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A Baggio la biblioteca pubblica è il terreno franco per costruire una comunità plurale

Martedì 14 aprile 2026 ore 22:10 Fonte: Altreconomia
A Baggio la biblioteca pubblica è il terreno franco per costruire una comunità plurale
Altreconomia

Pensare una biblioteca sembra una faccenda da nulla. Non bastano forse dei libri, delle mensole, magari qualche armadio sul retro per conservare quello che non viene consultato spesso?

Certo, varietà e novità sarebbero criteri imprescindibili. Poi ci vorrebbe almeno una persona che gestisca i prestiti e i resi, controlli che il materiale non venga perso o danneggiato e si occupi di farlo circolare tra le biblioteche.

Meglio se sappia dare anche qualche consiglio di lettura. “In una biblioteca non possono mancare i servizi o i libri, se no sarebbe qualcos’altro -dice Alberto 'Abo' Di Monte, bibliotecario da cinque anni a Baggio, quartiere che quasi scivola fuori dal limite Ovest di Milano-.

Il nostro modello però non vuole mettere al centro gli oggetti, ma le persone”. E le prime due stanze che si incontrano entrando rendono già bene questa impostazione.

In quella a destra, scaffali pieni di libri per adulti, divisi fra narrativa o saggistica e per nome dell’autore o autrice. Separati solo i gialli -genere sempre battuto- e le ultime acquisizioni.

A connotare l’ambiente, però, è un altorilievo di rame nero raffigurante un organo dell’artista Carlo Ramous, autore anche dell’opera in Piazza della Conciliazione a Milano. Ulteriormente accentuata dalle dimensioni imponenti e dallo stile altisonante, la scultura ha un risvolto ironico perché lo strumento è entrato nella memoria popolare a causa della sua presunta assenza: in dialetto milanese esiste infatti il proverbio “va’ a Bàgg a sonà l’orghén” (vai a Baggio a suonare l’organo) -equivalente del più colloquiale “va’ a quel paese”- perché, secondo la leggenda, quello della chiesa del quartiere era stato solo affrescato per mancanza di soldi. [caption id="attachment_243342" align="aligncenter" width="1024"] La sala della narrativa e della saggistica per adulti, con la scultura di un organo di Carlo Ramous © Alessia Cesana[/caption] Lo spazio a sinistra dell’ingresso, invece, è la sala multimediale, con dvd, pc e una Playstation.

“Una consolle non è qualcosa di tipico o banale per una biblioteca -spiega Alberto-. Il pomeriggio però vengono qui i ragazzini che a casa non possono averla, giocano e fanno gruppo”.

Un luogo sicuro e accogliente, non vincolato esclusivamente ai libri, capace di recepire bisogni diversificati. Dalla socialità, appunto, fino al riparo dal freddo, dal caldo o dalla pioggia.

Proprio in questa stanza spesso si riparano le persone senza dimora che vivono nel parco, che arrivano anche a essere venti o trenta. Un tetto, un bagno, la connessione a internet, una presa della corrente, una temperatura adeguata sono comodità che possono passare inosservate, ma non sono scontate.

Qui se ne può usufruire e non c’è problema se si appoggia la testa su un banco per qualche minuto. [caption id="attachment_243343" align="aligncenter" width="1024"] La sala multimediale, con dvd, computer e una consolle, spesso è un riparo per chi non ha dove altro andare © Alessia Cesana[/caption] Alberto racconta della posizione simbolica, in qualche modo strategica, in cui si trova l’edificio: nel verde del parco pubblico intitolato ad Albino Abico, partigiano baggese insignito della medaglia d’argento al valore militare, è il centro del quartiere; di fronte ci sono le scuole di tutti i gradi ed è nella traiettoria che congiunge le docce pubbliche al luogo in cui vengono distribuiti i pasti; da pochi anni, grazie alla perseveranza delle organizzazioni del territorio, è stato aperto il “Padiglione-teatro musica idee”, uno spazio affidato alla gestione di due associazioni dove si svolgono laboratori e attività disparate, dal corso di italiano a quello di arabo, dallo yoga all’acquarello. “Chi non sa dove andare, può venire qui -continua Alberto-.

L’idea di base è permettere a diverse fasce di popolazione, che altrimenti rimarrebbero distanti e impermeabili le une alle altre, di incontrarsi e condividere gli spazi. Così ci si abitua alla presenza dell’altro, ci si conosce, si lavora insieme”.

Un territorio franco che tutti e tutte possono condividere, sentire proprio, e attorno a cui si costruisce comunità. Episodi piccoli e significativi sono all’ordine del giorno.

Ad esempio, nella stanza dedicata agli adolescenti -un luogo fitto di bisbiglii, tra gruppetti che fanno i compiti insieme e qualcuno che fa ripetizioni- c’è un piccolo pianoforte elettrico, utilizzabile con le cuffie. Quando si è rotto, si è temuto che non ci fossero fondi per la riparazione, che costava quasi di più dello strumento stesso perché comprendeva il trasporto.

Una ragazza che lo utilizza abitudinariamente, allora, ha deciso di prendere la situazione in mano, chiamando un elettricista di fiducia: il problema era un semplice fusibile bruciato. E così lo strumento è tornato disponibile alla collettività. [caption id="attachment_243344" align="aligncenter" width="1024"] Alberto e due utenti della biblioteca provano ad aggiustare il pianoforte elettrico in dotazione alla biblioteca © Alessia Cesana[/caption] Servire la comunità, oliarne gli ingranaggi, è ciò che muove Alberto, dimessosi dal suo vecchio impiego in uno studio di architettura proprio per avere un ruolo più attivo nella società.

Ora è uno dei colleghi che curano i rapporti con i vari enti e organizzazioni che collaborano e gravitano attorno alla biblioteca. E basta un colpo d’occhio alla fittissima bacheca di fronte alla scrivania principale per capire quante siano le attività organizzate: dai dibattiti alle presentazioni di libri, fino alle mostre d’arte e ai concerti con il pianoforte a coda che si svolgono nella sala per lo studio individuale; in più ci sono corsi di cucito, finanza personale, digitalizzazione, le letture per bambini e i contatti istituzionali con le realtà che supportano le famiglie locali in difficoltà economica.

Alla fine del corridoio in cui sono affissi volantini e avvisi c’è una stanza tranquilla: l’emeroteca. Dal nome ormai esotico, le sezioni dedicate ai giornali stanno progressivamente sparendo.

“Le riviste sono sentite come un costo inutile, di cui le biblioteche, dai fondi già all’osso, dovrebbero disfarsi. Il diffondersi dell’efficientismo, però, volta le spalle ai bisogni reali: moltissimi anziani vengono qui e apprezzano questa parte.

Tenerla viva è solo un modo per arginare solitudine e abbandono, molto presenti”. [caption id="attachment_243345" align="aligncenter" width="1024"] Un graffito sul muro esterno della biblioteca con scritto "The library is for everyone" (la biblioteca è di tutti) © Alessia Cesana[/caption] La cura e l’ascolto sono proprio il centro del modello proposto dalla biblioteca di Baggio. Alberto chiarisce che il loro desiderio è quello di non farsi percepire come un’articolazione della macchina amministrativa, un tassello della burocrazia comunale, fredda e distante, bensì come un ente del territorio che da e per quello nasce e vive.

Le antenne sono sempre attive per captare richieste ed esigenze, anche di pubblici che solitamente la biblioteca non intercetterebbe o non sarebbe disposta a farsi carico. È lo scopo anche della Biblioteca a pedali, una bicicletta-carretto con pochi libri -oggi campeggiante davanti alla scrivania principale- che raggiunge le persone direttamente nelle vie.

Esporsi, farsi conoscere, farsi carico, farsi prossimi: questa la filosofia. [caption id="attachment_243346" align="aligncenter" width="1024"] Sfogliando uno dei documenti dell'archivio storico del quartiere © Alessia Cesana[/caption] Anche l’orario di apertura -dalle 9 alle 23 quasi tutti i giorni della settimana- riflette questa idea, permettendo anche agli studenti che si attardano di frequentarla. Che quella di Baggio sia un’utenza particolarmente frizzante è attestato anche storicamente.

Alberto apre il tesoretto della biblioteca, l’armadio che funge da archivio nella zona di deposito, e mostra fogli di giornale e documenti unici. Fra di loro, le notizie risalenti all’occupazione iniziata il 3 aprile 1969 e dell’autogestione che ne è seguita, guidata dalla domanda “quale funzione deve avere la biblioteca in un quartiere periferico?”.

Sfogliando le cartelline di plastica, si arriva ai primi anni Duemila e i ritagli parlano solo di disagio, 'baby-gang' e spaccio, argomenti che ancora oggi macchiano la reputazione del quartiere. [caption id="attachment_243348" align="aligncenter" width="683"] Un foglio di giornale stampato dalla Commissione di gestione della biblioteca di Baggio, organo che ha autogestito la biblioteca per alcuni anni a partire dal 1969 © Alessia Cesana[/caption] Ora Baggio è un quartiere vivace, con un tessuto cittadino molto attivo, che sembra vivere a una velocità diversa rispetto alla Milano di City Life. C’è fermento per l’imminente -si parla del 2032, ma i lavori sono già partiti- arrivo della Metro M1.

Ora per raggiungere le zone più centrali bisogna prendere un pullman, attraversare palazzoni e campi, e prendere la metro a Bisceglie. Con il migliore collegamento e la comodità nel trasporto, però, aumentano le preoccupazioni per i prezzi delle abitazioni.

Secondo i dati dell’Osservatorio mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, i costi a Baggio sono decisamente sotto la media milanese: si attestano fra i 2.500 e i 3.500 euro al metro quadrato per la vendita e fra i 9 e gli 11,8 per l’affitto, contro una media nel Comune di più di cinquemila per la vendita e di 23 euro per l’affitto. C’è già stato un esempio di tentata speculazione sul territorio: quello delle Torri Lac, coinvolte nelle indagini sull’urbanistica di Milano.

I pubblici ministeri ritengono che la costruzione dei tre grattacieli -alti fino a 43 metri e da 77 appartamenti- sia stata fatta passare per “ristrutturazione” e hanno fermato i lavori. Da metà febbraio 2026 è iniziato lo smantellamento dei cantieri. © riproduzione riservata L'articolo A Baggio la biblioteca pubblica è il terreno franco per costruire una comunità plurale proviene da Altreconomia.

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