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La fine del mondo secondo l’intelligenza artificiale
Le recenti dichiarazioni apocalittiche degli uomini più ricchi del mondo, come Elon Musk, Sam Altman di OpenAI e Dario Amodei, l’amministratore delegato di Anthropic, hanno sollevato un dibattito acceso sull’intelligenza artificiale e sulle sue presunte capacità. Secondo Silvia Ribeiro, queste dichiarazioni svolgono un ruolo chiave nel garantire la continuità delle loro attività e dei loro profitti, distogliendo l’attenzione dagli enormi problemi che stanno causando, come l’uso delle armi autonome, l’aggravamento della crisi climatica e l’impatto negativo sull’istruzione. Inoltre, come spiega Timnit Gebru, direttore del Distributed AI Research Institute, si tratta solo di un’altra cortina fumogena per distogliere l’attenzione dai gravi problemi reali che l’IA sta già causando.
Le capacità dell’intelligenza artificiale sono spesso esagerate e non sempre supportate da risultati concreti. Ad esempio, gli scienziati dell’Università del Colorado Boulder hanno chiesto a diversi sistemi di intelligenza artificiale di risolvere dei Sudoku e di spiegare come ci fossero riusciti, ma le risposte sono risultate inadeguate o errate. Ciò dimostra che i sistemi di intelligenza artificiale generativa non possiedono logica, etica o emozioni, e sono semplicemente sistemi linguistici predittivi e statistici. I modelli linguistici su larga scala, come quelli alla base di chatGPT e altri assistenti virtuali, forniscono risposte coerenti solo perché confrontano miliardi di possibili risposte e adattano il messaggio di conseguenza. Tutto ciò solleva interrogativi importanti sull’effettiva capacità dell’intelligenza artificiale di risolvere problemi complessi e sulla sua reale utilità nella società.
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