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Il flop della “Rivoluzione 26/06” dei collaborazionisti a Gaza
La cosiddetta "Rivoluzione 26/06" a Gaza, indetta da due giornalisti palestinesi residenti al Cairo, si è conclusa con un flop clamoroso. L'obiettivo della mobilitazione era quello di protestare contro la resistenza e non contro l'occupazione israeliana, ma gli organizzatori non hanno visto nessuno arrivare nelle quattro località indicate sui social per partecipare alla protesta. Di fronte a questo insuccesso, hanno deciso di rinviare la mobilitazione al 7 luglio, adducendo la necessità di meglio organizzare la "mobilitazione" e garantirne la "sicurezza". Tuttavia, è stato notato che nelle loro comunicazioni e contatti con i media, gli organizzatori non hanno mai condannato i bombardamenti israeliani, rivendicando invece un governo neutrale per la striscia di Gaza e la pace per la sua gente, e accusando Hamas di essere all'origine delle sofferenze della popolazione gazzawi.
La reazione della società civile e delle organizzazioni politiche palestinesi è stata immediata e ferma. Decine di famiglie di spicco e il "Comitato di coordinamento delle forze nazionali e islamiche" hanno rilasciato dichiarazioni in cui respingono qualsiasi appello al caos e all'anarchia, sottolineando che l'occupazione è la sola responsabile delle continue tragedie che affliggono il popolo palestinese. La dichiarazione del Comitato ha aggiunto che "qualsiasi posizione che contraddica questo fatto, assolve di fatto l'occupazione dai suoi crimini e dalle sue responsabilità", e che "respingiamo qualsiasi tentativo di sfruttare la sofferenza del nostro popolo e di utilizzarla per programmi e progetti che minacciano il suo futuro". La vicenda ha messo in luce la determinazione della società civile e delle organizzazioni politiche palestinesi a non lasciare spazio a iniziative che possano essere strumentalizzate per ostacolare l'affermazione dei diritti nazionali e minacciare la sicurezza e la pace sociale.
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