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Martedì 25 agosto 2026 ore 22:22 25 ago 2026

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Gaza torna a Venezia: “Naza” rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele

Martedì 25 agosto 2026 ore 22:22 Fonte: Anbamed
Gaza torna a Venezia: “Naza” rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele
Anbamed

Gaza torna a Venezia: “Naza” destinato a diventare un caso Un documentario girato di notte sui tetti di Tel Aviv, che “rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza”. E’ quello, si legge nella sinossi, che mostrerà Naza, il nuovo film di Yuval Abraham e Rachel Szor (due dei quattro registi coautori del documentario No Other Land vincitore dell’Oscar 2025), aggiunto a completare il Concorso della 83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (2-12 settembre 2026).“Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza”. È la sinossi di Naza, che completa il Concorso della 83. Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre. Unico documentario per il Leone d’Oro, riporta sugli schermi del Lido il genocidio a Gaza a un anno di distanza da La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Gran Premio della Giuria e per molti vincitore morale, che racconta in presa diretta l’uccisione della bambina palestinese da parte dell’esercito di occupazione nel 2024. A dirigerlo sono gli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, coautori con i palestinesi Basel Hadra e Hamdan Ballal del doc premio Oscar 2025 No Other Land, sulla resistenza della comunità di Masafer Yatta all’occupazione di Tel Aviv in Cisgiordania. L’annuncio dell’inserimento in cartellone di Naza è arrivato a un mese esatto dalla presentazione della Biennale Cinema lo scorso 23 luglio: la dilazione non è un vezzo editoriale, con ogni probabilità si deve a ragioni di sicurezza e segretezza, in virtù del tema ipersensibile e della necessaria protezione delle fonti, dei testimoni e dei registi stessi. Politico, civile, controverso, il progetto si basa sulle rivelazioni pubblicate tra il 2023 e il 2025 dalla testata israelo-palestinese +972 Magazine, dal sito in lingua ebraica Local Call e dal Guardian, che produce il film insieme a James Wilson (JW Films). Naza fa riferimento a un termine che ricorre nel corso del documentario, ovvero all’acronimo militare per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo: stigmatizza il quotidiano britannico, è “utilizzato quale eufemismo dall’intelligence israeliana”. Insomma, ci sono tutte le premesse perché Naza divenga il caso di Venezia 83: l’appuntamento è per il 10 settembre, l’allerta, non solo cinematografica, è massima. Quali segreti inconfessabili e massacri deliberati, quale progetto, gestione e intelligenza, artificiale o meno, rivelano le conversazioni registrate – per eludere le intercettazioni – sui rooftop della Capitale israeliana? A differenza de La voce di Hind Rajab qui non ci sono nomi e fatti acclarati riaffidati al grande schermo, bensì un’indagine sui “danni collaterali” dell’operazione Spade di Ferro potenzialmente dirompente, che piomba sul governo Netanyahu a ridosso delle elezioni legislative. Il precedente di No Other Land – polemiche e accuse di antisemitismo alla première alla Berlinale; minacce di morte in patria ad Abraham; l’attivista palestinese Awdah Hathaleen, che ha contribuito al film, assassinato da un colono israeliano – non lascia dubbi sull’esito sociopolitico di Naza. Produttore esecutivo è il regista Jonathan Glazer, Oscar 2024 al miglior film internazionale per La zona d’interesse, sulla vita del comandante Rudolf Höß e della famiglia a ridosso del campo di sterminio di Auschwitz. Tel Aviv dista da Gaza una settantina di chilometri. Un nuovo racconto della guerra in Palestina, che si aggiunge agli sguardi già presenti al festival quest’anno, nelle varie sezioni ufficiali, da Venice Immersive ai fuori concorso. Naza, prodotto da The Guardian e James Wilson (JW Films), ha come produttore esecutivo Jonathan Glazer premio oscar per La zona di interesse). Il film che sarà proiettato in Sala Grande il 10 settembre ha alla base le rivelazioni pubblicate per la prima volta dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine, dal quotidiano in lingua ebraica Local Call e da The Guardian tra il 2023 e il 2025. Il titolo, Naza “cita un acronimo militare – scrive The Guardian in una nota sul documentario – usato eufemisticamente dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede vengano uccisi in un raid aereo”. Si passa invece a Venice Immersive con Raj’in – We Shall Return di Faiz Abu Rmeleh e Keren Manor. Girato nell’arco di tre anni, racconta “la pulizia etnica israeliana dei palestinesi in Cisgiordania attraverso le storie di oltre 11 comunità palestinesi che rischiano il trasferimento forzato – spiegano i realizzatori – utilizzando una viscerale combinazione di cinematografia a 360 gradi e filmati amatoriali girati con telefoni e videocamere da residenti palestinesi e attivisti di Protective Present”. Tra i fuori concorso, si resta nel terreno del documentario con The Road to Jericho, nuovo capitolo della riflessione di Gitai sulla situazione di Israele, con attori ebrei e palestinesi che recitano insieme sullo stesso palco, frammenti inediti di un’intervista a Rabin, brani di autori celebri contro la guerra, per finire con le immagini di un paese della Cisgiordania popolato da una comunità di 300 beduini, che i coloni degli insediamenti vorrebbe estirpare. Invece Citizen Osama di Ahmed Hassouna nasce dal collettivo Masharawi Fund for Films and Filmmakers in Gaza che ha realizzato diversi documentari girati in tempo reale nella Striscia durante l’invasione di Israele. Questo segue un fotoreporter, Osama, che per documentare gli avvenimenti non ha lasciato Gaza, mentre assiste quotidianamente alle morti dei suoi colleghi. Osama lotta per proteggere la moglie e il figlio appena nato mentre documenta la devastazione che lo circonda, offrendo un ritratto crudo e intimo della resilienza in tempo di guerra. Tra gli altri titoli sul tema, infine, a Venice Spotlight c’è Conversation With The Sea di Muayad Alayan con Kamel El Basha, Amer Hlehel, Bahira Ablassi, Maria Zreik. Protagonista è Kamal, un palestinese sessantenne residente a Gerusalemme. Un tribunale israeliano gli ordina di saldare un ingente debito previdenziale che suo figlio Wael avrebbe contratto. Ma Wael è annegato nel Mar Rosso molti anni prima. Quando Kamal scopre che non esiste alcuna registrazione ufficiale della morte del figlio, segue l’unica pista rimasta nella speranza di scoprire cosa sia realmente accaduto e di ottenere finalmente le risposte che gli mancano da anni.

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