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Naza non è un film su chi denuncia il Genocidio. È un film su chi giustifica il Genocidio
Il film Naza non è un'opera che si concentra sulla denuncia del Genocidio, nonostante le testimonianze dei militari israeliani intervistati che ammettono apertamente di aver commesso atrocità, come sparare a tutti, anche a bambini e donne disarmati. Queste confessioni, sebbene scioccanti, non rappresentano il fulcro del film, che invece si focalizza su un aspetto più inquietante e profondo: la giustificazione e la normalizzazione del Genocidio. Il film non è quindi un'opera di denuncia, ma piuttosto un'indagine sulla psicologia e sulla società che permette e tollera tali atrocità.
Il vero oggetto di studio del film è il mondo che continua a funzionare normalmente nonostante le atrocità commesse a pochi chilometri di distanza. La macchina da presa si sofferma sui soldati che tornano a casa e riprendono la loro vita quotidiana, giocando ai videogiochi e descrivendo le loro azioni come "divertenti" e simili a un gioco. La normalizzazione del Genocidio è il tema centrale del film, che mette in luce la capacità della società di assuefarsi alle atrocità e di continuare a vivere come se nulla fosse accaduto. In questo senso, Naza è un film su di noi, sulla nostra capacità di ignorare o giustificare le ingiustizie e le atrocità commesse dagli altri, e sulla nostra responsabilità di fronte a tali eventi.
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