Mercoledì 8 aprile 2026 ore 20:00

Politica

Sono i riders i nuovi schiavi vittime del massimo profitto: che aspettiamo a spezzare le loro catene?

Giovedì 26 febbraio 2026 ore 15:26 Fonte: Strisciarossa
Sono i riders i nuovi schiavi vittime del massimo profitto: che aspettiamo a spezzare le loro catene?
Strisciarossa

Schiavi costretti a lavorare in uno stato di necessità. Sfruttati con paghe da fame.

Con orari assurdi. In condizioni allucinanti.

Prigionieri della volubilità e della ferocia degli algoritmi. Dopo Glovo, l’inchiesta di Milano arriva anche a Deliveroo, l’altra grande società di consegna a domicilio, che allo stesso modo sarebbe gestita con il sistema del caporalato e per questo è stata commissariata.

Ma l’indagine coinvolge anche le aziende che utilizzano i loro servizi, da McDonalds a Esselunga, dalla Crai a Burger King, da Carrefour a Kfc e Poke House. Secondo i magistrati avendo rapporti contrattuali con le società di delivery è necessario “verificare l’idoneità a impedire la commissione del reato”.

Dunque, mentre l’Italia si lascia trascinare nella scintillante settimana sanremese e molti quotidiani fanno a gara per descrivere l’abito di tizio o l’acconciatura di caia, e mentre proprio su quel palco viene sbianchettata la testata dell’Unità, che è stata per novant’anni il giornale dei lavoratori, dei più deboli e degli sfruttati, spunta dall’angolo oscuro del nostro paese (o della nostra nazione come ama dire la presidente del consiglio) una storia di disperazione e di estrema povertà. In Italia più di sessantamila fattorini iscritti alle piattaforme Glovo e Deliveroo Secondo l’inchiesta in Italia sarebbero più di 60 mila, tra Glovo e Deliveroo, i riders che vengono pagati con compensi che li fanno restare al di sotto della soglia di povertà: neanche mille euro al mese per dodici ore di lavoro al giorno, da due euro e mezzo a quattro l’ora.

Soldi che molti di loro, immigrati, spediscono alle loro famiglie dall’altra parte del Mediterraneo. Ogni giorno una corsa continua sulle biciclette o sui motorini per chi può permetterseli, sotto stretto controllo dell’algoritmo che non ci mette niente, se ritardi o se salti una consegna, a cancellarti dal sistema.

Un modello industriale, quello di Glovo e di Deliveroo, che punta al massimo profitto reggendosi sullo sfruttamento e sulla gara a cui sono costretti i riders per sopravvivere, come ha raccontato in modo drammatico il docufilm Life is a game, di Laura Carrer e Luca Quagliato (puoi vederlo qui ) che nel 2024 ha vinto la prima edizione del premio di Strisciarossa dedicato a Bruno Ugolini, un giornalista che prima all’Unità e poi sul nostro sito si è occupato di queste “vite ballerine” che ci girano attorno ma non attirano quasi mai la nostra attenzione. Quegli zaini colorati che vediamo sfrecciare sulle spalle di ragazzi (e spesso anche di meno ragazzi) nelle vie delle nostre città sono in simbolo di un fallimento.

Il fallimento della nostra civiltà e della politica, del mondo che è stato costruito, impregnato di individualismi, di solitudini, di abbandono e di disprezzo per i lavoratori costretti a sistemi sempre più precari e flessibili. Questo sistema schiavistico è anche la conseguenza di un contratto siglato dall’Ugl nel 2020 che prevede appunto il pagamento a consegna, quindi un lavoro a cottimo senza diritti, senza malattia, senza assicurazione (quella Inail, prevista, viene usata poco: gli infortuni vengono tenuti nascosti e non denunciati).

Da un anno e mezzo, ricordano alla Cgil, è aperto un tavolo con Assodelivery per contrattare nuove condizioni, ma non si è fatto nemmeno mezzo passo avanti. Queste storie di sfruttamento sono anche il simbolo della decadenza delle nostre coscienze, sempre meno propense a farsi sorprendere e a indignarsi per chi vive ai margini.

In un paese nel quale crescono le famiglie povere, dove molti per sopravvivere tagliano le spese sanitarie e non si curano e tanti altri fanno i conti al centesimo per arrivare alla fine del mese, i riders sono anche un altro emblema della nostra indifferenza. Li conosciamo, li incontriamo, gli apriamo le nostre porte per farci consegnare la pizza il sabato sera, al limite gli lasciamo qualche spicciolo di mancia, ma li consideriamo meteore in una città che poi li inghiotte nel buio delle notti e di loro non sappiamo più nulla.

Eppure sono figli nostri. Ci vivono accanto.

Questi lavoratori fantasma sono una grande sfida per la sinistra di governo Se dovessi indicare una grande sfida per la sinistra di governo direi: eccola qui, sono questi lavoratori fantasma, insieme a tutti gli altri precarizzati. Spesso la segretaria del Pd, Elly Schlein, lanciando la proposta di fissare un minimo della retribuzione a 9 euro l’ora (nemmeno presa in considerazione dal governo), ha detto che al di sotto è sfruttamento.

Ha ragione, di più: è schiavismo. È su questo terreno che si deve segnare la netta differenza tra sinistra e destra, quest’ultima più preoccupata di magnificare i grandi successi immaginari della potente azione di governo della lider maxima piuttosto che fare i conti veri con i problemi reali del paese.

Entro dicembre si dovrà recepire la direttiva europea sui rider, che prevede condizioni di lavoro più eque e un controllo sull’utilizzo degli algoritmi. Può essere l’occasione per costringere il governo ad uscire dal “favoloso mondo di Giorgia” e a fare i conti con un dramma che colpisce migliaia e migliaia di famiglie.

Bisogna riprendere in mano la bandiera dell’uguaglianza e del riscatto sociale che per lungo tempo la sinistra ha considerato quasi come un vecchiume ideologico. Bisogna andare a cercare quei lavoratori che zaino in spalla, come si diceva un tempo, faticano tutto il giorno sotto il tallone di imprenditori spregiudicati per un tozzo di pane e dire loro: siamo dalla vostra parte.

L'articolo Sono i riders i nuovi schiavi vittime del massimo profitto: che aspettiamo a spezzare le loro catene? proviene da Strisciarossa.

Articoli simili