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La rimozione della storia e il vicolo cieco della forza in Erri De Luca
La rimozione della storia e il vicolo cieco della forza in Erri De Luca. Il suo recente discorso, rilasciato a Israel Hayom, ha suscitato preoccupazione e indignazione per la sua capacità di giustificare la devastazione di Gaza come un "shock esterno" necessario per redimere un popolo e liberarlo da un regime totalitario. Questa logica, che evoca parallelismi con l'Italia del 1943 o l'Argentina della giunta militare, è una forzatura storica e culturale pericolosa.
La rimozione del "prima" e il determinismo della violenza sono gli errori fondamentali del ragionamento di De Luca. Considerare l'orrore del 7 ottobre come un punto di inizio assoluto significa operare una rimozione storica, cancellando decenni di occupazione militare, di progressiva frammentazione del territorio palestinese e di umiliazione quotidiana. Hamas non nasce nel vuoto, ma nel contesto segnato da occupazione militare, fallimenti diplomatici e disperazione sociale. Riconoscere questa genealogia non significa giustificarne i crimini o assolverne la violenza, ma significa comprendere una dinamica storica elementare: l'estremismo cresce dove vengono distrutte le condizioni della speranza politica.
Chi ha distrutto la possibilità della pace? Erri De Luca dimentica che l'attuale leadership israeliana è anche l'erede politico di un processo che ha progressivamente demolito dall'interno le possibilità di una soluzione negoziata. Il 4 novembre 1995, un estremista di destra israeliano assassinava Yitzhak Rabin, il leader che aveva tentato, attraverso gli Accordi di Oslo, una strada fondata sul riconoscimento reciproco e sulla prospettiva di uno Stato palestinese. Prima di quell'omicidio politico, Rabin era stato sottoposto a una violentissima campagna di delegittimazione da parte della destra nazionalista israeliana, che lo accusava di tradimento.
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