari che oggi ce ne parla. Quanto si riesce a creare oggi uno spettacolo distopico e surreale come quello che state per portare in scena con tutto quello che accade al di fuori?

Forse è proprio quello che accade a spingerci a raccontare storie di questo tipo. La distopia rinasce sempre nei momenti di sospensione, quando pericolo e paura sono nell'aria, come ha fatto il cinema negli anni '50 con la fantascienza, rispondendo alla Guerra Fredda.

Il teatro (questa è la mia personalissima visione) non deve dare risposte, ma trovare sempre nuovi modi di porsi e far porre domande. In un certo senso, oggi, la distopia è una forma di realismo, molte delle cose che sono state "inventate" da grandi autori "distipici" si sono in qualche modo avverate.

La "predizione" dell'artista non è qualcosa di magico ma il risultato della sua capacità di leggere il presente. Flaiano diceva:

"È la vita che copia la cattiva letteratura". Quale Godot attendono i due senzatetto e qual è il tuo ruolo in questo progetto?

Godot è da sempre multiforme ma, forse, non lo si aspetta mai davvero. Del resto quell'attesa fotografata da Beckett era proprio questo, in qualche modo: l'assenza di un'attesa vera e propria, una sorta di continuo e diluito attendere che permea l'esistenza tutta.

I nostri senzatetto, di fatto, non attendono nulla, cercano piuttosto di risolvere un presente che, nella sua ripetitività, si fa sempre più minaccioso e ridicolo. Il mio ruolo è quello (assieme a quello di Elettra Zeppi) di immettere una variazione possibile in questo loop.

Ma (forse) non risolutiva. Fuori...ma Fuori da cosa? Fuori dalle norme della logica, in qualche modo. Fuori anche dai rapporti ordinari.

Lontano dalla "normalità", per poter vedere cosa davvero sta iniziando a scricchiolare. E anche un po' fuori di testa, perché per raccontare quello che volevamo raccontare, abbiamo inserito nello spettacolo non poca follia.

Ci divertiamo, ecco, e speriamo anche di divertire. Possiamo pensare davvero che la poesia salverà il mondo?

Io continuo a crederci fermamente. È una delle nostre creazioni più alte, quella che ci appartiene e ci rappresenta di più.

È parola, senso e musica al tempo stesso. La poesia, anche, è un concetto che si può allargare a tutte le arti.

Com'è composta la squadra di questo atteso spettacolo? Tutta gente un po' "fuori", non potrebbe essere altrimenti.

Attori e attrici che hanno già incrociato i loro percorsi in momenti diversi: con Pierre ho condiviso tanti spettacoli all'inizio della mia carriera d'attore, Francesca l'ho invece incontrata nei miei anni di regie, di teatro "di ricerca" e in quegli stessi anni mi sono sfiorato con Elettra per poi incontrarla sul campo di “402”, sempre con Federico Vigorito alla regia. Insomma: squadra che vince...

Credo che trovarsi bene dal punto di vista umano sia fondamentale per questo mestiere. Non solo dal punto di vista personale (dello "star bene", insomma) ma anche sul piano creativo.

Si costruisce meglio nella serenità. The post Fuori o dentro?

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