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Il genocidio non è finito
Il genocidio a Gaza non è finito e da tre anni non si è visto alcun segno di miglioramento, anzi, la situazione sembra essere sempre più critica. Nonostante la gravità della situazione, non sono state intraprese azioni concrete per fermare il genocidio, come ad esempio il riconoscimento dello Stato di Palestina o la rottura delle partnership economiche e militari con Israele. Anche l'arrivo di studenti palestinesi in Italia è stato reso difficile, nonostante le numerose richieste. La società civile ha cercato di fare la sua parte, ma i suoi sforzi sono stati insufficienti a fermare il genocidio e, in alcuni casi, hanno riprodotto modalità orientaliste che non riconoscono pienamente al popolo palestinese il diritto di autodeterminarsi.
La situazione è resa ancora più complessa dal clima di criminalizzazione dell'attivismo che si sta diffondendo in Italia, ad esempio con il DDL Antisemitismo, che equipara la solidarietà con il popolo palestinese o la critica all'ideologia sionista a un crimine odioso come l'antisemitismo. Inoltre, un clima di islamofobia si sta diffondendo sui social, favorisce la criminalizzazione delle persone palestinesi in Italia e alimenta la retorica della remigrazione e delle "culture inconciliabili con la nostra". La propaganda sul tema del "riarmo europeo" contribuisce a creare una cultura bellicista, mentre film come Naza o No Other Land cercano di squarciare il velo di ipocrisia sullo Stato di Israele e sulla violenza cieca del colonialismo di insediamento. Tutto questo ci mette di fronte a una verità disarmante: abbiamo avuto bisogno delle voci dei palestinesi per credere alla gravità della situazione e per rendersi conto che il genocidio a Gaza non è finito.
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