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Telecamere, sensori termici e proiettili ‘full metal jacket’: così i droni di Israele uccidono i bambini a Gaza. Lo studio forense: “Mirano alla testa”
L'uso di droni armati da parte dell'esercito israeliano a Gaza è stato al centro di una recente indagine condotta dalla Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite e dalla Brown University. Questi piccoli quadricotteri, dotati di telecamere elettro-ottiche, sensori termici e infrarossi, sono in grado di volare a bassissima quota e possono essere equipaggiati con fucili, lanciagranate e altri ordigni. Il loro uso è stato descritto come una delle caratteristiche dell'offensiva dell'esercito israeliano a Gaza, dove si librano vicino ai bersagli, consentendo agli operatori di vedere chiaramente chi stanno colpendo prima di aprire il fuoco. Ciò rende difficile sostenere che un bambino venga colpito per errore semplicemente perché non era distinguibile.
La ricerca della Brown University ha analizzato 18 casi di minori colpiti da questi droni, utilizzando analisi cliniche e balistiche. I risultati mostrano che in tutti i casi, il proiettile ha colpito la testa, il collo o il torace, causando lesioni devastanti. Il fatto che i droni siano in grado di mirare con precisione ai minori e che gli operatori possano vedere chiaramente i loro bersagli prima di aprire il fuoco, solleva gravi interrogativi sull'uso di queste armi e sulla responsabilità dell'esercito israeliano nel colpire i bambini a Gaza. Secondo l'Onu, tra il novembre 2023 e il luglio 2025, sono stati 168 i bambini colpiti da arma da fuoco, di cui almeno 88 sono morti, e almeno 70 avevano un'età compresa tra le 10 e le 17 anni. Questi dati sono stati confermati anche dalla ricerca della Brown University, che ha evidenziato la necessità di una maggiore trasparenza e responsabilità nell'uso di queste armi.
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