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Siamo un granello di sabbia. Ma non rinunciamo a sfidare il destino
La situazione attuale è caratterizzata da un presente di macerie, sia reali che metaforiche, dove la violenza e la distruzione sembrano avere il sopravvento. La "coalizione Epstein" ha scardinato l'architettura di regole e diritti costruita dopo la Seconda guerra mondiale, lasciando molti soggetti e movimenti globali sulla difensiva e spesso inerti e silenti. In Europa, nonostante ci siano state lotte di resistenza e mobilitazioni, come ad esempio la decennale lotta di resistenza della Val di Susa o le prolungate e radicali mobilitazioni in Francia, la legge del più forte e l'assenza di regole sembrano prevalere. Tuttavia, di fronte a questo scenario, nuovi interrogativi e necessità si impongono a chi non si rassegna al dominio feroce del tecnofascismo.
La sfida è quella di cercare di essere, tutti insieme, un granello di sabbia che possa fermare il motore della macchina mostruosa che stiamo costruendo. Come ricordava Danilo Zolo, richiamando una sollecitazione di Norberto Bobbio, anche se ci fosse un miliardesimo di miliardesimo di probabilità che il granello sollevato dal vento vada a finire negli ingranaggi del motore e ne arresti il movimento, la macchina che stiamo costruendo è troppo mostruosa perché non valga la pena di sfidare il destino. Dopo lo spartiacque di Gaza, è questo lo scarto e il coraggio che ci sono richiesti: cercare di essere quel miliardesimo di miliardesimo di possibilità per inceppare il sistema di morte e sfidare il destino, prima che sia troppo tardi. La campagna "Un tetto Comune" rappresenta un tentativo di rispondere a questa sfida, cercando di costruire un fronte comune contro la distruzione e la violenza, e di trovare un modo per sfidare il destino e costruire un futuro diverso.
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