Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Politica

La violenza giovanile è un’emergenza ma il governo sa solo fare la faccia dura

Domenica 18 gennaio 2026 ore 18:50 Fonte: Strisciarossa
La violenza giovanile è un’emergenza ma il governo sa solo fare la faccia dura
Strisciarossa

La linea del governo Meloni è quella di tutte le destre passate e presenti: allargare il potere repressivo dello Stato, gridare alle emergenze per incutere paura, senza affrontare davvero le cause dell’insicurezza. Più un potere ha natura dispotica, più ha bisogno di un nemico interno e più monopolizza il proprio approccio alla sicurezza dei cittadini.

La sicurezza viene ancora una volta declinata a suon di ronde, come problema di ordine pubblico: l’introduzione di nuovi reati e l’inasprimento delle pene vengono proposti come provvedimenti risolutivi, senza mai dire che mai negli anni han materialmente funzionato come il governo si aspettava. Nel 2024 i reati sono aumentati dell’1,7% rispetto all’anno precedente, superando anche i livelli del 2018.

In una società in cui circolano impunemente discorsi d’odio e modelli di sopraffazione, intrisa di violenza nelle relazioni internazionali, nella propaganda, nei campi di calcio, in gran parte dei contenuti digitali, nella competizione a ogni costo si invoca il tintinnio delle manette come se potesse risolvere i più complessi problemi sociali. La cornice della narrazione è prevedibile.

Per i due accoltellamenti avvenuti nelle scuole de La Spezia e di Sora le cronache non parlano di “studenti” e basta, ma di “studenti di origine …”: come in una profezia che si autoadempie il racconto si inscrive così in quello delle migrazioni, quasi il disagio giovanile provenisse da quelle culture che gli italiani sono stati da tempo addestrati a demonizzare in blocco. Anche gli stupri e i femminicidi vengono raccontati diversamente a seconda di chi sono gli autori.

È rassicurante cullarsi nella convinzione che se si asfalteranno i campi nomadi, se si chiuderanno le frontiere, l’Italia diventerà un paese sicuro. Cristiani o musulmani, i giovani violenti in Italia come altrove sono in stragrande maggioranza maschi.

I dati raccontano che la violenza maschile è in generale in crescita: in essa si inscrive la violenza minorile, originata anch’essa da un bisogno di possesso sul genere femminile, da un’ossessione a delimitare il territorio. I coltelli dei femminicidi nelle case sono gli stessi che usano gli studenti nelle scuole (e che ovviamente non sono stati mai permessi).

Le lame sono l’arma preferita. A Milano nel solo 2025 sono state denunciate 1.390 persone in possesso di un coltello: tra queste 134 erano minorenni.

“Quello che noi possiamo e dobbiamo fare nelle scuole di maggior rischio è consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector”. Così il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ieri sera in tv.

A Napoli accade già da un anno. Com’è possibile che le scuole pubbliche nate per includere diventino luoghi blindati e militarizzati, quasi ostili laboratori dello Stato autoritario?

E come è possibile d’altra parte che avere un coltello in tasca sia diventata una moda? Come possiamo pensare di vedere in ogni adolescente un potenziale assassino?

Di volta in volta vengono indicati i responsabili: la famiglia, gli insegnanti, le cattive compagnie, le serie televisive, i social, i rapper … o la mancanza di severità delle leggi. Sullo sfondo, un deserto culturale.

Non giustifica gli omicidi ma ne crea le condizioni. La rabbia è un’emozione naturale: il salto di qualità degli esseri umani è saperla gestire e per questo sono indispensabili le parole e i modelli.

L’educazione non distrugge i mostri interiori ma addestra a conoscerli e a controllarli. Chi seleziona il campo simbolico delle relazioni entro repertori di aggressività, di lotta, di possesso, chi è imprigionato nella cultura della prestazione  ha bisogno di un lungo percorso di conoscenza e di presa di coscienza.

Ditemi se ci sono luoghi aperti al dialogo in cui i ragazzi possano parlare dei modelli di genere prestabiliti, della difficoltà di gestire le relazioni, e poi delle paure della perdita e dell’abbandono, o del legame come ossessione fobica, o dell’incapacità di elaborare i lutti, o delle modalità per sostenere una traballante autostima, o della capacità di leggersi dentro ed esprimere le proprie emozioni, insomma della mascolinità tossica che perde e rovina le vite … Non voglio tornare ancora una volta sul ruolo della scuola in tutto questo, è troppo chiaro ormai che il governo ha scelto la tattica dello struzzo ammantando i silenzi di alibi e di parole vuote. La violenza interroga direttamente e tragicamente il nostro presente ma è intessuta nell’ordito delle strutture archetipiche dell’immaginario e della cultura che il sistema rischia di tramandare pedissequamente.

Non è un fatto emergenziale ma un dato strutturale: quante volte l’abbiamo detto e scritto? La contemporaneità ci ha abituati, purtroppo, a volere tutto subito: ci rassicurano i provvedimenti lampo, non abbiamo la pazienza nemmeno di immaginare iniziative di lungo periodo.

Su questo specula chi cerca un consenso che si deve esprimere in tempi brevi e non tollera i tempi lunghi della prevenzione e della cura. In pochi decenni sono mutati i ruoli e le condizioni materiali delle donne e degli uomini, le forme estreme del machismo stanno tramontando; molto più lentamente muta l’immaginario di riferimento su cui si è costruita nei millenni la supremazia maschile.

Vecchio e nuovo convivono e confliggono, nell’esperienza dei soggetti e delle società. Il patriarcato è indebolito, non defunto.

I suoi cascami sono raccapriccianti. L'articolo La violenza giovanile è un’emergenza ma il governo sa solo fare la faccia dura proviene da Strisciarossa.

Articoli simili