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Sistema di ingiustizia: così Israele si assolve dai suoi stessi crimini

Lunedì 24 agosto 2026 ore 22:26 Fonte: Anbamed
Sistema di ingiustizia: così Israele si assolve dai suoi stessi crimini
Anbamed

Il sistema di giustizia israeliano sembra essere stato progettato per assolvere i responsabili dei crimini commessi contro i palestinesi, piuttosto che per perseguirli e punirli. La "verifica operativa" sostituisce spesso le indagini approfondite, e i ritardi nella raccolta delle prove ne determinano la dissoluzione, mentre l'esercito tace sui responsabili. La Corte suprema archivia la maggior parte dei casi, e solo quelli più eclatanti conducono all'apertura di un fascicolo, che tuttavia ha vita breve. Le indagini sono spesso avviate mesi o anni dopo i fatti, senza ascoltare i testimoni o quando le persone coinvolte risultano ormai irreperibili.

La procedura ricorrente di archiviazione dei casi senza incriminazione è un meccanismo consolidato che finisce il 93,6% delle volte senza che nessuno sia chiamato a rispondere dei propri atti. Nonostante l'apparato giudiziario e i meccanismi formali di controllo, un sistema di occupazione non può essere giusto né democratico. Atrocità come quelle di Wadi Seeq e Khirbet Homsa restano senza colpevoli, nonostante testimonianze e fotografie che documentano la violenza e le atrocità commesse. I casi di violenza sessuale, come quello di Suhaib Abualkebash, sono particolarmente inquietanti, e la mancanza di incriminazioni è un ulteriore esempio della mancanza di volontà di perseguire i responsabili. Il sistema di ingiustizia israeliano sembra essere stato progettato per proteggere i responsabili dei crimini, piuttosto che per tutelare i diritti e la dignità delle persone palestinesi.

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