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La sconfitta di Orban è anche una sconfitta del fronte illiberale globale da Trump a Putin

Martedì 14 aprile 2026 ore 08:24 Fonte: Valigia Blu
La sconfitta di Orban è anche una sconfitta del fronte illiberale globale da Trump a Putin
Valigia Blu

A quelli di destra e sinistra che ricordano a noi che festeggiamo insieme al popolo ungherese la cacciata di Orbán (quanto deve essere umiliante vedere il tuo popolo esplodere di gioia per tutta la notte e ancora la mattina dopo per la tua caduta?) che Magyar è di destra: forse non vi è chiara la storia dell’Ungheria e della sinistra ungherese e non vi è chiaro quello che sta succedendo nel mondo e la portata della sconfitta di Orbán braccio armato di Putin in Europa. Non vi è chiaro che non è questione di destra o sinistra.

È questione di democrazia vs autocrazia. Le elezioni in Ungheria:

Orbán rischia grosso ma a sostenerlo c’è l’asse Washington – Mosca È probabile che il partito di Orbán fosse pronto a contestare i risultati (da giorni parlavano di brogli, interferenze straniere…), ma davanti alla valanga che li ha travolti non potevano che riconoscere la sconfitta e la vittoria del leader dell’opposizione, Péter Magyar, ex alleato di Orbán, uscito dal partito denunciandone la profonda corruzione. La partecipazione altissima al voto ha protetto il risultato da qualsiasi tentazione di “golpe antidemocratico” (sotto qualsiasi forma).

Come ha fatto Tisza a vincere? Lo spiega in parte Anne Appelbaum su The Atlantic.

La sfida che Magyar aveva davanti era enorme. Orbán ha costruito in questi 16 anni di potere un sistema accentrato e corrotto, occupando istituzioni, media, università, magistratura.

Magyar aveva un ridotto accesso ai media ungheresi, e anche alla cartellonistica (per questioni di budget ma anche perché molti spazi sono controllati dal governo). A questo bisogna aggiungere minacce e intimidazioni ai suoi sostenitori.

Magyar e la sua squadra hanno risposto sul campo: hanno viaggiato per il paese dal 2024, visitando piccole città e villaggi, molti più di una volta. Negli ultimi giorni di campagna, ha tenuto anche cinque o sei incontri elettorali ogni giorno.

Mentre Orbán ha concentrato i temi della sua campagna sull’odio e sul “nemico” (una volta era Soros, oggi era Zelensky), diffondendo disinformazione, bugie e teorie del complotto, Magyar si è focalizzato durante i suoi discorsi e sui social media su economia, sanità, scuole. Si è presentato come parte del centro-destra europeo, democratico e ancorato alla legge.

Un ruolo importante lo ha svolto il giornalismo e in particolare un piccolo pool di giornalisti coraggiosi e indipendenti che hanno continuato a stare col fiato sul collo del regime Orbán, nonostante le pressioni. Nelle ultime settimane, il giornalista investigativo Szabolcs Panyi, insieme ai suoi colleghi del sito Direkt26, uno dei pochi organi indipendenti del paese (il fondatore, Andras Petho, sarà a Perugia in questi giorni per la XX edizione del Festival Internazionale del Giornalismo), ha smascherato la propaganda anti-ucraina di Orbán, pubblicando trascrizioni e audio che rivelano la collusione tra Orbán e il suo ministro degli esteri con Putin e il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov.

Linea diretta col Cremlino: così l’Ungheria ha lavorato in segreto per rimuovere le sanzioni contro oligarchi, aziende e banche russe Queste rivelazioni hanno suscitato una ondata di indignazione nel paese. Soprattutto tra i giovani.

A un concerto rock nel centro di Budapest a pochi giorni dalle elezioni decine di migliaia di giovani gridavano: "Russi, andate a casa", lo stesso coro usato dai loro nonni quando i soldati sovietici invasero il loro paese nel 1956.

Magyar ha già dichiarato che l’Ungheria non agirà più come un burattino russo, bloccando gli aiuti dell’UE all’Ucraina e le sanzioni alla Russia. Al suo comizio gli ungheresi gridavano con una sola voce:

Europa, Europa, Europa. La sconfitta di Orban e la fine del modello illiberale che ha ispirato Trump Scrive Anna Appelbaum che questi risultati hanno una ripercussione anche all’interno degli Stati Uniti, così come nel più ampio movimento illiberale internazionale:

“Orbán ha usato il suo controllo dello Stato per costruire una straordinaria rete internazionale di sostenitori illiberali e di estrema destra, e meccanismi di finanziamento per sostenerne alcuni. Nelle ultime settimane di campagna, questi amici e beneficiari si sono mobilitati.

Orbán ha ricevuto visite o sostegno verbale da Donald Trump, J. D. Vance, Benjamin Netanyahu, Marine Le Pen (la leader dell’estrema destra francese), Alice Weidel (la leader dell’estrema destra tedesca) e altri leader illiberali da Argentina, Polonia, Slovacchia, Brasile e altrove”. Stranamente assenti Meloni e Salvini.

Ma la macchia dello spot elettorale a cui hanno partecipato a sostegno di Orbán rimarrà indelebile. “Ora la sua sconfitta conta anche per tutti loro.

La caduta di Orbán mette fine al presupposto di ineluttabilità che ha pervaso il movimento MAGA, così come alla convinzione - presente anche nella retorica del presidente russo Vladimir Putin - che i partiti illiberali siano in qualche modo destinati non solo a vincere ma a mantenere il potere per sempre, perché hanno il sostegno del popolo "vero"”. Il popolo “vero” si è mobilitato in massa e ha detto NO a chi vuole riportare indietro le lancette della Storia.

“Forse - scrive Appelbaum - ora scopriremo quanti soldi dei contribuenti ungheresi il governo Orbán ha speso per pagare accoliti stranieri, membri di think-tank e giornalisti, dal Danube Institute alla Heritage Foundation. Forse scopriremo quanto denaro russo è finito nelle tasche dei sostenitori di Fidesz.

Un giorno potremmo anche arrivare a capire cosa abbia realmente spinto J.D. Vance a trascorrere due interi giorni a Budapest, poco prima del voto, nel bel mezzo di un’altra guerra americana. Cosa sperava di ottenere facendolo?

Come si sente, sapendo che potrebbe aver effettivamente contribuito alla vittoria di Magyar?” Oggi c’è anche un’altra buona notizia da festeggiare: “Vote.org, la più grande piattaforma apartitica e non-profit americana dedicata alla registrazione e al coinvolgimento degli elettori, ha annunciato registrazioni da record nel primo trimestre del 2026, aiutando finora 131.676 persone a iscriversi per votare: il totale più alto mai registrato dall'organizzazione in un anno di elezioni di metà mandato (midterm).

La cifra è superiore di oltre quattro volte rispetto al totale delle nuove registrazioni del primo trimestre del 2022, l'ultimo anno di midterm confrontabile. Quasi il 40% di chi ha utilizzato la piattaforma per registrarsi ha 18 anni, e l'82% ha un'età inferiore ai 35 anni.

Questo dato sottolinea la costante forza della piattaforma tra gli elettori più giovani e riflette una crescente ondata di impegno civico giovanile in vista di un anno elettorale cruciale”.

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