Notizie
Il governo italiano ha autorizzato esportazioni di armi per oltre nove miliardi di euro nel 2025
Nel 2025 il valore delle autorizzazioni italiane per l'esportazione di materiale d'armamento ha superato quota nove miliardi di euro, in aumento del 19% rispetto al 2024 che a sua volta aveva segnato un incremento del 25% rispetto all’anno precedente. Una crescita dell’87% negli ultimi quattro anni (2022-2025) e del 171% verso i Paesi extra Ue.
Ed è proprio il Medio Oriente (con il 37% delle esportazioni) la principale destinazione delle armi italiane, davanti ai Paesi Ue e i membri europei della Nato (31,7%). “Un aumento robusto e problematico che, ancora una volta, solleva interrogativi urgenti sulla coerenza tra le scelte del governo e i vincoli previsti dalla stessa Legge 185 del 1990 e dal Trattato sul commercio di armi (Att) che l’Italia ha ratificato da oltre dieci anni”, denuncia la Rete italiana pace e disarmo, che ha analizzato i dati contenuti nella Relazione annuale trasmessa al Parlamento il 9 aprile di quest'anno.
In generale nel 2025 il valore complessivo delle autorizzazioni per le movimentazioni di materiali d'armamento ha raggiunto 11,141 miliardi di euro, di cui 9,164 miliardi in uscita e 1,977 miliardi in entrata. Dati coerenti con quelli pubblicati il 9 marzo dall’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri) che vedevano l’Italia come il sesto maggiore esportatore bellico a livello globale nel periodo 2021-2025 (in fortissima ascesa).
Entrando nel dettaglio, le autorizzazioni individuali di esportazione (ossia quelle rilasciate verso singoli Paesi per sistemi d’arma specifici) hanno toccato la cifra complessiva di 7,721 miliardi di euro. Si tratta di un aumento del 19,7% rispetto al 2024 e del 101% dal 2022 a fronte di un numero di provvedimenti praticamente stabile (2.576 contro 2.569).
Mentre le licenze globali di co-produzione con Paesi Ue e Nato si attestano a circa 1,374 miliardi di euro (un aumento del 37,6% dal 2022). In calo invece le autorizzazioni di intermediazione dai 257,7 milioni del 2024 a poco più di 100 milioni del 2025.
I dati dell’Agenzia delle dogane, inoltre, permettono di risalire alle esportazioni effettive che nel 2025 ammontano a circa 5,14 miliardi di euro (a fronte di 3.189 autorizzazioni), una crescita significativa rispetto ai 3,58 miliardi del 2024, a conferma che le autorizzazioni rilasciate negli anni precedenti si stanno progressivamente concretizzando in forniture reali. [caption id="attachment_243686" align="aligncenter" width="1096"] L'andamento delle autorizzazioni individuali di esportazione degli armamenti italiani (dati in miliardi di euro). Fonte:
Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, anno 2025[/caption] Nello stesso periodo le transazioni bancarie legate all’export di armamenti hanno superato i 14 miliardi di euro contro i 12 miliardi del 2024. Il 66,2% di queste operazioni è stato gestito da soli tre istituti:
Unicredit, Banca nazionale del lavoro e Deutsche Bank. Per quanto riguarda i destinatari, invece, nel corso del 2025 l’Italia ha approvato esportazioni di armi verso 88 Paesi, di cui solo il 37,6% dei trasferimenti verso Stati aderenti all’Ue o alla Nato.
“Un dato in peggioramento rispetto al già preoccupante 55,9% del 2024 -riporta la Rete-, e in netta contraddizione con lo spirito e le indicazioni della Legge 185 del 1990”. Un’importante anomalia riguarda il Kuwait che nel 2024 era alla 76esima posizione ma nel 2025 è diventato il maggiore destinatario delle autorizzazioni italiane grazie a una singola licenza da 2,6 miliardi di euro per conto di Fincantieri.
Seguono interlocutori storici: Germania (526 milioni), Stati Uniti (363 milioni), Francia (346 milioni) e Regno Unito (345 milioni). Mentre l’Ucraina è risalita dall'undicesimo al quarto posto con 349 milioni di euro di autorizzazioni. Un dato interessante riguarda come il il settore italiano si stia espandendo verso “nuovi mercati” in fase di consolidamento come India (300 milioni), Brasile (214 milioni), Indonesia (189 milioni) e Singapore (174 milioni), con un aumento rispetto agli anni precedenti.
Infine, la presenza (anche se ridotta rispetto al recente passato) di Emirati Arabi Uniti (52,1 milioni), Turchia (338 milioni), Qatar (137 milioni) e Turkmenistan (114 milioni) continua a essere preoccupante per la pessima situazione dei diritti umani in questi Paesi. [caption id="attachment_243689" align="aligncenter" width="1044"] Fonte: Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, anno 2025[/caption] La presenza dell’Ucraina, secondo la Rete italiana pace e disarmo, rappresenta un’anomalia e solleva diversi interrogativi.
La Legge 185, il Trattato Att e la Posizione comune Ue prevedono infatti criteri stringenti (e spesso un divieto esplicito) per le esportazioni verso Paesi in stato di conflitto armato attivo. “Eppure da tre anni verso Kiev vengono autorizzate vendite per alcune centinaia di milioni di euro.
Come già segnalato nelle nostre analisi degli anni precedenti, la Relazione non fornisce dettagli sulle specifiche categorie di materiali autorizzati nell'ambito di queste licenze commerciali (che si affiancano, distinguendosi dalle forniture governative dirette di sostegno alle Forze armate ucraine decise dal governo a seguito del via libera parlamentare). La Rete italiana pace disarmo rinnova la richiesta che il Parlamento si esprima esplicitamente anche sulle autorizzazioni di esportazione commerciale verso l'Ucraina, come previsto dallo spirito della legge e delle norme internazionali che il nostro Paese ha sottoscritto”.
Un altro caso emblematico riguarda l'esportazione di armi italiane verso Israele. Anche nel 2025 Tel Aviv non compare tra i destinatari di nuove autorizzazioni individuali e l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (Uama) del ministero degli Esteri ha confermato la sospensione delle nuove licenze a causa delle violazioni dei diritti umani compiute dalle forze armate israeliane a Gaza e in Libano.
Tuttavia le informazioni fornite dalla relazione dell’Agenzia delle dogane mostrano come questa scelta non abbia bloccato le spedizioni autorizzate prima dell'ottobre 2023. Nel 2025 risultano infatti spediti verso Israele oltre 22,6 milioni di euro di materiali militari italiani tutti riconducibili a licenze rilasciate prima dello stop alle autorizzazioni.
Inoltre, anche nel 2025 il 4,3% delle importazioni italiane di armamenti proveniva da Israele (circa 85 milioni di euro su 1,977 miliardi totali), a conferma di come gli interscambi militari tra i due Paesi non si siano realmente interrotti. Secondo la Rete italiana pace e disarmo “la sospensione delle nuove autorizzazioni deve essere accompagnata da una revisione delle licenze pregresse ancora attive e da un divieto esplicito e completo di qualsiasi fornitura verso Israele finché il conflitto e le violazioni del diritto internazionale umanitario non saranno cessati”.
Un ruolo fondamentale nelle esportazioni è naturalmente giocato dalle aziende. Solo 15 società esportatrici hanno rappresentato il 90% delle autorizzazioni e i primi quattro operatori si sono spartiti quasi il 70% del "mercato".
La prima azienda è Leonardo con il 54%, un aumento drastico rispetto al 27,7% del 2024. Seguono Iveco defence vehicles Spa (con il 7,44%) e Rwm Italia Spa (il 4,62%).
La presenza di quest'ultimo produttore di bombe e munizioni, già al centro di polemiche per le forniture all'Arabia Saudita usate nella guerra in Yemen, rimane preoccupante. Infine, l'ultimo tra i primi quattro fornitori è Mbda Italia (3,17%). [caption id="attachment_243979" align="aligncenter" width="900"] Primi 15 operatori italiani per valore delle autorizzazioni all'esportazione nel 2025.
Fonte: Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, anno 2025[/caption] Le preoccupazioni espresse dalla Rete italiana pace e disarmo non riguardano solo i trasferimenti di armi ma anche la trasparenza della stessa Relazione.
La modifica della Legge 185 attualmente in discussione in Parlamento prevederebbe infatti una significativa riduzione dei dati che il governo deve trasmettere alle Camere, con l'eliminazione in particolare della sezione relativa ai flussi finanziari delle banche. Se questa modifica venisse confermata la Relazione del prossimo anno relativa alle autorizzazioni del 2026 potrebbe essere priva di informazioni cruciali per comprendere chi e in quale misura finanzia od "ospita" il commercio verso l’estero delle armi italiane.
“Per questi motivi la Rete italiana pace e disarmo conferma la sua vigilanza sul tema e il pieno sostegno alla campagna ‘Basta favori ai mercanti di armi’, chiedendo al Parlamento di respingere le modifiche peggiorative alla Legge 185, garantire una Relazione annuale più completa con dati analitici per tipo di materiale, quantità e valore per ogni singola autorizzazione e di aprire un dibattito serio e pubblico su un settore che vale miliardi di euro e tocca direttamente la pace, i diritti umani e la credibilità internazionale dell'Italia”. © riproduzione riservata L'articolo Il governo italiano ha autorizzato esportazioni di armi per oltre nove miliardi di euro nel 2025 proviene da Altreconomia.