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Giovedì 28 maggio 2026 ore 12:12 28 mag 2026

Politica

L’inverno di Kharkiv

Giovedì 28 maggio 2026 ore 10:00 Fonte: MicroMega
L’inverno di Kharkiv
MicroMega

La scelta di recarsi in Ucraina, in pieno inverno, era stata maturata con calma e riflessione. L'avvertimento di un amico inglese, "Se vuoi andare in Ucraina stai attento. E non mi riferisco ai pericoli fisici. Stai attento, perché di questo Paese ti innamorerai", mi era rimasto impresso nella mente. Era stato un breve soggiorno di appena una settimana a Kharkiv, segnato dalla fretta di non perdere le coincidenze per il rientro a Londra. Poi un'altra settimana a fine ottobre, Odessa e Mykolaiv, anche qui toccata e fuga, ma tanti indelebili ricordi.

L'inverno, però, era arrivato con un rigore insolito, reso insopportabile dal costante attacco dei Russi alle infrastrutture energetiche. La popolazione locale si era organizzata per resistere, e l'arrivo di un inverno più rigido della media aveva reso la situazione ancora più critica. "Questa è la nostra battaglia decisiva - dicevano gli amici ucraini. Se non superiamo questo inverno abbiamo perso, se resistiamo si apre la via alla vittoria". Era il momento di partecipare in prima persona, di smentire quanti strillano sul web: "parli di Ucraina dal divano di casa". No, io voglio condividere i rigori e i pericoli con la popolazione locale, voglio che sappiano che questa è una battaglia dell'Europa, non solo degli Ucraini o, ancora peggio, di qualche minoranza ultranazionalista.

Il viaggio notturno in uno scomodo minibus era stato lungo e faticoso, ma finalmente arrivai a Kharkiv, la mia prima destinazione. La paura dei bombardamenti lasciava subito spazio ad un'altra molto più banale, ma immediata: il freddo che ti penetra nelle ossa. Il gelo era tale che si doveva abituarsi a restare in equilibrio su lastre di ghiaccio onnipresenti, e attraversare una strada era un'impresa. L'appartamento che avevo prenotato online era pulitissimo e fornito di tutto, a un prezzo ridicolo se paragonato agli standard europei. L'elettricità c'era, ma non si poteva mai fare affidamento, di tanto in tanto la tagliavano. Ma la cosa più grave era l'assenza di luce pubblica. Si tornava a casa illuminando i marciapiedi con le torce dei telefonini. I primi giorni a Kharkiv erano terribili. Spostamenti limitati, esco solo per fare un po' di spesa e recarmi in un centro di beneficenza dove faccio volontariato.

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