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Dall’Aliyah alla sostituzione demografica: come Israele finanzia l’immigrazione ebraica mentre nega il ritorno ai palestinesi

Giovedì 18 giugno 2026 ore 06:30 Fonte: Pagine Esteri
Dall’Aliyah alla sostituzione demografica: come Israele finanzia l’immigrazione ebraica mentre nega il ritorno ai palestinesi
Pagine Esteri

La politica di immigrazione di Israele è caratterizzata da un forte sostegno all'Aliyah, il ritorno degli ebrei in Israele, attraverso una serie di incentivi e agevolazioni. Gli ebrei che arrivano in Israele possono beneficiare di assegni immediati all'arrivo in aeroporto, agevolazioni fiscali e programmi speciali di integrazione, tutti finanziati con denaro pubblico. Questo sostegno è parte di una strategia più ampia per attrarre ebrei da tutto il mondo e rafforzare la presenza ebraica in Israele. La politica di immigrazione di Israele è quindi fortemente selettiva, favorendo l'arrivo di ebrei e discriminando altri gruppi, in particolare i palestinesi.

La contraddizione tra il sostegno all'immigrazione ebraica e la negazione del ritorno ai palestinesi è particolarmente evidente nella politica di annessione e pulizia etnica dei territori palestinesi. Mentre Israele investe denaro pubblico per attrarre ebrei, nega il diritto di ritorno ai palestinesi che sono stati costretti a lasciare le loro case durante la Nakba, la catastrofe del 1948, e successive espulsioni. Questa politica di sostituzione demografica è parte di una strategia più ampia per modificare la composizione demografica di Israele e dei territori occupati, a favore della popolazione ebraica. La comunità internazionale ha condannato più volte queste politiche, considerandole una violazione dei diritti umani e del diritto internazionale.

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