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Abbiamo perso la possibilità di autonomia della mente
Negli ultimi giorni, sono stati pubblicati diversi articoli sulla cosiddetta intelligenza artificiale, tra cui "L'amaro calice" di Franco Berardi Bifo, "Il calice condiviso. Per un'AI come bene comune?" di Stefano Lena e "Umanità e nuove tecnologie" di Rino Malinconico. Questi testi hanno sollevato importanti questioni sull'impatto delle nuove tecnologie sulla società e sull'umanità. Bifo, in particolare, ha espresso una visione critica sull'intelligenza artificiale, sottolineando la necessità di autonomia della soggettività sociale dall'interesse del Capitale per evitare che la tecnologia sia utilizzata solo per scopi distruttivi.
La risposta di Stefano Lena è stata interessante, poiché ha sottolineato le potenzialità positive dell'automa cognitivo, che potrebbe avere funzioni utili se utilizzato in modo autonomo e non condizionato dagli interessi del Capitale. Tuttavia, Bifo ribadisce che questa autonomia non è più possibile a causa della sconfitta del movimento operaio e della conseguente perdita di autonomia della mente collettiva. La mente collettiva è stata riformattata a causa dell'accelerazione del flusso e della frammentazione del tempo, portando alla disintegrazione dell'attenzione e alla cancellazione della memoria vivente. In assenza di una soggettivazione autonoma, la tecnologia è destinata a essere utilizzata solo per scopi di profitto e guerra, senza alcuna possibilità di emancipazione della razza umana dalla tanatopolitica del capitale.
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