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Palestina, Tony Blair e il sionismo revisionista
La notizia secondo cui Tony Blair avrebbe chiesto ad Abu Mazen di cancellare la parola "Palestina" dai libri di scuola dell'Autorità Palestinese e sostituirla con "Samaria" è stata rivelata da Jeremy Greenstock, ex ambasciatore britannico all'ONU. Questa richiesta sarebbe stata avanzata dal Board of Peace, l'organismo che dovrebbe gestire il "day after" a Gaza, come condizione per considerare l'Autorità Palestinese affidabile. Tuttavia, il Blair Institute ha smentito in blocco questa notizia. Indipendentemente dalla veridicità dei dettagli, la richiesta è coerente con l'immagine di Tony Blair, che da vent'anni rappresenta una politica di sostegno agli interessi israeliani e statunitensi nella regione.
La sostituzione di "Palestina" con "Samaria" non è un dettaglio lessicale, ma un atto di cancellazione dell'identità nazionale palestinese. Samaria è il nome biblico con cui il sionismo revisionista designa la Cisgiordania, negandone la natura di territorio conteso e affermandone l'appartenenza storica a Israele. Imporre questo nome nei libri scolastici significherebbe imporre alla popolazione palestinese la cancellazione toponomastica della propria terra, esattamente mentre la comunità internazionale riconosce lo Stato di Palestina e la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato illegale l'occupazione israeliana dei territori palestinesi. Chiedere a un popolo di rinunciare al nome della propria terra come prezzo per essere giudicato "capace" di gestire il proprio futuro è un atto di colonialismo culturale e politico che non può essere accettato.
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